Marva Griffin: il design è l’industria più antica

by • 15 maggio 2017 • Design, Interviste941

Intervista alla fondatrice del SaloneSatellite (che ha festeggiato la ventesima edizione), Ambasciatrice del design italiano, membro del MoMA e da molti anni direttrice della stampa internazionale per il Salone del mobile

 

MILANO. In una grigia giornata milanese siamo stati accolti nell’atmosfera viva, fatta di tanti libri e poster colorati, dell’ufficio di Marva Griffin, nella sede del Salone del Mobile in Foro Bonaparte. Una donna unica e dallo straordinario talento. Per tutti è ormai la fondatrice del SaloneSatellite, ma da molti anni dirige anche la stampa internazionale per il Salone del mobile, è membro del MoMA e nel 2016 è stata nominata Ambasciatrice del design italianoAbbiamo rubato un po’ di tempo alla sua fitta agenda di impegni internazionali per farci raccontare il mondo del design con il sorriso e la raffinatezza che la contraddistingue.

 

Che cos’è il design, per Lei che lo vive e lo ha vissuto in tutti questi anni?

Utilità, “useful”, una cosa utile prima di tutto, perché tutto è stato già disegnato. Noi adesso parliamo di design, ma ogni cosa, da sempre, è stata disegnata… una sedia, una scopa, una matita, il formato della carta… tutto è stato disegnato. “Design is the oldest industry in the world” [Ci legge l’aforisma facendo riferimento ad un manifesto attaccato alle spalle della sua scrivania; n.d.a.]. Il design è l’industria più antica, ed è vero. In Italia e nel mondo ci sono stati gradi maestri, che hanno dato vita alle grandi scuole come la Bauhaus. Poi si arriva ad oggi, ai giovani, che continuano a progettare. È interessante che continuino a disegnare cose che hanno davvero un’utilità, un uso; per me è davvero la cosa più importante. Poi, può essere un valore in più il fatto che un oggetto sia bello ma deve essere una cosa “handy”, non copiata e deve avere una sua creatività.

 

Parlando dell’Italia, in altri settori i giovani vanno spesso alla ricerca di possibilità lavorative all’estero, ma non è il caso del campo del design dove avviene il contrario: secondo Lei perché? Qual è il punto di forza della nostra industria del design rispetto ad altri settori?

L’artigianalità, gli artigiani che fanno scuola, gli imprenditori. Ho un ricordo, che non dimenticherò mai. In una conversazione che ho avuto con Konstantin Grcic mentre eravamo invitati alla design week di Belgrado di molti anni fa, mi ha raccontato di quando lui è stato contattato da Eugenio Perazza, titolare della Magis, e mi ha detto “Marva, lui per me è come un padre”. È una cosa così bella, ed è una cosa così vera. Io so che questo è vero perché l’ho vissuto anche nel mio primo approccio con il design italiano che è avvenuto con due grandissimi. Ho iniziato infatti nel 1971 con Piero Busnelli e Cesare Cassina alla C&B Italia. Mi ritengo fortunatissima perché sfido chiunque, che faccia il mio lavoro, ad avere avuto la fortuna di arrivare dal Venezuela e lavorare con questi due personaggi unici e poi [ci dice sorridendo] anche brianzoli, quindi con un dna molto particolare. Erano veramente incredibili. Di quegli anni di lavoro ricordo ad esempio Tobia Scarpa che una volta, in aereo, mi chiese un foglio di carta. Si mise a disegnare un divano e dopo mi disse di portarlo via con me direttamente in azienda. Quindi vedevo nascere questi prodotti dal foglio, al centro di una ricerca dove i progetti venivano discussi con il designer da Busnelli e Cassina. Lavoravo a stretto contatto con Busnelli: non avevo un ufficio separato dal suo, ho quindi vissuto tutto ed ho imparato a capire perfino il dialetto brianzolo. Erano gli anni in cui la C&B era la star del mobile imbottito ed arrivavano da tutto il mondo per vedere questa importante azienda.

