Per dimenticare il tornado lungo la riviera del Brenta

by • 10 maggio 2017 • Città e Territorio2068

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Un masterplan, elaborato da IUAV, Ordine architetti Venezia e Soprintendenza, per la riqualificazione paesaggistica del comprensorio della riviera del Brenta tra Mira e Dolo, danneggiato dalla tromba d’aria del luglio 2015

 

VENEZIA. L’Italia soggetta a devastazioni di ogni natura, dalle inondazioni, ai terremoti, ai tornadi, necessita di ricostruzione, riqualificazione, consolidamento e ricucitura del territorio. Un caso riguarda il progetto paesaggistico per la riviera del Brenta, elaborato in seguito alla tromba d’aria abbattutasi l’8 luglio 2015 sul territorio compreso tra Dolo e Mira, la quale aveva devastato abitazioni, dimore storiche e vegetazione, causando anche una vittima. La proposta di ricomposizione e riqualificazione paesaggistica di tale comprensorio è frutto della collaborazione tra il dipartimento di Culture del progetto dell’Università IUAV di Venezia, l’Ordine degli Architetti della Provincia di Venezia e, per la supervisione, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Venezia, Belluno, Padova e Treviso.

La riviera vanta un habitat consolidato costituito dal naviglio Brenta, dalla campagna circostante e da alcune ville storiche (tra le quali, villa Fini è andata distrutta), oltre alla presenza degli insediamenti abitativi. Lo studio promosso da Università, Ordine professionale e Soprintendenza parte da una lettura sul paesaggio, analizzandone la struttura e l’organizzazione territoriale, e proponendo un masterplan come strumento meta-progettuale per orientare un’eventuale futura progettazione esecutiva. Con l’obiettivo di mettere in valore i caratteri specifici e relazionali dell’area come patrimonio collettivo, il progetto auspica interventi legati a connessioni ciclopedonali, ecologiche e vegetali: nello specifico, la realizzazione di un percorso ciclopedonale a collegamento dei due centri di Dolo e Mira, lungo l’argine sinistro del naviglio Brenta; alberature ombreggianti e filari di varietà diverse di specie autoctone lungo il corso d’acqua e per le aree adibite a parcheggio. Il vuoto creato dall’assenza di vegetazione estirpata dal tornado ha fatto perdere il senso dello spazio e messo in evidenza alcune carenze che il piano-guida vorrebbe colmare. Il masterplan, infatti, non è rigido o esaustivo, né ha valore esecutivo ma è una proposta orientativa, già presentata ai comuni della riviera del Brenta che, sulla base del documento, dovrebbero indire bandi per incarichi di progettazione al fine di rendere attuative le indicazioni del piano stesso.

In realtà, estendendosi la Riviera del Brenta per 25 km da Strà fino alla laguna di Venezia (in località Fusina) e trattandosi di un sistema territoriale omogeneo, come tale andrebbe considerato, attraverso un progetto unitario ovvero estendendo quello del masterplan all’intera area, al fine di evitare la frammentazione di un ambito qualitativamente pregiato ma già compromesso in relazione a un’edilizia rurale e commerciale disgregata. Ad esempio, si pensi in Svizzera al progetto territoriale recentemente realizzato per la tratta ferroviaria a cielo aperto di AlpTransit® fino al nuovo tunnel del San Gottardo: un progetto che si estende da Nord a Sud del Canton Ticino, da Bodio a Camorino, tra fiume Ticino, strada cantonale e autostrada, attraversando vari paesi che si sono dotati di un denominatore comune, armonico e organico. Al contrario, l’assenza di un piano-guida è palese nel caso della conversione a pista ciclopedonale della ferrovia a mare della linea Genova-Ventimiglia, che nella tratta da San Lorenzo al Mare-Imperia-Ospedaletti è stata spostata a monte: qui ogni Comune della tratta ha operato senza relazionarsi con quella limitrofa.


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