In Sicilia, se i Piani Paesaggistici bloccano lo «sviluppo»

by • 26 luglio 2017 • Città e Territorio, Mosaico2886

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Il punto della situazione, tra piani approvati e in itinere, in un’estate segnata dalle polemiche sull’inedificabilità e dai ricorsi. Perché scempi e reati ambientali incombono sempre

 

Quello del Piano Territoriale Paesaggistico (PTP) della Regione Sicilia è un lungo percorso iniziato nel 1992 con l’approvazione del “Piano di lavoro” predisposto dall’Assessorato regionale BB.CC.AA. per definire le strategie di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale. L’idea si rifà alla legge 431/85 che, per normare l’uso del territorio e valorizzarlo, chiede alle regioni di dotarsi di piani paesistici o di un piano urbanistico territoriale con valenza paesistica. In Sicilia, del resto, l’imprescindibilità di una pianificazione integrata del paesaggio era già stata sancita dalla Legge regionale del 30 aprile 1991 che, nelle more della redazione dei PTP, dava facoltà all’assessore ai BB.CC.AA. di apporre vincoli temporanei d’inedificabilità assoluta per impedire qualsiasi trasformazione del paesaggio.

Secondo le Linee guida del PTP, il «superamento del modello “statico-conservativo” che caratterizzava i Piani Paesistici nel disegno della L. 1497/39 e la scelta da parte della L. 431/85 di uno strumento “gestionale- dinamico”, comporta l’evidente necessità che il Piano scaturisca da una analisi complessiva dell’intero territorio regionale, del quale debbono enuclearsi tutte le componenti paesistiche con le loro interconnessioni e i loro reciproci condizionamenti, al fine di delineare una trama normativa che consenta la effettiva valorizzazione dei beni ambientali». Su questa base, già nel 1997 sono stati approvati i Piani Paesaggistici (PP) di Ustica e Pantelleria, nel 2001 quello delle Eolie, nel 2010 quello dell’Ambito 1 della Provincia di Trapani e nel 2013 quello delle Egadi. Tra il 2009 e il 2013 sono stati adottati i piani che riguardano le Pelagie e le province di Agrigento, Caltanissetta, Messina – Ambito 9. Nel 2016 è stato approvato il piano della Provincia di Ragusa e il 7 luglio scorso quello della Provincia di Siracusa, mentre sono ancora in fase d’istruttoria i piani delle province di Catania, Palermo e Enna e in fase di concertazione i piani dell’Ambito 8 di Messina e degli Ambiti 2 e 3 della Provincia di Trapani.

A fronte di un lungo percorso che avrebbe già dovuto dipanare le questioni irrisolte, quest’estate è arroventata dalle polemiche di amministratori locali ed esponenti del mondo imprenditoriale che accusano i P.P. di paralizzare lo sviluppo dell’intera regione. Nel mirino ci sono i vari investimenti fermi al palo: 180 milioni per il termovalorizzatore nel Messinese; 100 milioni per realizzare nel Ragusano quello che nel suo rapporto Legambiente ha definito “L’assalto all’oro nero in Sicilia”; 800 milioni per il progetto dell’alta tensione finanziato da Terna che è stata invitata a presentare un aggiornamento con l’interramento dei tratti a maggior impatto paesaggistico; e, ancora, 1 miliardo per la realizzazione di vari depuratori, strade e autostrade tra cui spicca l’ampliamento della statale Catania-Ragusa, bloccata dal vincolo apposto su venti metri di bosco e una decina di alberi che ne intersecano il tracciato. A questo s’aggiungono le accuse contro il vincolo d’inedificabilità che, secondo alcuni imprenditori, impedirebbe lo sviluppo della costa siracusana e, non da ultimo, sono da segnalare i ricorsi che complicano l’iter dei piani: si va da quello presentato da Eni e Edison contro il PP del Ragusano «i cui vincoli impedirebbero il loro programma estrattivo sull’isola», alla recente sospensione da parte del TAR di Palermo del PP, ambiti 2 e 3 nel Trapanese, a seguito dei ricorsi presentati dai comuni di Petrosino, Marsala e Paceco lamentando sia la “schizofrenia” di vincoli apposti su zone già oggetto d’iniziative imprenditoriali finanziate dalla stessa Regione, sia l’«inattualità» di vincoli apposti senza preventivi sopralluoghi e sulla base di vecchie cartografie.

A infiammare un già accesso dibattito si è aggiunta la norma, proposta dal Governo Regionale e approvata dalla Commissione Ambiente all’Assemblea Regionale, che assegna alla Giunta il potere di derogare ai vincoli per realizzare opere di «pubblica utilità». Una soluzione che, come evidenziato da Legambiente, data la sconfinata casistica di opere che possono esser dichiarate tali, apre la strada a preoccupanti quanto verosimili scenari di smantellamento delle politiche di tutela, gestione e valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche dell’Isola.

La Sicilia non può certo permettersi di bloccare investimenti, tuttavia è bene chiarire che nessuno dei progetti conformi alle previsioni dei PP è rimasto al palo e che solo per quelli non conformi è stata richiesta la revisione. Un atto dovuto se si pensa agli innumerevoli scempi e reati ambientali perpetrati in nome di quella malintesa idea di sviluppo che ha permesso di sfregiare le aree più belle della Sicilia. Al riguardo vale la pena di ricordare che, giusto il 21 luglio, a seguito degli esposti dei cittadini sulla qualità dell’aria e di un’indagine durata due anni, con un intervento senza precedenti, sono stati sequestrati gli stabilimenti Esso, Isab nord e Isab Sud del Petrolchimico di Augusta-Priolo, uno dei più grandi d’Europa.

Il problema non è il presunto immobilismo quanto invece la carenza progettuale e l’incapacità di esprimere una strategia integrata, dinamica e di ampio respiro volta a combinare la tutela paesaggistica e ambientale con la realizzazione d’interventi di qualità, capaci di trasformare il territorio e di valorizzarlo includendo nel ragionamento anche il ripensamento d’intere aree a valenza paesaggistica in cui sono stati realizzati innumerevoli quantità di cubature incompiute e inutilizzate. Al momento la Sicilia pare invece essere condannata a un destino di continua emergenza in cui la deroga è l’unico modo per risolvere i problemi del momento. Una condizione che è stata resa possibile da scelte discutibili, per lo più dettate dagli interessi del carrozzone politico di turno, e che è aggravata sia dalla mancanza di regole certe sia dall’assenza di un’efficace concertazione tra i soggetti pubblici e privati coinvolti nella trasformazione del territorio, condizioni entrambe imprescindibili per realizzare uno sviluppo efficace, duraturo e socialmente condiviso.

 

In copertina, il polo industriale di Priolo-Augusta (Siracusa). Foto tratta da Atlante italiano dei conflitti ambientali

ALBUM MINIMO DI SCEMPI SICILIANI


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