 

Un’esperienza molto positiva, quindi, quella vissuta in Italia, ma forse era anche un periodo diverso, un periodo di grandi maestri?

Anche oggi ce ne sono, però allora era tutto molto più esclusivo, erano gli anni ’70-’80, c’era stato il boom del design italiano degli anni ‘50.

 

In occasione della mostra dedicata ai 20 anni del SaloneSatellite avete ricontattato molti dei partecipanti. Ci sono storie che l’hanno colpita?

Sì; qualcuno mi ha scritto dicendomi che non faceva più il designer. Mi è successo d’incontrare un po’ di tempo fa a Salisburgo un ragazzo tedesco che aveva partecipato al SaloneSatellite e che mi ha detto di aver rinunciato al design ed ora fa il musicista, perché ha capito che non era la sua strada. Poi ci sono invece dei partecipanti delle scorse edizioni, con cui mantengo sempre i contatti e vado a vedere i loro progetti ormai da designer affermati.

 

Come immagina il SaloneSatellite del futuro?

Non chiedetemi del futuro; io vivo il presente. Mi auguro benissimo, la tecnologia va avanti. Quindi non so come sarà, ma sicuramente molto interessante e continuerà ad essere l’occasione per mostrare la propria creatività.

 

Cosa avrebbe fatto se non fosse stata una scopritrice di talenti e non si fosse occupata di design?

Non so cosa avrei fatto, io sono una persona molto curiosa e mi piacciono le cose belle. Ho fatto cose che mi sono sempre piaciute; ho avuto la fortuna, arrivata in Italia, di lavorare per la C&B Italia, poi in B&B, ed in seguito sono stata chiamata dal gruppo Condé Nast Francia e poi dal gruppo Condè Nast America come corrispondente dall’Italia, però ho continuato a occuparmi contemporaneamente per anni anche della comunicazione della C&B Italia, seguendo diversi progetti per loro. Poi ho iniziato ad organizzare mostre, come quella di tessuti a Venezia a Palazzo Grassi e dopo anni che facevo questo, Armellini mi ha chiamata per lavorare alla comunicazione del Salone del mobile ed in seguito è avvenuta la realizzazione del SaloneSatellite. Erano tutte cose che mi piacevano e continuano a piacermi, anche perché ho sempre viaggiato e continuo a viaggiare molto e questo è un grande stimolo.

 

Chi è Marva Griffin Wilshire

Venezuelana, ma milanese d’adozione, da quando – negli anni ‘70 – si affaccia al mondo del design e dell’arredo. Esordisce come assistente/pr presso l’allora C&B (oggi B&B Italia) a fianco di Piero Ambrogio Busnelli, diventando poi corrispondente per l’Italia di alcune riviste della Condé Nast – Maison & Jardin, Vogue Decoration, American House & Garden, American Vogue. Per otto anni organizza le mostre Incontri Venezia “Il tessuto nell’arredamento” e “Il design nell’oggetto”. È fondatrice e curatrice già dalla prima edizione nel 1998 del SaloneSatellite, un’iniziativa del Salone Internazionale del Mobile, collaudato trampolino di lancio internazionale per giovani creativi e Università e Scuole di Design di tutto il mondo. Nel maggio 2014 ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro XXIII alla Carriera. Per oltre 18 anni è stata direttrice della stampa Internazionale per il Salone del mobile. Nel 2005 fonda il SaloneSatellite Moscow come omaggio ai giovani designer russi e dell’ex Unione Sovietica, mentre nel novembre 2016 è la volta del il SaloneSatellite Shanghai come omaggio ai giovani designer cinesi. Dal 2001 è membro del Philip Johnson Architecture & Design Committee del MoMA di New York. A marzo 2014 è stata nominata Expo 2015 WE-Women Ambassador per l’Esposizione universale tenutasi a Milano nel 2015. Nel dicembre 2016 è stata nominata Ambasciatrice del design italiano dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero per i Beni e le attività culturali e del turismo e il Ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con il Triennale Design Museum, per le conferenze della giornata “Italian Design Day”.


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