Il senso di Mario per il sacro

by • 22 luglio 2017 • Inchieste, Mosaico, Progetti207

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Un excursus sull’impegno di Mario Botta nelle architetture spirituali come espressioni del sacro, per giungere al titanico cantiere del nuovo centro parrocchiale San Rocco a Sambuceto

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Sacro e architettura trovano una fusione nel pensiero architettonico di Mario Botta che precede le numerose costruzioni religiose che punteggiano la sua carriera. L’architettura come fatto plastico-costruttivo che organizza segni e significanti in forme geometriche chiare e rigorose, è ciò che consente all’architetto di trovare riferimenti stabili nel vasto paesaggio esteriore, così come negli anfratti dello spirito.

È attraverso la continuità della memoria che si muove la sua ricerca architettonica; una continuità che fa della variazione e riattualizzazione di temi classici, la connessione con il presente. La costruzione di un luogo sacro si colloca in un presente che deve consegnarsi al futuro: la sua architettura è stabile, durevole, segnata di significati capaci di oltrepassare il tempo dell’effimero presente. L’oggi è fugace e transitorio, vive una continua crisi di modelli fino alla costruzione di non-luoghi, tuttavia non può denigrare l’umano bisogno di sacralità. È precisamente questo aspetto che pare interessare a Botta: consegnare all’uomo luoghi dove poter esprimere un bisogno atavico come quello spirituale. Il tema del sacro è universale, oltrepassa le confessioni per rivolgersi a ciò che è altro con gli aspetti propri dell’architettura: gravità, limite, forma e materia, elementi primordiali del costruire che Botta declina nella specificità del contesto dove si trova ad operare. Il suo linguaggio monumentale dà espressione del sacro più che del religioso, progetta chiese così come moschee e sinagoghe.

Le sue architetture tendono ad essere pezzi unici che si stagliano nel paesaggio sia urbano che naturale. Emblematici tra tutti la chiesa di San Giovanni Battista a Mogno (Svizzera, 1986-1996), la chiesa di Santa Maria degli Angeli sul monte Tamaro a Lugano (Svizzera, 1992-1996) e la cappella Granato a Penkenjoch (Austria, 2011-2013) tra le opere di dimensione contenuta. Ad una scala maggiore, nel passaggio tra pianta ed alzato la geometria si complica in trasformazioni dei volumi a favorire un assoggettamento della luce naturale che concede al soggetto di vivere nel tempo la presenza di un assoluto. La sintassi del progetto è ricorrente: impianto planimetrico sostanzialmente centrale, trasformazione geometrica del volume nello sviluppo verticale della pianta, superfici di taglio vetrate che consentono l’ingresso della luce e, infine, una forte differenziazione tra interno ed esterno.

Questi elementi e una geometria monumentale generano architetture di forte impatto e sicura identificazione anche in contesto urbano, come dimostra l’intera opera dell’architetto in tema di edilizia di culto, dalla chiesa del Beato Odorico a Pordenone (1987-1992), a quella di San Pietro Apostolo a Sartirana di Merate (Lecco, 1987-1995), dalla cattedrale di Evry (Francia, 1988-1995), alla chiesa di San Giovanni XXIII di Paderno di Seriate (Bergamo, 1994-2004), fino alla chiesa del Santo volto e concattedrale di Torino (2004-2006) e alla parrocchia di Santa Maria Nuova a Terranuova Bracciolini (Arezzo, 2007-2010). L’elenco delle opere, oltre alla coerenza stilistica, evidenzia anche una delle autografie più feconde della contemporaneità nell’ambito specifico dell’edilizia di culto.

 

San Rocco a Sambuceto: progetto extralarge?

Tra gli ultimi progetti di architettura sacra di Botta vi è la chiesa di San Rocco a Sambuceto, fortemente desiderata e sostenuta da monsignor Bruno Forte, noto teologo nonché arcivescovo di Chieti-Vasto. Obiettivo della committenza era fornire un’immagine forte e simbolica per Sambuceto, una nuova chiesa capace di costituirsi come riferimento visivo ed essere volano per la riqualificazione del centro, sottraendo la cittadina dallo sprawl anonimo della periferia.

