Molti Consigli, poca disciplina?

by • 2 luglio 2017 • Professione e Formazione3455

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Formazione professionale continua e obbligo di aggiornamento: scaduta la moratoria a fine giugno, scatteranno le sanzioni?

 

Il 30 giugno si è chiuso il periodo di moratoria concesso dal CNAPPC agli iscritti che non hanno adempiuto agli obblighi formativi, ovvero non hanno conseguito i famigerati, e tanto vituperati, 60 CFP (crediti formativi professionali) nel triennio 2014-2016. Si prevede che molti architetti non siano riusciti a sanare la propria posizione e andranno incontro alle sanzioni – dalla censura alla sospensione proporzionale ai crediti mancanti – stabilite dal CNAPPC a fine 2016. Ma andiamo per ordine.

Nel 2012 il DPR n.137, riguardante la riforma delle professioni, sancisce che tutti i professionisti devono curare la propria formazione in maniera continua. Il CNAPPC decide che ogni architetto deve conseguire 60 CFP (20 per anno) nel primo triennio per non incorrere in una sanzione che, però, non viene quantificata. Dal secondo triennio in poi i crediti sarebbero diventati 90. La mancanza di una sanzione definita fa sì che molti non prendano sul serio la questione, un po’ per sana accidia e un po’ perché si è sempre convinti (dai fatti) che poi tutto si risolverà in un’italica bolla di sapone. Ovviamente in un primo momento gli Ordini provinciali italiani, non avendo una struttura organizzativa per gestire la richiesta di formazione proveniente dai propri iscritti, delegano l’organizzazione dei corsi a terzi soprattutto aziende del settore. Chi non ha mai seguito un corso sulla realizzazione del cappotto per edifici in muratura o sulla possibilità di utilizzo di determinate vernici per la salvaguardia degli ambienti da muffe ed efflorescenze? Il primo anno – di assestamento, diciamo – mostra un panorama formativo in cui il professionista partecipa agli incontri con lo stesso entusiasmo di una giovane donna alla prima notte di nozze in un matrimonio combinato. Dal secondo anno, spinti soprattutto dalle lamentele provenienti dalla “base”, gli Ordini prendono in mano la situazione organizzando eventi formativi più articolati e, non di rado, interessanti.

Naturalmente, in questi anni, attorno alla questione obbligo formativo si è aperta un’ampia discussione riguardante il senso dell’obbligatorietà (chi fa la professione si aggiorna naturalmente), il mercato dei crediti (molti eventi formativi sono a pagamento), i temi trattati (spesso subordinati agli sponsor dell’iniziativa e non realmente connessi agli interessi professionali). Il dibattito – che oscilla tra argomentate obiezioni e calorose adesioni, tra snobismo intellettuale e ritrovato interesse – acquista vigore soprattutto in prossimità della scadenza del triennio, ovvero a fine 2016, quando il CNAPPC pubblica una tabella con le sanzioni per coloro che non hanno assolto all’obbligo formativo. Ovviamente scatta l’allarme in tutti gli Ordini perché un’alta percentuale di iscritti non soltanto non ha un numero sufficiente di crediti ma, addirittura, non ha mai seguito un evento formativo. Il Consiglio Nazionale decide, quindi, di dare un’italica deroga di sei mesi al termine previsto del 31 dicembre 2016. Ritornando alla premessa, la scadenza del 30 giugno determinerà il numero di coloro che verranno sanzionati e, conseguentemente, permetterà di quantificare la mole di lavoro a cui i Consigli di Disciplina – ovvero gli organi preposti a garantire il rispetto del Codice Deontologico – dovranno sottostare per dare seguito alle indicazioni del CNAPPC.

Il dato certo è che né i giudicati né i giudicanti avranno molto da festeggiare.


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