Anteprima Marmomac 2017: Focus on Soul of City

by • 21 luglio 2017 • Design, Professione e Formazione2396

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Intervista a Luca Molinari, curatore della mostra che indaga, attraverso la pietra, possibili visioni della città contemporanea

 

Si avvicina l’appuntamento con Marmomac, la fiera dedicata a design, innovazione e tecnologie applicate al settore lapideo in calendario a Verona dal 27 al 30 settembre. Anche quest’anno la nostra testata seguirà i quattro giorni dell’evento giunto alla sua 52° edizione con un report live.

In avvicinamento abbiamo scelto di dedicare una serie di focus sui contenuti che verranno presentati all’interno di The Italian Stone Theatre (il padiglione centrale di 3.500 metri quadrati che accoglierà le mostre “Soul of City”, “Territorio & Design” e “Macchine virtuose”; nella foto di copertina, un allestimento della scorsa edizione) e su “Marmomac & the City“, lo speciale format che porta dodici opere realizzate in marmo negli spazi più rappresentativi del contesto urbano veronese.

Protagonista di questa prima puntata è Luca Molinari, curatore di “Soul of City”, l’esposizione che indaga, attraverso la pietra, possibili visioni della città contemporanea. Sette studi internazionali di progettazione dialogano con altrettante aziende del comparto marmifero italiano per rappresentare la propria idea di città.

 

Il titolo di questa mostra riprende il tema del 26 Congresso mondiale dell’UIA (Unione Internazionale degli Architetti), in programma a Seul dal 3 al 10 settembre 2017. Può spiegarci questa scelta?

L’anima della città è una sorta di provocazione concettuale poiché si lavora con materiali duri e poetici al tempo stesso come il marmo e le pietre. Il senso che sottende questo titolo è che gli autori, quando si avvicinano al progetto, non possono fare a meno di ascoltare il cuore profondo dei luoghi e il respiro del paesaggio che accoglierà il progetto. La città sarà sempre di più il centro delle nostre riflessioni future. Siamo ormai figli dell’Antropocene e di un mondo in cui più del 60% della popolazione vivrà nelle metropoli. Appare quindi necessario individuare strategie per rendere i nostri spazi urbani sempre più a misura d’uomo e capaci di attivare dialoghi inediti con la natura.

 

Che cosa attenderà il visitatore? Può darci un’anteprima delle soluzioni allestitive?

Stiamo lavorando con gli architetti e il senso di questa operazione è anche quello di creare un laboratorio in cui aziende di punta e autori operino insieme partendo da un prototipo immaginato. Quello che per ora posso anticipare è che tutti i manufatti saranno attraversabili e abitabili proprio come in una piccola città. Questa è la nostra ambizione: non solo begli oggetti ma spazi da traguardare con lo sguardo e il corpo.

 

Quali sono stati i criteri di selezione per gli studi invitati a dialogare con le singole aziende?

Abbiamo voluto guardare a tutta una serie di realtà geografiche in cui l’architettura sta producendo esperienze e autori di grande interesse. Altro criterio è stato quello d’individuare autori e talenti emergenti, magari già noti per alcuni lavori ma non ancora definitivamente “esplosi” nei media. Ci piace molto l’idea che questa mostra sia un laboratorio e insieme uno sguardo su alcune delle realtà più vive e inattese del panorama internazionale. Perciò i Paesi che abbiamo individuato sono: Turchia con Alper Derinbogaz (azienda partecipante: Garfagnana Innovazione), il Cile con Eduardo Castillo (Elite Stone), la Germania con June14 (Nikolaus Bagnara), la Cina con Open Architecture (Pimar), gli Stati Uniti con Craig Copeland (Lavagnoli Marmi), la Spagna con AMID cer09 (Helios Automazioni) e l’Inghilterra con Sam Jacob Studio (Piero Zanella).

 

Quali sono a suo avviso i più significativi interventi recenti realizzati in marmo nel panorama internazionale?

Abbiamo tutti amato moltissimo l’Opera House a Oslo di Snøhetta o il Museo di Arte Islamica a Doha di Pei per la capacità di stabilire una relazione potente tra acqua, cielo e materia ma negli ultimi anni l’uso visionario e tettonico della pietra fatto da Antón García Abril con alcune opere in Spagna e negli Stati Uniti mi ha molto affascinato per quella curiosa ambiguità tra naturale e artificiale. Poi esiste tutto un filone di fascinazione miesiana che ancora produce risultati interessanti: basti pensare agli interni dei giovani progettisti portoghesi Fala che non guardano all’uso loosiano di Álvaro Siza, quanto a una reinterpretazione astratta dello spazio attraverso l’uso del marmo.


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