Design Week 2017: alla Triennale di Milano la poetica degli opposti

by • 4 aprile 2017 • Design, Mosaico550

Dalla leggerezza degli esercizi di stile delle case per piccoli volatili in mostra nel Giardino delle Sculture in “House of Birds”, si passa alle atmosfere rarefatte della mostra allestita da Neri Oxmann per Lexus

 

Per chi si avventura nel Giardino delle Sculture della Triennale di Milano, la domanda sorge spontanea: un uccellino per ogni casa o una casa per ogni uccellino?

La risposta non c’è, anche perché di uccellini non ne abbiamo proprio visti. Abbiamo visto, invece, preziosi esercizi di stile che, sull’ameno tema (“House of Birds”, la dimora per piccoli volatili) hanno permesso a 24 scelti designer di dare il meglio su un tema lieve e all’azienda, la marchigiana ActionGiromari, di dimostrare le proprie capacità al di sopra di ogni sospetto. L’ideatore e coordinatore del progetto, Roberto Giacomucci, ha così dato vita a un’istallazione leggera e “volante”, che riconcilia con la creatività. La casetta migliore? Lasciamo ai futuri abitanti l’ardua sentenza, anche perché vorremmo sentirne il felice cinguettio di novelli inquilini. Noi ci limitiamo ad auspicare che le piccole dimore possano un giorno essere prodotte in qualche forma. Cip Cip.

 

Per opposte sensazioni occorre invece percorrere la grande curva a piano terra, dove Lexus presenta la filosofia Yet inverata nel Design Award 2017. La rarefatta atmosfera ci immerge in uno spazio che lascia pochi dubbi. La nota casa automobilistica, con il proprio premio che dal 2013 impone ai designer di tutto il mondo di misurarsi al massimo livello, punta al meglio e il meglio ottiene scegliendo attentamente i propri protagonisti. L’allestimento, concepito dall’ipersofisticata architetto, designer e inventor Neri Oxmann e realizzato con Mediated Matter Group, incede lento e maestoso nello spazio come chi non ha nulla da spartire con le cure terrene, anche se ne vuole essere grande terapeuta.

Il premio mette in campo dodici selezionatissime proposte che, amorevolmente allevate da mentori del calibro di Neri&Hu, Snakearchitecture, Max Lamb ed Elena Manfredini, si contendono la palma della vittoria, per la cronaca andata a Hiroto Yoshizo con il progetto PIXEL (proposta per vivere la luce, MA anche l’ombra) secondo il giudizio della giuria stellare che fra gli altri comprende nomi del calibro di Toyo Ito, Paola Antonelli e Aric Chen.

All’insegna della filosofia Yet, l’italico “ma anche”, tutto è perfetto: difficile trovare un difetto.

MA, forse, una sola cosa manca. L’anima.


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