Acqua, siamo a secco

by • 26 luglio 2017 • Design, Mosaico1829

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Una rassegna di prodotti e sistemi innovativi per combattere l’emergenza idrica. Ma, più di tutto, occorre accrescere la sensibilità dell’intera filiera (progettisti, aziende, distribuzione, utenti)

 

I nostri studi e ricerche per la salvaguardia della risorsa acqua attraverso la cultura del progetto sono partiti nel 2003/2004. Nel 2006 abbiamo sfruttato il FuoriSalone del Mobile a Milano per allestire la mostra “H2O nuovi scenari per la sopravvivenza” dove abbiamo invitato architetti, designer e grafici a regalare un progetto sulla sostenibilità dell’acqua in funzione del proprio rapporto quotidiano con la risorsa più importante del pianeta. In seguito, nel 2008 abbiamo costituito l’associazione no profit H2O, diventata punto di riferimento internazionale sulle tematiche dell’acqua per promuoverne il suo valore di bene comune.

Il rapporto tra design della sostenibilità e gestione delle acque è ora più che mai strettamente legato. Non tutti, però, hanno però ancora capito che l’acqua e quindi il nostro pianeta è rimasto lo stesso di centinaia di anni fa ma che sono invece cambiati una serie di fattori e paradigmi. Ad esempio, all’inizio del XX secolo gli uomini che abitavano la terra erano 1,7 miliardi, mentre oggi sono 7,5 miliardi. Nel 2001 più di 3 miliardi di persone, cioè la metà della popolazione mondiale, viveva entro le aree urbane. Questo per dire come siamo andati a depredare le risorse, senza avere una politica ambientale di tutela, pensando che acqua, cibo, natura, aria, ecc. fossero un sistema che si autoalimenta. Non è mai stato così, ed ora gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

Il design sostenibile è un passo che oggi l’intera filiera (progettista, impresa, distribuzione, consumatore) non ha ancora messo a fuoco. Quando un progettista propone oggetti in linea ai principi della sostenibilità, le imprese nicchiano a mettere in produzione e a sperimentare nuove categorie di consumatori, educando in tal modo con i nuovi prodotti le future generazioni. I consumatori oggi sono da una parte ingenui, dall’altra guardano il prezzo e dall’altra ancora cercano di capire se i prodotti siano solo una mera operazione di marketing, oppure se veramente l’intera filiera della cultura del progetto e della produzione si sono adoperate per avere un design etico e sostenibile. Pensiamo che la strada da percorrere sia ancora lunga e non facile, perché anche la comunicazione non è mai chiara e si presta alle più varie interpretazioni.

La questione centrale è stabilire se il rispetto e la conservazione dell’ambiente debbano tradursi in un rallentamento dello sviluppo economico e sociale, o piuttosto nella ricerca di nuovi e più avanzati modelli di sviluppo sostenibile. Il design è per noi una chiave di lettura del fenomeno, e la difesa dell’ambiente e del patrimonio naturale non costituisce solo una necessità – e quindi un costo – ma anche e soprattutto una straordinaria opportunità per i progettisti, le imprese e tutto il sistema produttivo ed economico del pianeta. Oggi le tecnologie e i processi per un abitare più sostenibile esistono, e darebbero anche risultati immediati ma la politica, quella con la P maiuscola, s’interessa di tutt’altro, lasciando ai cittadini le sperimentazioni in proprio. Si tratta di tentativi comunque apprezzabili, ma occorrerebbe comprendere che un piccolo sforzo fatto da tutti potrebbe ottenere un grande impatto a vantaggio di tutta la popolazione. Contiamo molto sulla sensibilizzazione della nostra categoria; la cultura del progetto ha già fatto molto ma può essere un’arma affilata per migliorare la vita degli individui sul pianeta.

In questo panorama, segnaliamo alcune imprese, progetti, prodotti e servizi che lasciano ben sperare sull’inversione di tendenza nell’uso e nella gestione dell’acqua e che si caratterizzano per l’attenzione ad alcune fasi se non all’intero ciclo di vita della risorsa.

