Workplace 3.0: l’ufficio? Un problema

by • 12 aprile 2017 • Design, Mosaico1824

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Riflessioni post Salone del Mobile 2017, tra la crisi del lavoro (più che dell’ambiente ufficio) e un 2016 che, secondo i dati Federlegno, ha registrato un trend positivo per le esportazioni

 

Passati i tempi nei quali la vita era ordinata secondo schemi precisi e prevedibili, la nostra epoca vede la crisi oramai cronica dell’ambiente ufficio. Ma, forse, più che di crisi si dovrebbe parlare di cambiamento irreversibile che non può più trovare quiete in un nuovo equilibrio, ma che vaga rincorrendo le situazioni più disparate. Ben lo si è capito visitando la rassegna Workplace 3.0 all’interno degli spazi del Salone del Mobile di Milano. Non parliamo tanto delle proposte e dei prodotti che meriterebbero un esame specifico, quanto dell’atmosfera che si è respirata fra le corsie.

Si vive una sorta di divaricazione fra l’ufficio che non c’è più – la sua versione liquida o nomade spopola ovunque – e quella che, al contrario, tende a una solidità sempre maggiore e che si rifugia in una qualità sempre più alta. Si vive in mezzo a mille fughe e mille problemi che ben sono stati sintetizzati in A joyful sense of work, esercizio immaginato da Cristiana Cutrone e affidato a quattro studi, lo Studio O+A di Primo Orpilla e Verda Alexander (Stati Uniti), l’Ahmadi Studio di Arash Ahmadi (Iran), l’UNStudio di Ben van Berkel e SCAPE di Jeff Povlo (Olanda) per finire con lo Studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo (Italia).

Il fine è ambizioso: “Rifondare la teoria della progettazione del prodotto ufficio e degli ambienti di lavoro ponendo al centro l’uomo, i suoi bisogni reali, le sue emozioni, le sue esperienze”. In altri termini, dai problemi nascono le soluzioni. Quindi, seguendo le chiavi interpretative suggerite in mostra Primo Orpilla e Verda Alexander dello Studio O+A immaginano “l’acqua come perfetta metafora dell’ambiente-lavoro del futuro; l’acqua, come il pensiero, assume la forma del contenitore”. L’Ahmadi Studio propone “un ambiente lavorativo adattivo, in continua evoluzione, capace di unire la sfera personale e quella sociale per rispondere alle contrapposte esigenze dell’uomo”. Ben van Berkel di UNStudio e Jeff Povlo dello studio SCAPE riflettono sulla condizione di stress lavorativo a cui è sottoposto l’uomo contemporaneo e ci pongono di fronte alla condizione abituale di molti di noi. Studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo propone Chronotopic System, “un ambiente che si modifica in relazione allo spazio e al tempo. Le combinazioni sono quasi infinite, da comporre e ricomporre secondo le volontà, le esigenze di chi vi abita”.

Ma sullo sfondo di queste pur interessanti riflessioni rimane la difficile considerazione che, ad essere in crisi, non è tanto l’ambiente di lavoro ma il lavoro stesso, ponendo la questione a livelli che ben difficilmente possono essere affrontati dai progettisti.

Comunque il settore non perde la fiducia e lavora con serietà ottenendo risultati di tutto rispetto. Le esportazioni registrano nel 2016 un trend positivo in cui la Francia si afferma come primo mercato del settore con una quota superiore ai 90 milioni di euro di export (+2,9%). Brillanti risultati, sempre nel 2016, nel Regno Unito (+29,4%) e negli Stati Uniti (+42,8%), piazze internazionali di grande rilevanza per il contract e la progettazione (dati Federlegno).

Ma, se proprio non siete convinti, conviene viaggiare e portare tutto al seguito, come suggerisce Marc Sadler ai più brillanti, e ai più facoltosi, nella collezione per FPM ove quest’anno, accanto alla valigia workstation, nasce la valigia letto. Anche in questo campo, una volta di più, la creatività non ha limiti.


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