Sambuceto, frazione di San Giovanni Teatino, è un centro economico importante della conurbazione che si estende tra Chieti e Pescara. Ospita industrie, centri commerciali ed infrastrutture imponenti (l’autostrada adriatica e l’aeroporto di Pescara), funzioni che hanno modificato sostanzialmente la cittadina portandola ad essere una nuova periferia senza un centro città commisurato.

Il tema progettuale così posto ha una doppia natura, civile e religiosa: chiede all’architettura di essere strumento di ridefinizione di un contesto urbano per elevarlo dalla sua condizione. Botta progetta la nuova chiesa, il centro parrocchiale, la piazza antistante e il viale di collegamento con la piazza del Municipio: un’imponente rimessa in ordine dell’apparato urbano. Il nuovo polo civico (piazza e Municipio) sorge nell’area della chiesa precedente, oggi abbattuta in favore di un viale alberato che collega alla piazza il nuovo complesso parrocchiale, sorto su un lotto di maggiore estensione. La chiesa mostra un impianto centrale fortemente orientato dall’asse secante l’abside maggiore. Botta inserisce qui due nuovi elementi: la presenza di tre absidi (il centrale maggiore e i laterali minori alla maniera degli antichi) e una croce vetrata sul volume della copertura. La croce determina completamente il volume, ovvero la trasformazione geometrica della massa nel passare da pianta quadrata a figura cruciforme inclinata. La croce è la luce in cui simbolo, metafora e metafisica aderiscono completamente.

L’inizio della costruzione risale a marzo 2011; attualmente la chiesa è costruita ma non ultimata. È in corso di realizzazione, dopo due anni d’interruzione, il secondo lotto d’interventi che prevede (entro fine 2017) la realizzazione di tutte le opere esterne, i rivestimenti in travertino romano e l’ultimazione del sagrato esterno. Per quanto riguarda la fruizione religiosa rimane ancora molta incertezza: gli interni sono completamente da realizzarsi e, pur previsti nello stralcio di completamento, ancora attendono finanziamenti. Nel complesso un iter caratterizzato sin dall’inizio dalla ricerca continua di risorse economiche, sia pubbliche che private, per sostenere l’operazione.

Il titanico intervento, visionario e ambizioso, civile e religioso, apre a molte riflessioni. La prima è di carattere urbano. La dimensione locale della piccola comunità radicata in un’identità minuta, si scontra negli anni più recenti con un problema urgente del contemporaneo, quello della periferia che avanza, che toglie identità ai luoghi e richiede una ridefinizione dell’urbe. La seconda riguarda i rapporti tra committenza, progettista e comunità: quali sono le modalità, quali i ruoli e chi in conclusione ha potere decisionale? Nel caso di Sambuceto la committenza, ovvero l’Arcidiocesi di Chieti-Vasto nella figura di monsignor Forte, ha avuto un ruolo decisionale fondamentale, anche nel promuovere un progetto dalle basi economiche sin dall’origine fragili. È vero che le grandi operazioni non sono mai state democratiche, specie in ambito ecclesiastico, tuttavia il nostro tempo non impone forse una svolta?

La carta d’identità del progetto

Cronologia: progetto 2006 (incarico diretto), realizzazione 2011-in corso

Committente: Arcidiocesi di Chieti-Vasto

Progettista: Mario Botta

Direttore lavori: Walter Di Renzo

Localizzazione: Comune di San Giovanni Teatino (Chieti)

Area del terreno: 7.700 mq

Superficie utile: 3.000 mq

Volume: 25.000 mc

Sup. aula liturgica: 24,7 x 24,7 m (quadrato pavimento interno) 480 posti, 120 posti cappella feriale

Sup. costruite: 2.000 mq sagrato, 1.350 mq superfici di servizio per la chiesa, 300 mq canonica, 1.320 mq ministero per le attività pastorali


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