Re-Cycle Italy, i paradigmi sono cambiati

by • 3 maggio 2017 • Città e Territorio, Mosaico, Professione e Formazione2732

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Concluso, con la pubblicazione di tre volumi, il Progetto di rilevante interesse nazionale (PRIN) che ha visto il coinvolgimento di undici atenei

 

Un impegno di ricerca che, per quasi 4 anni, ha visto la collaborazione di 11 Università (Venezia, Trento, Genova, Roma “La Sapienza”, Napoli “Federico II”, Palermo, Reggio Calabria, Chieti-Pescara, Camerino, oltre ai Politecnici di Milano e Torino), coadiuvate da altre 5 e da una rete di partner italiani e stranieri; circa 150 ricercatori; un ricchissimo – anche se un po’ confusionario – sito web; 35 quaderni di una collana per Aracne Editrice; e, per concludere, una summa in 3 volumi tra loro complementari. Questa la corposa eredità di Re-Cycle Italy. Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della città e del paesaggio, programma di ricerca scaturito a valle di una mostra allestita al MAXXI a Roma nel 2011 a cura di Pippo Ciorra e Sara Marini che, seppur velleitaria nelle argomentazioni, all’epoca aveva avuto il merito dell’intuizione tematica. Coordinato da Renato Bocchi (Università IUAV di Venezia), Re-Cycle Italy è un Progetto di rilevante interesse nazionale (PRIN) che, sebbene non del tutto scevro da solipsismi accademici, intende porsi all’attenzione degli attori della trasformazione urbana e territoriale e dell’opinione pubblica come principale vettore per un cambio di paradigmi delle governance, delle visioni di piano e degli strumenti e materiali di progetto. Soprattutto, le tre ponderose pubblicazioni finali – un’agenda, un atlante e un dizionario – non passano inosservate.

Se è (quasi) assodato tra addetti ai lavori e gente comune che la partita sui futuri assetti territoriali si gioca sulla risignificazione e riscrittura dell’urbanizzato e dell’esistente – ormai, dichiararsi pubblicamente a favore del consumo di suolo agricolo significa essere out, impopolari -, il corpus di dati, analisi, mappe, riflessioni e proposte di Re-Cycle Italy ne offre una solida legittimazione conoscitiva e teorica. Ciò grazie anche al fecondo scambio transdisciplinare – tra urbanisti, architetti, giuristi, economisti, geografi – che allarga il discorso dal concetto di recupero e riuso dei beni a quello di rimessa in circolo del capitale fisso esistente. Si individuano così inediti percorsi a livello procedurale, normativo e ideativo, per giungere a riconsiderare le forme di coinvolgimento dei cittadini e i rapporti tra proprietà, usi e transitorietà di funzioni ed esigenze.

Con l’auspicio che questo corposo bagaglio non si riduca a tre tomi da mettere in bella vista in una biblioteca come sfondo per i selfie; e neppure che sia esclusivamente funzionale ad alcuni come titolo per fatui avanzamenti di carriera accademica. E, infine, nel ricordo di un animatore dell’iniziativa – e più in generale del dibattito culturale come occasione di crescita e di confronto – che, citando Bocchi il 13 aprile durante la presentazione al MAXXI, «purtroppo è mancato in finale di partita»: Francesco Garofalo.

 

Immagine di copertina: allestimento della mostra di Botto&Bruno, “Society, you’re a crazy breed” (Fondazione Merz, Torino, 9 marzo-19 giugno 2016)

