Olimpiadi invernali in Cina, meno esterofilia

by • 5 luglio 2017 • Inchieste, Mosaico799

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Quarta puntata dell’inchiesta sulla Cina e la scena dell’architettura globalizzata. Il paese asiatico si prepara ai Giochi del 2022 con un programma strutturato a diverse scale e un occhio all’esempio di Torino 2006, ma riducendo lo spazio concesso ai progettisti stranieri rispetto a Pechino 2008

 

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Le Olimpiadi di Pechino del 2008 furono una grande vetrina per la Cina che entrava nel nuovo millennio. La manifestazione sportiva fu sfruttata per dare una nuova immagine al Paese e alla sua capitale. Le trasformazioni della città conobbero una grande accelerazione e le architetture olimpiche sono divenute icone globali di quel momento. Ma nel 2022, quando si terranno i Giochi olimpici invernali, quale immagine Pechino vorrà dare al mondo dopo 14 anni? In questa puntata vedremo come cambierà l’approccio al futuro evento e come evolvono gli attori dell’archittetura olimpica: pur continunando a guardare al know how estero si preannuncia meno protagonismo straniero e più istituti di progettazione domestici, sempre meno in ombra rispetto al passato.

(Filippo Fiandanese, curatore dell’inchiesta)

Nonostante la cura e la “coltivazione del corpo” fossero sviluppate attraverso la pratica di attività fisiche dai tempi di Confucio, lo sport inteso in senso occidentale come “competitivo” è entrato a far parte della tradizione cinese soltanto nell’ultimo secolo. La Cina ne ha compreso il potenziale economico e culturale nella costruzione di un’identità nazionale e internazionale e, in seguito all’apertura ai mercati e alle relazioni globali, non ha esitato a competere per aggiudicarsi il più grande evento sportivo mondiale: i Giochi Olimpici.

Dopo una prima candidatura nel 1991 vinta dalla concorrente Sydney, nel 2001, in concomitanza con l’ingresso della Cina nel WTO, Pechino ottiene la nomina di Host City dei XXIX Giochi olimpici estivi. Beijing 2008 diventa occasione decisiva per l’aumento delle competizioni di progettazione architettonica ed urbana aperte a livello internazionale che sul territorio cinese erano iniziate da meno di un decennio. La capitale promuove la visione di una “New Beijing” ai “Great Olympics”, e inizia una profonda trasformazione invitando rinomati studi internazionali ad imprimere la loro firma architettonica nello skyline con edifici iconici. In questo modo Pechino mira a: sfruttare la spettacolarizzazione dell’architettura per presentare una nuova immagine della Cina ad un mondo sempre più globalizzato; soddisfare i requisiti di una world city aumentando il generale livello qualitativo di edifici, infrastrutture e servizi; offrire la possibilità ad architetti ed ingegneri cinesi di avanzare le proprie capacità tecniche, organizzative e costruttive affiancando studi stranieri in fase di cantiere.

2008: spettacolarizzazione internazionale

Tra i protagonisti di Beijing 2008 si ricordano certamente le firme internazionali dei progetti più iconici ma difficilmente si conoscono i partner cinesi che vi hanno collaborato.

Lo Stadio nazionale di Pechino, noto come Bird’s Nest, porta il nome degli architetti svizzeri Herzog & de Meuron e Arup, ma ci si dimentica della collaborazione con l’artista cinese Ai Weiwei e con l’architetto Li Xinggang, direttore dell’omonimo Atelier, vice presidente dell’istituto statale di progettazione China Architectural Design & Research Group e di centinaia di collaboratori sotto la sua direzione. Il Centro acquatico nazionale o Water Cube è firmato dagli australiani PTW Architects e da Arup, ma non esisterebbe se non ci fosse stata la partecipazione del CCDI (China Construction Design International) un’azienda statale cinese di architetti ed ingegneri (che nel 2013 ha acquisito PTW Architects), del CSCEC (China State Construction Engineering Corporation) e del CSCEC Shenzhen Design Institute. Il Tennis centre olimpico è stato progettato da BVN Architects in stretta collaborazione con il CCDI.

La stessa zona urbana di 1.135 ettari denominata Olympic Green, situata nella zona Nord di Pechino lungo l’antico asse centrale della capitale dove si trovano i sopracitati edifici ed un parco di 680 ettari, è stata progettata secondo principi e miti della tradizione cinese dagli americani Sasaki Associates in cooperazione con la Tianjin Huahui Architectural Design and Engineering Company.

2022: promessa di sostenibilità locale

Il 31 luglio 2015 la storia si ripete e Pechino viene nuovamente nominata città olimpica per la XXIV edizione invernale dei Giochi del 2022, diventando la prima città nella storia ad ospitare sia l’edizione estiva, sia quella invernale. Nonostante la Cina non sia nota per la pratica di sport montani né per le nevicate nella provincia dello Hebei, Pechino si sta impegnando per proporre una nuova immagine dei Giochi: non più di “spettacolarizzazione” come nel 2008 ma di “sostenibilità” economica, ambientale e sociale sul lungo periodo.

