A Trezzano sul Naviglio, un’opera di (troppo astratta) materia bianca

by • 26 luglio 2017 • Inchieste, Mosaico, Progetti475

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Visita alla chiesa di Santa Gianna Beretta Molla, esito di un concorso ad inviti dell’Arcidiocesi di Milano vinto da Quattroassociati

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TREZZANO SUL NAVIGLIO (MILANO). Bianca, pura, ancora intonsa, così si staglia la chiesa di Santa Gianna Beretta Molla nel contesto della periferia milanese di Trezzano sul Naviglio. Che soffra anch’essa della sindrome della freddezza e del distacco di cui molte chiese del nostro tempo sono affette? In verità, uno sguardo attento e una conversazione con i progettisti fanno capire che l’opera è tutt’altro che fredda, al contrario è pulsante di materia, concepita come un monolite stereometrico e candido in un contesto a prima vista spento e ordinario.

 

Un percorso milanese

Il progetto è esito di un concorso a inviti voluto dall’Arcidiocesi di Milano per la costruzione della nuova chiesa sussidiaria di Trezzano sul Naviglio, per sopperire alle modeste dimensioni di quella principale e per dotarla di un centro Caritas e di alcuni alloggi per l’accoglienza. Si richiedeva, come nelle buone pratiche CEI, la stretta collaborazione tra architetto, artista e liturgista. L’unità d’intenti della squadra vincitrice si mostra nella coerenza generale dell’intervento, che usa e rende propri gli elementi artistici, liturgici e simbolici per farne un’architettura completa e significativa. L’opera ci lascia, inoltre, uno degli ultimi contributi all’architettura sacra milanese di monsignor Giuseppe Arosio (1925-2015), consulente liturgico al progetto.

Un progetto completo

Forte nel simbolismo della croce greca che modella il volume e lo spazio interno con il grande lucernario sospeso sopra l’assemblea, la chiesa è progettata in ogni dettaglio, interamente sui toni del bianco e dell’oro, ad eccezione delle panche. Come definito dai progettisti, il complesso è articolato in due dimensioni: quella “orizzontale” del sociale e quella “verticale” della fede. Un recinto-soglia ordina il rapporto con il contesto e organizza i diversi volumi dell’aula liturgica e delle funzioni pastorali, alternando patii e sagrati interni. Il candido cemento auto-pulente delle facciate, scelto per testimoniare una sorta di astrazione totale da un contesto colorato da materiale edilizio comune, si associa alla pietra bianca scelta per gli interni che, con la sua finitura materica, dà corpo alla luce in modi sempre nuovi e gioiosi.

L’architettura è concepita, come affermano i progettisti, come un’archeologia affiorante da uno scavo: i volumi e gli spazi interni sono concepiti come opere scolpite nella stessa pietra che definisce l’area presbiteriale e tutti gli elementi liturgici, disegnati come pezzi unici, quasi in una liturgia per asportazione. Sono gli stessi elementi scultorei che creano relazioni all’interno della chiesa, come la colonna della custodia eucaristica nella cappella feriale, il cui spigolo tagliato instaura una relazione diretta con l’altare maggiore.

Tutti particolari dai quali l’opera emerge con un’eccezionale organicità alla quale contribuisce anche l’affresco di Giovanni Frangi: un segno nero che cinge tutte le pareti interne e che, al momento della concezione, avrebbe dovuto invadere anche il sagrato e il recinto. Completano il programma iconografico della chiesa una rivisitazione dell’immagine della santa eponima, l’opera di stelle dorate sulla copertura a tenda che scende sull’altare e la via crucis ancora di Frangi.

 

L’opera e la comunità

Riflessione aperta, come in molti altri casi, resta l’apparente distanza tra progettazione e vita, misurabile anche in questo caso in una comunità che ha forse trovato il candore della chiesa troppo astratto e vi ha sopperito con immagini più quotidiane, come un crocifisso in legno della Val Gardena sulla pura croce bianca. Uno scollamento, questo, descritto dai progettisti come un inevitabile distacco tra i temi alti della fede a cui l’architettura sacra rimanda e il desiderato rapporto di quotidianità dei fedeli, aspetto radicato nella fede popolare che non trova nell’astrazione la sua piena soddisfazione. Sempre piuttosto incerti rispetto alla spazialità di queste distinzioni che collocano in alto la fede pura e in basso quella popolare, lasciamo a mezz’aria il giudizio per riservarci di tornare tra qualche anno e valutare che ne sia stato della purezza della chiesa di Trezzano.

 

Carta d’identità del progetto

Anno concorso: 2006

Anno realizzazione: 2014

Superficie aula liturgica: 620 mq

Altre superfici costruite: 1.000 mq

Progetto architettonico: Quattroassociati – Corrado Annoni, Stefano Parodi, Michele Reginaldi, Daniela Saviola Gruppo di progettazione: Massimiliano Lazzarotti, Sebastian Corso, Giangiacomo Del Corno, Leonardo Nava, Sara Sacerdoti, Silvia Todisco Strutture: Biesse Consulting S.a.s.- ing. Bruno Salesi Ingegneria elettrica e meccanica: CTV s.a.s., ing.Giampiero Ajani Direzione Lavori:  Quattroassociati – Corrado Annoni Illuminotecnica: Ferrara Palladino S.r.l., arch. Cinzia Ferrara Acustica: Biobyte S.r.l., ing. Enrico Moretti Artista: Giovanni Frangi Liturgista: Mons. Giuseppe Arosio Committente: Parrocchia S. Ambrogio V. e D. di Trezzano sul Naviglio, Arcidiocesi di Milano Supervisore tecnico per la committenza: Giovanni Maggi


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