Álvaro Siza, viaggio (intimo) senza programma

by • 13 giugno 2017 • Mosaico, Reviews1797

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I disegni dell’architetto portoghese tornano in Italia presso lo showroom del Gruppo Fiandre: il distretto ceramico emiliano fa da sfondo alla mostra “Álvaro Siza – Viagem sem programa” curata da Raul Betti e Greta Ruffino

 

CASTELLARANO (REGGIO EMILIA). Una nuova tappa italiana della mostra itinerante “Álvaro Siza – Viagem sem programa”: dopo il debutto presso la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, in occasione della 13° edizione della Biennale dell’Architettura nel 2012, e successivi riallestimenti all’estero tra cui Zagabria e Dubrovnik, i disegni di Siza tornano in Italia ospitati (fino al 7 luglio) presso il FAB Architectural Bureau del Gruppo Fiandre di Castellarano.

Lo spazio espositivo, recentemente rinnovato e “spaesato” nell’anonimo tessuto industriale del distretto ceramico di Sassuolo, pare stridere con quanto l’architettura di Siza solitamente suggerisce: riflettenti superfici ceramiche e l’evocazione di lusso patinato accolgono il visitatore. Tuttavia, il contesto aziendale non ha limitato l’entusiasmo di Raul Betti e Greta Ruffino, curatori della mostra, i quali da anni investono tempo e passione nel restituire al pubblico un’immagine intima e quotidiana dell’architetto portoghese.

Il progetto, infatti, propone una selezione di disegni rigorosamente non architettonici scelti dall’archivio privato di Siza: 53, come il numero civico dello studio del maestro a Porto. Sono ritratti di amici e sconosciuti, caricature, schizzi di viaggio, che raccontano quasi sessant’anni di esistenza.

Nel delicato tentativo dei curatori di non cadere in una «commercializzazione dell’esperienza di vita» o un «atteggiamento snob» che rifiuta gli spazi aziendali, questi hanno colto la disponibilità del Gruppo Fiandre, che da qualche anno sta cercando di coniugare un dibatto culturale sull’architettura con l’immagine glossy dell’azienda. Grazie ai collaboratori di questa edizione – Paolo Schianchi, Mara Corradi, Marco Panini, Colomba Perna, Thea Campioli – i curatori non hanno dovuto adattare la mostra alla marcata connotazione dello spazio espositivo, rispettando così lo spirito e l’idea originari: la mostra infatti si colloca in una sobria e più “siziana” porzione dello showroom.

Oltre ai disegni dell’architetto, la mostra propone un’intervista-documentario realizzata dai curatori durante i loro viaggi in Portogallo, oltre a – unica stonatura dell’allestimento – una teca di anonimi feticci che hanno poco da spartire con la delicatezza delle opere esposte. Infine, una traccia di questo “Viaggio senza programma” si può trovare nella collezione di foto polaroid in costante aggiornamento, che narra “l’esperienza di vita” della mostra e dei suoi protagonisti, nel suo peregrinare dal 2012 ad oggi.

Nonostante l’ottimismo dei curatori nel cogliere un’occasione per presentare con entusiasmo il frutto di un lavoro così ben riuscito, un dubbio permane ritrovandosi nell’area antistante l’ingresso del FAB: chi si addentrerà in questo far west emiliano per cogliere la preziosa occasione? 


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