Le strutture olimpiche saranno distribuite in tre zone: Pechino, Yanqing, Chongli (Zhangjiakou), intervallate rispettivamente da una distanza di circa 100 e 150 km. Il riuso sia fisico sia simbolico delle preesistenze del 2008 sarà un tema chiave. Il Water Cube diventerà sede delle competizioni di curling, il National Indoor Stadium e il Wukesong Sports Centre di hockey e pattinaggio di figura, l’International Broadcast Centre tornerà ad ospitare la stessa funzione. La nuova sede del Comitato olimpico cinese è già stata posizionata nei silos dell’ex fabbrica di acciaio Shougang, nel distretto di Shijingshan; l’intervento di progettisti inglesi e tedeschi ha dato il via ad un esteso processo di riqualificazione urbana della zona ovest della capitale. A Pechino l’unica struttura olimpica permanente di nuova costruzione sarà l’Oval Stadium per il pattinaggio di velocità, assegnato con un concorso a Populous, firma internazionale di progettazione di strutture sportive.

La sfida più grande però riguarderà le località montane: dalle strutture olimpiche permanenti a quelle temporanee, dalle residenze per gli atleti a quelle per i futuri abitanti, dai servizi alle infrastrutture, tutto dovrà essere pianificato da zero.

A cinque anni dai Giochi la macchina olimpica è in piena funzione ma, a differenza del 2008, gli studi internazionali di progettazione non saranno più gli unici protagonisti. Come illustrato dall’architetto e accademico cinese Zhang Li, attualmente Coordinatore delle attività di pianificazione della zona olimpica di Chongli, è possibile individuare tre livelli d’intervento. Il primo corrisponde ad una scala “micro” ed interesserà per lo più firme internazionali specializzate. La progettazione di alcune strutture sportive (come la pista di bob e il trampolino per il salto) richiedono particolari competenze tecniche, esperienza e sensibilità pratica che solo pochi progettisti al mondo possiedono. In collaborazione con le Federazioni internazionali dei diversi sport olimpici invernali alcune companies sono già state individuate. Ecosign Mountain Resort Cluster Ltd. si occuperà della progettazione delle piste e dei tracciati olimpici. Populous sarà incaricato di alcune strutture temporanee (ad esempio le tribune).

Il secondo livello riguarda le strutture permanenti: le infrastrutture pubbliche verranno pianificate dal Governo centrale e da compagnie statali cinesi. I complessi sportivi saranno suddivisi in base alle aree di competenza: Beijing sarà affidata al BIAD (Beijing Institute of Architectural Design Group), Yanqing al China Architecture Design & Research Group diretto dall’architetto Li Xinggang, Chongli ad un team multidisciplinare della Tsinghua University di Pechino, guidato da Zhang Li. Diversamente, strutture non sportive per attività ausiliarie come zone residenziali, commerciali, culturali che saranno ad uso futuro della popolazione locale, saranno oggetto di competizioni architettoniche internazionali.

Il terzo ed ultimo livello si riferisce alla “macro” scala urbana gestita da pianificatori urbani e governi locali che saranno incaricati di stabilire indici urbanistici per garantire uno sviluppo sostenibile e controllato delle future zone olimpiche montane.

Know how internazionale in salsa cinese

Sport invernali ed insediamenti montani non hanno una lunga tradizione nella cultura cinese. Per colmare le lacune, molti progettisti cinesi stanno visitando città olimpiche invernali del passato a cui ispirarsi e da cui poi trarre un’interpretazione progettuale che possa raggiungere “standard internazionali” ma con “caratteristiche cinesi”.

Team austriaci e tedeschi stanno iniziando a promuovere expertise e supporto tecnico nella progettazione. In questo ambito il Politecnico di Torino sta lavorando per diventare veicolo di scambio di conoscenze nel campo della formazione sia per quanto riguarda aspetti gestionali dell’evento, sia per la pianificazione territoriale. Sullo sfondo di Torino 2006 città olimpica e di una forte tradizione montana architettonica e sportiva, tra il 2016 e il 2017 il Politecnico ha organizzato visite ai luoghi olimpici torinesi ed incontri tra professionisti italiani, organizzatori olimpici e progettisti cinesi, mirando ad avviare potenziali collaborazioni con Pechino.

Beijing 2022 è motivo di orgoglio nazionale e prestigio, seppure in termini diversi dal 2008. Fin dalla candidatura il presidente cinese Xi Jinping è stato grande sostenitore dei Giochi di cui ha promosso tre macro obiettivi: avvicinare 300 milioni di cinesi alla pratica di sport invernali, promuovere efficaci politiche di sostenibilità ambientale, sostenere lo sviluppo integrato della macro regione Jing-Jin-Ji. Non si tratta più di utilizzare l’evento come semplice vetrina internazionale. Pechino sembra voler proporre un atteggiamento più “introspettivo” dei Giochi, focalizzato e attento allo sviluppo del proprio territorio.

Occasioni progettuali per studi internazionali certamente non mancheranno ma il registro architettonico punterà ad essere decisamente “più cinese”, meno occidentale ed iconografico.

Immagine di copertina: Tennis Centre


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