Le fatiche tedesche di Chipperfield, tra monumentalità e fantasmi della storia

by • 3 aprile 2017 • Mosaico, Progetti3561

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Riflessioni intorno ai due interventi di David Chipperfield in Germania: i Propilei a Berlino (tribolato atto finale dei suoi lavori all’Isola dei musei) e l’adeguamento della Haus der Kunst a Monaco di Baviera (facendo i conti con la memoria scomoda del nazismo)

 

BERLINO-MONACO DI BAVIERA. Finalmente, dopo 24 anni di lavori e strenua lotta politica, l’immane progetto dell’acropoli della Museuminsel berlinese avrà termine: ancora pochi mesi e i nuovi Propilei di David Chipperfield saranno aperti al pubblico. È il cantiere della pervicacia che né la frangia più oltranzista della Gesellschaft Historisches Berlin né il difficile terreno fangoso della Spreeinsel su cui sorge, né i ritrovamenti di bombe inesplose sono riusciti ad arrestare. Ben più breve è invece la storia del secondo progetto, conservazione e riattamento della Haus der Kunst a Monaco (2013-2018), tuttavia terribilmente controverso e onnipresente nella stampa tedesca, a smentire la leggendaria pacatezza di un popolo che altresì spesso strepita: qui contro il moderno lì contro la tradizione e in ordine inverso a quanto ci si aspetterebbe, cosicché Berlino si riscopre alquanto inaspettatamente prussiana e classicista, Monaco anti-reazionaria.

L’attitudine di Chipperfield

Come risponde l’architetto londinese a polemiche e strattoni, al bisogno di rappresentazione delle città contemporanee globalizzate? Coniugando al tempo presente i caratteri fondativi dell’intervento per cui è chiamato a lavorare, tenendo a mente altresì i modi del passato, dell’edificio preesistente e/o del sito, e quelli del futuro che stanno nella capacità di dialogare con quanto ospita (l’oggetto artistico) e con chi lo ospita (la città), in un moto di transizione permanente. Ongoing question dell’architetto che riflette sul progetto dell’edificio museale liberandolo dalla desueta funzione cerimoniale di un tempo, trasformandolo in un’istituzione trasparente di materiali, forme e intenti, mai dimenticando il recente passato – qui in Germania particolarmente traumatico e odioso – ma dialogandovi “costruttivamente”.

Berlino, Museuminsel

A Berlino dialogare col passato è sinonimo di continuare… un colonnato, una promenade architettonica, una tradizione di oltre sette secoli (in questa piccola Isola del Tesoro nacque nel XIII secolo l’antica città con i due insediamenti gemelli di Berl e Cölln), seguendo le fila di un progetto iniziato nel 1840 da Federico IV di Prussia, in un luogo che ha peraltro vissuto l’evoluzione della concezione museale del XX secolo. Dietro l’Altes Museum, accanto al rinnovato Neues e al tempio su alto podio dell’Alte Nationalgalerie, prima del Pergamon e del Bode Museum.

Chipperfield crea anzitutto un “luogo” di pieni/vuoti che ridisegna la corte dell’ex Packhof di Friedrich Schinkel (demolito nel 1938) e continua i portici del progetto di Friedrich August Stüler, per guidare il visitatore a un ingresso finalmente degno della sua fama al leggendario Pergamon Museumtrying to be a place first, a museum later»), per poi concentrarsi sui nuovi Propilei, sesto e ultimo edificio dell’isola che ospiterà la James Simon Galerie, insieme a un auditorium, media center, bar, ristoranti, negozi, luoghi di servizio distribuiti su tre piani. Colonne stilizzate e filiformi e pannelli di vetro, come nel progetto del Literaturmuseum der Moderne a Marbach (2002-2006), incorniciano e concludono l’alto basamento in pietra chiara, agganciandosi sulla destra all’antico colonnato, ripetendolo tutt’intorno all’area fino all’accesso al Pergamon e riproponendolo in alzato. L’amore dichiarato di Chipperfield per il tema architettonico della colonna («mini architecture») trova qui piena espressione dando vita a una struttura trasparente e delicata che offre vari punti di vista dentro/fuori/attraverso su tutti i quattro lati dell’edificio, cadenzandoli ordinatamente.

