A Velletri, tra simbolismo e burocrazia

by • 18 luglio 2017 • Inchieste, Progetti475

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Il progetto di concorso per la nuova parrocchia Regina Pacis, aggiudicato nel 2014 allo studio Cossu Toni, è ancora al palo

 

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VELLETRI (ROMA). Nel 2014 la Diocesi Velletri-Segni bandiva un concorso a inviti per dotare di una nuova parrocchia un territorio nella campagna romana, sulle pendici del versante sud del Monte Artemisio, a ridosso dei Castelli Romani. Il territorio, circa 7 kmq di lottizzazioni di seconde case di lusso, ha conosciuto un periodo di forte urbanizzazione e abusivismo dalla metà del secolo scorso, fino a coinvolgere anche gli spazi dell’attuale parrocchia che è infatti un edificio temporaneo, esito dell’autonoma e spontanea operosità della popolazione locale sul finire degli anni ’90.

All’urgenza di ristabilire un’organicità complessiva della zona, viene bandito un concorso a inviti con un iter procedurale rapido e soli tre partecipanti, uno su suggerimento del parroco e due della CEI:  studio Cossu Toni architetti con la collaborazione di R+C architetti (Andrea Ricci e Andrea Cavicchioli), Michelangelo Bedini e Alessandra Lorenzi, e infine Mariella Annese e Milena Farina (studio Factory Architettura). I progettisti visitano l’area e scoprono la realtà in cui si trovano ad operare, entrando più volte in contatto con il parroco ma non con la comunità che si è dimostrata poco coinvolgibile. In poco più di un anno il concorso vede la proclamazione del vincitore, lo studio Cossu Toni.

Il progetto vincitore è un suggestivo condensatore di rimandi simbolici che celebrano in primo luogo la Regina Pacis, cui la parrocchia è dedicata: l’aula liturgica a pianta circolare, evoca l’immagine di una corona solenne. La matericità compatta del volume sembra invece rimandare alla sedimentazione storico-architettonica del territorio, che se anche oggi manca di architetture di riferimento, dal passato eredita rocche e fortificazioni di forte presenza formale. Ma l’aspetto più interessante del progetto è il rimando simbolico dell’aula liturgica alla figura del ponte. L’aula, infatti, è sospesa ed evoca l’idea di tramite e di passaggio, un aspetto volontariamente ispirato all’Inno Akasthistos dell’antica liturgia bizantina, con Maria unico ponte fra l’uomo e le sfere celesti. Il rimando simbolico, che evoca concetti e forme ben riconoscibili e radicate nella memoria collettiva, risulta essere il punto di forza del progetto e l’elemento valutato più positivamente dai membri della giuria: il vescovo, il delegato vescovile per i nuovi edifici di culto, il vicario, il Responsabile Unico del Procedimento, il direttore dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali e il parroco.

Purtroppo la rapidità dell’iter concorsuale è stata contraddetta dall’inerzia burocratica e amministrativa. Ad oggi i lavori non risultano neppure cominciati poiché, a differenza di quanto programmato, garantendo alla comunità la permanenza nell’attuale edificio fino alla quasi completa realizzazione del nuovo progetto, la Regione Lazio chiede la dismissione e l’abbattimento preventivo delle costruzioni esistenti al fine di rilasciare i permessi di nuova edificazione. La gestione del transitorio sembra preoccupare il parroco, impegnato in questi stessi giorni nella ricerca di una sede ospitante. Rimane sospesa anche la questione relativa agli oneri delle operazioni di dismissione e demolizione poiché, da regolamento, non spettano alla CEI, che si impegna a coprire il 75% delle opere ammesse nella nuova costruzione (aula liturgica, canonica e locali a servizio della pastorale), lasciando alla parrocchia il restante 25%, più la totalità delle opere non ammesse (piazzali, recinzioni, illuminazioni, impianti). Ci si rammarica che, anche nel tentativo di un procedimento snello, la realizzazione della chiesa sembra un obiettivo che ad oggi non lascia margine di previsione, ma solo diverse incognite.

Carta d’identità del progetto

Dati dimensionali: 702 mq comprendenti aula liturgica, sacrestia e uffici parrocchiali

Cronologia: anno del concorso 2014, assegnazione primo premio 2015, inizio lavori non avvenuto 

RUP: Biagio Iadarola

Progetto: Cossu Toni e R+C Artista: Nicola Biondani Liturgista: don Antonio Accogli Acustica: T4 Engineering Snc Geotecnica e strutture: Giovanni Nicolò Impianti/Risparmio energetico: Neri Lorenzetto in fase di progetto; Barana Engineering Srl in fase esecutiva Consulenti: Project Manager-Bim Manager: Diego Minato- Sicurezza/Computi e contabilità: Arch. Raffaele Parlangeli in fase di progetto; Dott. Geologo Simone D’Innocenzo in fase esecutiva Collaboratori: Arch. Francesco De Lorenzis (Modellazione Bim) in fase di progetto; Arch. Roberto Rosati (Modellazione/computazione Bim) in fase esecutiva Committente: Diocesi di Velletri-Segni

 

Chi sono i progettisti

Ctonia è uno studio costituito ad Otranto da Ada Toni (1969), dottore di ricerca in Progettazione architettonica e urbana (Firenze 2007) e dal 2010 membro della Commissione di Arte sacra dell’Arcidiocesi di Otranto e docente nel Master di II livello in Architettura, arti sacre e liturgia (Università Europea di Roma), e da Cristiano Cossu (1970), dottore di ricerca in Progettazione architettonica e urbana (Firenze 2005), curatore della rivista di composizione architettonica “Ordinè”, fotografo di architettura, paesaggio e interior design, diplomato al Master di II livello in Architettura, arti sacre e liturgia (Università Europea di Roma – 2011), dal 2012 membro del Comitato Diocesano per l’Edilizia di culto dell’Arcidiocesi di Otranto.

 


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