Agenda RE-CYCLE. Proposte per reinventare la città

a cura di: Enrico Fontanari e Giuseppe Piperata
editore: Il Mulino, Bologna 2017
pp. 304 – euro 24
Tra il 1999 e il 2012, e poi con minore intensità fino a oggi, sono stati realizzati in Italia circa 300 milioni di metri cubi all’anno di nuove costruzioni: un boom edilizio che, dopo il crollo del mercato immobiliare del 2007, ha lasciato sui territori investiti dalla crisi economica un’enorme quantità di opere incompiute o inutilizzate. Si contano almeno 6 milioni di case vuote su più di 10 milioni di immobili sfitti; 20 milioni di metri quadrati di aree ferroviarie dismesse o in dismissione; circa 5.000 chilometri di linee ferroviarie non in uso; 20.000 chilometri di strade in abbandono di cui 2.600 inutilizzati; non si conta, infine, il numero degli esercizi commerciali e dei capannoni industriali abbandonati. Sono numeri che impongo- no una riflessione seria. Ce la propone questo libro, frutto di una ricerca nazionale che ha coinvolto giuristi, economisti e urbanisti, con l’obiettivo di studiare le effettive possibilità di ridurre gli ostacoli di carattere normativo che impediscono o rendono difficoltose le azioni tese a favorire il riciclo dei beni architettonici e urbani. Un contributo per la costruzione di un’agenda di politiche e azioni che favoriscano nuovi cicli di vita del patrimonio immobiliare e urbano abbandonato.

RE-CYCLE ITALY. Atlante

a cura di Lorenzo Fabian e Stefano Munarin
editore: LetteraVentidue, Siracusa 2017
pp. 416 – euro 45
Un atlante orientato da un’idea di riciclo inteso come “manipolazione ricreativa”, capace di attivare “nuovi cicli di vita”. In questo volume – dispositivo descrittivo che diventa forma cognitiva e atto inventivo – la dismissione, lo scarto, il consumo di suolo, non sono solo fenomeni da mappare ma sfide e opportunità da interrogare.
I sei capitoli che lo compongono – 0. Introduzione; 1. Territori infrastrutturati; 2. Drosscape; 3. Human smart city; 4. Utopie del reale; 5. Recycle footprint – riflettono sull’idea di atlante, delineano differenti “geografie dell’abbandono” e dei rischi correlati, prospettano progetti, politiche, scenari e azioni, facendo sempre dello specifico tema, della particolare prospettiva e del caso studio locale, occasioni per delineare ipotesi e strategie di carattere generale. Nel suo insieme l’atlante diventa così testo “militante”, si fa “manifesto” per l’avvio di una grande intrapresa collettiva centrata sulla re-invenzione del capitale già disponibile, sull’immenso deposito di fatiche – ma oggi anche di scarti e rifiuti – che già Carlo Cattaneo ci invitava a considerare con prospettica attenzione. Riconoscendo la necessità di andare oltre la “modificazione”, a favore di una più ambiziosa “ri-creazione” del territorio italiano.

Recycled Theory. Dizionario illustrato / Illustrated Dictionary

a cura di: Sara Marini e Giovanni Corbellini
editore: Quodlibet, Macerata 2016
pp. 660 – euro 25
Un dizionario multidisciplinare che raccoglie parole d’autore, lemmi in forma di citazioni e termini illustrati per esplorare il concetto di “riciclo” nelle culture del progetto e nelle teorie di cui si alimentano. Solitamente si riciclano cose, oggetti, spazi, ma ancora più spesso si torna su principi e approcci per riordinarli, rimetterli in circolo, sovrascriverli. La pratica del riciclo si colloca dunque in un’area di negoziazione tra memoria e amnesia, fa emergere l’inaspettata potenzialità autorigenerativa dell’esistente, attualizzando la nostra capacità di conservarlo e di reinventarlo anche attraverso il suo parziale disfacimento. Alcune voci (dalla A di “amnesia” alla Z di “zone”) individuano materiali, procedure, ambiguità, deviazioni, potenzialità e nessi del riciclo, registrando termini che raccontano i diversi processi di produzione e di senso della città e del paesaggio dopo i rivolgimenti socio-economici degli ultimi anni e l’ampliarsi della nozione di conservazione come scenario prevalente per il progetto.

 


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