Euroluce e DeLightFuL al Salone del Mobile 2017: quando la luce dà spettacolo

by • 11 aprile 2017 • Design1695

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La 29° edizione del Salone internazionale dell’illuminazione mette in mostra la tecnologia ma anche le capacità di raccontare, stupire ed emozionare

 

La luce è uno degli elementi fondamentali che dà forma e vita all’architettura. Cambia e anima gli spazi, che siano essi domestici, pubblici o di lavoro. Può essere considerata solo un oggetto di design, o un oggetto dall’elevato contenuto tecnologico o, ancora, un oggetto d’arte.

Così, Euroluce continua a essere un’occasione unica per avere una panoramica completa di quello che accade nel settore a livello internazionale. Nella 29° edizione emerge il grande interesse, già incontrato in altri ambiti, per la customizzazione, ovvero la possibilità di dare al cliente una luce personalizzata, creata e programmata sulle proprie esigenze come un abito sartoriale e controllabile semplicemente utilizzando una “app” da uno smartphone.

Tante le aziende che puntano sugli aspetti tecnologici e sembra sia di gran moda parlare di “luce intelligente”; non è ancora dotata di pensiero, ma è variabile e adattabile alle molte esigenze degli spazi e della vita contemporanea, ha geometrie impossibili, ed è perfettamente integrata nell’architettura.

Forse però, quello che ci sorprende sempre, è la classica lampada. Così, dopo anni di storia, le grandi aziende riescono ancora oggi a stupirci con l’innovazione, ricercando il giusto rapporto tra forma e funzione come ci hanno insegnato i fratelli Castiglioni.

Come per esempio da Flos nel grande stand da 1.000 mq progettato dagli architetti Calvi Brambilla che con un allestimento suggestivo raccontano le principali collezioni dell’azienda. Partendo dall’esterno hanno ambientato le luci tra alberi e piante, affrontando poi l’ambiente domestico e infine la luce tecnica, quella definita “architettonica”. Esposti, molti nuovi pezzi di grande livello realizzati da importanti firme del design internazionale come Philippe Starck, Michael Anastassiades, Konstantin Grcic, Barber & Osgerby, Ronan e Erwan Bouroullec, Vincent Van Duysen, Piero Lissoni, Nendo e Formafantasma.

Da sottolineare l’originale progetto di allestimento realizzato dal duo danese GamFratesi per Louis Poulsen dove le pareti bianche sono state modellate e piegate come carta, creando un affascinante gioco di luci e ombre attraverso finte e impossibili scale, a ricordare l’opera di Escher. Ma anche l’allestimento di Ferruccio Laviani per Foscarini ha sintetizzato bene l’approccio dell’azienda, tra cultura e design.

La luce è anche racconto, stupore ed emozione: come sottolinea Davide Groppi con Infinito, una striscia sottilissima (lunga fino a 12 metri) di una speciale lega metallica che taglia lo spazio e illumina l’ambiente con una luce indiretta; o come nei corpi illuminanti, dallo scenografico effetto, che invadono lo spazio di Bocci, azienda che a dispetto del nome è stata fondata a Vancouver nel 2005 e che approccia il suo lavoro come una comunità cooperativa composta da designer, architetti, artigiani, tecnici, fornitori di materie prime.

 

Emozionare il visitatore era anche uno dei concetti alla base di DeLightFuL, uno spazio speciale all’interno dei paglioni di Euroluce, che dopo il successo dello scorso anno con “Before Design: Classic” ha visto nuovamente impegnati lo studio Ciarmoli Queda e il regista Matteo Garrone. Design, Light, Future, Living sono i quattro concetti chiave intorno ai quali si è sviluppato il progetto che ha cercato di mettere in scena una visione inedita dell’abitare contemporaneo dove, nonostante l’innovazione, l’essenza del vivere quotidiano e le nostre esigenze sono rimaste immutate: dormire, mangiare, sedersi, ordinare. Il racconto della mostra è stato allestito attraverso diverse stanze, realizzate ricercando accostamenti inediti tra oggetti d’arredo, materiali, colori e soprattutto la luce, con la sua capacità di dare atmosfera agli spazi.

Un percorso ricco di elementi, un progetto interessante e ambizioso ma per nulla fluido, compresso in uno spazio troppo piccolo. Le ambientazioni, molto interessanti se prese singolarmente (come ad esempio la Hall of art che mette in mostra il rapporto magico tra iconici oggetti di design e altrettanti elementi di illuminazione), nell’insieme tuttavia creano confusione nella visione.

Anche il cortometraggio di Garrone ha raccontato il quotidiano e il contemporaneo, allestito però in un ambiente naturale e onirico al tempo stesso: il bosco. Ma, anche in questo caso, se pur si tratta di un lavoro di alta qualità, sono troppe le storie raccontate e gli oggetti inseriti, perdendo di conseguenza l’intuizione della non consueta scelta dell’ambientazione.


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