 

Orinatoio Hall

Prodotto di ultima generazione, pensato per complessi pubblici, che incorpora un innovativo sistema di risciacquo che non utilizza flusso d’acqua e non necessita di elettricità. Grazie al Waterless Urinal System il liquido confluisce in una particolare cartuccia e viene bloccato senza possibilità di risalita. Il sistema previene i cattivi odori e garantisce un’aria costantemente igienizzata.

 

W+W

Sistema di vaso e lavabo combinati in un unico elemento. Oltre a rappresentare un’innovativa soluzione di design premiata con i prestigiosi “Wallpaper Design Award” e “FX Design Award”, permette di  risparmiare fino al 25% di acqua. L’unione dei due pezzi, infatti, impiega la tecnologia di riutilizzo: l’acqua del lavabo riempie la cisterna del water. Grazie al sistema di pulizia automatico si previene la formazione di batteri nell’acqua e di cattivi odori.

 

Satelliti per l’agricoltura

Nel settore che consuma maggiormente la risorsa acqua, se ne sentirà sempre di più parlare. I contatori idrici non sono presenti in tutte le realtà italiane e i sistemi irrigui più efficienti non sono adatti alle diverse tipologie colturali e a tutte le aree. Oggi è possibile invece utilizzare le immagini satellitari, con cui si è in grado di stimare l’apporto idrico necessario per ogni tipologia colturale. Successivamente, gli agricoltori vengono informati sui dati raccolti e vengono forniti loro specifici consigli irrigui tramite, ad esempio, smartphone o tablet. Un’altra tecnica per la stima dei fabbisogni idrici si basa invece su dei modelli idrologici che uniscono a dati geografici, informazioni agronomiche, sul clima e sulla tipologia di suolo. Anche in questo modo, si ha una stima dell’apporto idrico necessario per un dato tipo di appezzamento.

 

Pluvia

Tra le “eco-invenzioni” delle start up green segnaliamo la turbina che trasforma la pioggia in acqua potabile ed energia elettrica: un’interessante soluzione per ottimizzare le risorse energetiche e idriche dei Paesi in via di sviluppo. Realizzata da studenti dell’Università tecnologica del Messico, produce energia idroelettrica grazie a un efficace sistema di raccolta posto sui tetti delle case, capace di dirottare l’acqua piovana (tramite tubature o lamine di metallo modellate come una grondaia) verso la microturbina, larga 5 cm e alta 25. Con l’energia prodotta vengono ricaricate batterie portatili da 12 volt, utilizzate per l’illuminazione e l’alimentazione degli elettrodomestici.

 

Growboxx

Inventato dalla società olandese Groasis, è un vaso di carta riciclata e biodegradabile che permette di piantare un albero in zone aride e farlo crescere senza irrigazione, con un risparmio fino al 97% di acqua, grazie a un particolare sistema in grado d’immagazzinare umidità (foto di copertina). Il contenitore condensa infatti l’umidità notturna, raccogliendola e trasformandola in acqua, senza l’aiuto di elettricità o reagenti chimici. Dopo un anno, il vaso si biodegrada, trasformandosi in concime per il nuovo albero che sta crescendo.

 

OOho

E per finire il packaging. L’ultima frontiera del riciclo ecosostenibile in questo settore consiste nella bottiglia d’acqua che prima si beve e poi si può mangiare. Ideata dai designer Rodrigo Garcia Gonzalez, Pierre Paslier e Guillaume Couche (vincitori del Lexus Design Award 2014), la bottiglia – per ora allo stato di prototipo – è costituita di un materiale a base di alghe vegetali che può essere infatti ingerito in tutta sicurezza oppure compostato con il 100% di biodegradabilità. La bottiglia commestibile è stata ottenuta grazie a una tecnica che consente di modellare i liquidi a forma di sfera, in modo da racchiudere l’acqua in una doppia membrana gelatinosa, il cui strato più interno è costituito da alghe brune e cloruro di calcio.


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