Miracoli per i più piccoli al Fuorisalone

by • 12 aprile 2017 • Design944

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La mostra Mini Wonders, al Centro Ceco di Milano, è un’oasi di autenticità. Tatto, sguardo e olfatto guidano il gioco nei progetti dei designer

 

Nel pieno dell’onda Fuorisalone, Mini Wonders, curata da Tereza Bruthansová, al Centro Ceco di Milano, è stata un’oasi di autenticità sia per la qualità del design, sia per l’impegno sociale che il design assolve. Oasi che lascia intravedere ancora il miraggio di un intreccio genuino tra conoscenze-luoghi-relazioni. Miraggio di una compresenza pacifica, e non pacificata dalla merce, di pluralità di esperienze, di sperimentazioni reali di ciò che è tra il design: arti, culture, produzione, economie. Miraggio che lascia scorgere e tangere l’origine dell’invenzione, senza plagio.

Il passo rallenta, per entrare lentamente nella mostra, riattivando un’attenzione capillare, che dallo sguardo si espande al corpo, che si fa ricettivo verso lo spazio, riacquistando una percezione totalizzante, che non separa l’oggetto dall’architettura; anzi, ne incorpora il trait d’union. Uno spigoloso monolite, arretrato da un po’ di verde disegnato parterre, s’insinua con discrezione nella monotona successione di anonimi fronti datati senza eccellenze, aprendosi progressivamente sul retro con un’ordinata sequenza di superfici, tenute insieme dal rigore formale del modernismo di eco lecorbusiano.

Tatto, sguardo, olfatto, sono i fili conduttori che innescano il cortocircuito tra arte dello spazio, arte applicata, arte dell’oggetto. Angoli retti, vetri, marmi, tagli ortogonali al vivo e colori sobri racchiudono le linee sinuose, le curve, la porosità delle essenze naturali, i colori pastello dei manufatti in legno, le miscele cromatiche dei tessuti e gli stacchi netti delle campiture grafiche che ornano i gonfiabili. Tatto, sguardo, olfatto, sono i sensi che guidano i primi passi verso il gioco, qui amplificato dalla costante tensione di un gioco tra opposti: la geometria cartesiana dello spazio e la curvilinea del disegno a mano libera.

Mini miracoli per microstorie che annodano gli oggetti in insiemi narrativi a tutto tondo, a passo -1. Insiemi che mostrano il processo di selezione da un paesaggio più vasto, processo di estrazione come il brano più sorprendente di una fiaba non conclusa. Dall’uso del legno, dalla tessitura delle fibre, trapela una lavorazione artigianale di lungo corso, alleggerita dalla levità della plastica, che fa transvolare antiche figure fiabesche verso i cieli di mondi sconosciuti. Sguardo all’insù, attratto da movimenti inafferrabili, come quelli di un neonato nella culla, che sogna già di moltiplicare il passo -1 con la bicicletta senza pedali.

Ma il desiderio più forte è quello di agire sul corpo come tramite che produce relazione reale tra adulto e infante. Oasi e miraggio. Reale e immaginario. Il miracolo è nella meraviglia del muoversi con-tatto tra i corpi. E l’abilità da designer è trasferire il senso del miracolo nella distanza. Che a bordo piscina, un nudo rettangolo d’acqua, si scopre nella voce femminile di tre giovani donne: Radka Neumannová, direttrice del Centro Ceco di Milano, Tereza Bruthansová, e Zuzana Lednická, entrambe attive in festivalmini.cz. Con loro, in un clima rilassato e di sincera convivialità, autrici e autori dei pezzi presentati, a cui si aggiungono Jan Čapek, Jaroslav Sutnar, lo studio Vrtiška + Žák, Michal Strach e Veronica Bratrychová per lo studio Široko, rivelano la loro duplice identità di designer-genitori.

La ricerca s’intensifica nella coincidenza ideazione-committenza. Con la giusta distanza. A darne la metrica è il corpo in movimento, è la performance di un gioco che non è rappresentato, non è suggerito e nemmeno invocato. Un gioco – in assenza di gioco- come metalinguaggio tra materia-immaginario-spazio/tempo, che si muove nel vuoto/pieno dell’invenzione. In assenza d’invasione nelle rispettive aree di azione: adulto-infante. Per entrambe le parti nel gioco «lavoro e libertà sono necessari allo sviluppo» (Maria Montessori), purché esso non sia normante.

 


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