London Festival of Architecture, la grande abbuffata

by • 21 giugno 2017 • Mosaico, Reviews1050

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Report dal Festival dell’architettura di Londra, dove per l’intero mese di giugno ci sono iniziative per tutti i tipi di pubblico. Il tema della 13° edizione è la Memoria

 

LONDRA. Potremmo partire dai numeri, come si fa spesso per i festival, ma non basterebbe a dare un’idea dell’evento in corso nella capitale britannica come ogni mese di giugno. Il London Festival of Architecture (LFA), ormai alla sua tredicesima edizione, vanta di essere il più grande festival di architettura in Europa, e potrebbe essere vero, con i suoi 450 eventi e più di 30.000 visitatori nell’edizione 2016.

Tuttavia, la grandezza di un evento non significa necessariamente un’eccellente qualità in termini culturali, un coinvolgimento sociale o un alto livello di dibattito architettonico. Quali sono, quindi, i punti di forza di questa enorme macchina dello spettacolo legato all’architettura? Tempi e luoghi: il LFA coinvolge l’intera capitale e dura un intero mese. Non c’è una sede centrale, o un’esibizione principale: è l’intera città di Londra in mostra.

Il LFA Open Studios si svolge ogni week-end nelle sedi degli studi di architettura tra South Bank, Fitzrovia, Shoreditch e Clerkenwell; luoghi storici e centrali, come il Royal Exchange, ospitano mostre, nel caso specifico quella organizzata dallo studio Aukett Swanke sulla storia dell’atrio come spazio pubblico; perle nascoste come Walters Way, l’esperimento residenziale di autocostruzione che fu guidato da Walter Segal, aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico.

Chi è coinvolto? Oltre a studi e indotto industriale del settore, anche enti pubblici e privati, non necessariamente legati al mondo dell’architettura, sono parte attiva del festival. Dal British Film Institute, che ha un intero programma cinematografico in linea col festival, al National Theatre che offre tour del famoso edificio brutalista, davanti e dietro le quinte; mentre la Whitechapel Gallery ha in mostra “Here lies Jonathan Meades” [scrittore e regista; nda] con conferenze a tema organizzate dal Royal Institute of British Architects e, infine, molti famosi complessi immobiliari ospitano spazi per dibattiti sulle criticità dell’housing.

Naturalmente, non mancano le archistar – con le conferenze di Richard Rogers, Daniel Libeskind e David Adjaye, oltre alla mostra “Unbuilt” organizzata da Zaha Hadid Architects -, ma nel programma complessivo non giocano assolutamente un ruolo da protagonisti.

Pubblico: non stiamo però parlando di un festival degli architetti per gli architetti, o almeno non solo. I cittadini, di tutte le età, sono coinvolti. Ci sono eventi dedicati alle famiglie come il Lego Challenge, le lezioni di yoga all’interno del Sir John Soane Museum, e il Great Architectural Bake off (gara di torte architettoniche; nella foto di copertina), che ogni anno ha il suo successo di pubblico. Ci sono i tour delle periferie focalizzati sullo sviluppo urbano della città nei prossimi anni e veri e propri show teatrali in luoghi inaspettati, come quello dedicato a Ernő Goldfinger all’interno di un appartamento nella Trellik Tower da lui progettata, e la notevole performance corale dell’ensemble Musarc all’interno del CT building, un’ex birreria abbandonata che sarà parte della grande rigenerazione di Silvertown.

Tutto ruota intorno al tema dell’anno, la Memoria, che viene esplorato sotto diversi punti di vista e seguendo molte aree tematiche, con toni che vanno dal serio al ludico. Vi è ancora qualche giorno per esplorare, ma è necessaria infinita pazienza per navigare in questo marasma di proposte e capire cosa veramente interessa vedere. Un grosso esercizio di selezione, ma che vale la pena di tentare.


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