Immagine di copertina: fronte della James Simon Galerie © Francesca Petretto

Monaco, Haus der Kunst

A Monaco bisogna invece continuare in maniera convinta un’opera degnamente iniziata nel 1946-48 dalla cittadinanza bavarese e che stoicamente arriva a oggi, nonostante l’odiosa storia che nel 1937 la vide nascere e nonostante chi ritiene che a quest’architettura siano ascrivibili follie e misfatti degli uomini. Perché la Casa dell’Arte fu commissionata a Paul Ludwig Troost dal Führer stesso quale tempio dell’arte nazionale tedesca, contro la moderna, degenerata Sachlichkeit (oggettività), nemica di retorica, banalità e diktat del regime; e come il celebre progetto per le pietre d’inciampo (le Stolpersteine di Gunter Demnig) è osteggiata, ripudiata da buona parte della scena culturale-politica (non solo) bavarese che probabilmente non sa che da sempre (vedi Paul Zancker) architettura e arte sono strumenti di propaganda per qualsiasi dittatura, oppure ignora il significato del termine “memoria” e di come sia possibile, anche grazie a queste, esercitarla.

Il progetto di Chipperfield ridà dignità a un edificio monumentale, risanandolo dai danni del tempo, recuperando all’interno la splendida organizzazione di spazi espositivi ampi (la Herrensaal e le ali laterali) atti a presentare le opere spesso sovradimensionate di artisti moderni in maniera consona (non cerimoniale) al nostro tempo e alle loro esigenze spaziali, ristabilendo all’esterno un dialogo con la città e il parco. Come in un padiglione nell’English countryside questa architettura deve proporsi come elemento di mediazione fra München e il suo Englischer Garten e se essa è, come dicono, “contaminata”, l’unico modo per “denazificarla” – per due esperti stranieri liberi da condizionamenti, un architetto inglese e un direttore di museo nigeriano – è impedire che l’ottima politica condotta dalle fondazioni che ospita da 72 anni sia offuscata dai quei suoi primi oscuri 12, permettendo loro di continuare a vivere nella loro casa; senza ombre, senza schermi di alberi messi a caso chissà quando, senza orrori di anonimi parcheggi per umiliarla, renderla negletta e dimenticarla. Chipperfield e Okwui Enwezor vogliono un luogo libero, moderno, arioso, luminoso, trasparente. Verrà ripristinata la scalinata continua lungo il lato che si affaccia sulla città – come nel progetto originario su reinterpretazione colossale dell’Altes Museum di Berlino. Non si distruggeranno le tracce del passato; nemmeno i mosaici controversi del portico e le decorazioni originali. Si riapriranno finestre e balconate murate, scorci sulla copertura. Accanto agli ambienti espositivi si allestiranno stanze per gli artisti ospitati e le loro attività (incontri, conferenze, workshop, spettacoli), servizi per il pubblico, luoghi per il dialogo. Arte degenerata? L’edificio si è già decontaminato da sé, dal 1946 ad oggi. Come? Ospitandola!

 

Carta d’identità dei progetti

Berlino

Committente: Stiftung Preußischer Kulturbesitz rappresentata dal Bundesamt für Bauwesen und Raumordnung Utilizzo: Staatliche Museen zu Berlin Progetto: David Chipperfield Architects Berlin Design: Alexander Schwarz Project management: Martin Reichert, Ernst & Young Real Estate, Kemmermann Project architect: Urs Vogt Landscape architect: Levin Monsigny Landschaftsarchitekten Strutture: IGB Ingenieurgruppe Bauen Servizi: INNIUS DÖ, Inros Lackner Impianti: Müller-BBM Illuminotecnica: matí, Conceptlicht Antincendio: Arge Brandschutz Superficie area: 10.900 mq

Cronologia

1993: David Chipperfield vince il concorso per il Neues Museum

1999: David Chipperfield si aggiudica anche la costruzione dell’edificio d’ingresso alla Museuminsel

2001: presentazione primo progetto

2006: la Commissione per il budget finanzia la costruzione; inaugurazione Neues Museum

2007: presentazione del secondo progetto rivisitato in seguito alla proteste antimoderniste della Gesellschaft Historisches Berlin

2009: inizio lavori; sostituzione pali lignei di fondazione di Schinkel con circa 5.000 nuovi in acciaio; insolvenza economica costo lavori e tregua costruttiva dovuta anche al ritrovamento di un ordigno bellico inesploso

2012: inizia il lavoro “veneziano” di drenaggio della piattaforma sul Kupferkanal

2013: posa ufficiale della prima pietra con gli eredi di James Simon

2016: topping out ceremony

2017: costruzione colonnato e chiusura promenade architettonica

2018: inaugurazione e apertura al pubblico

Monaco

Progetto: David Chipperfield Architects Berlin

Committente: “Stiftung Haus der Kunst – Künstlerverbund im Haus der Kunst”, Mäzenatenvereinigung Gesellschaft der Freunde Haus der Kunst München e.V.

Costo totale dell’opera: 78 milioni (20 del Bundestag e 58 del governo bavarese)

Cronologia

1933-1937: costruzione secondo il progetto di Paul Ludwig Troost

1937: ospita la prima Großen Deutschen Kunstausstellung”

1945: presidio americano: diventa sede di un Casinò per gli ufficiali americani e di un campo di basket per le truppe alleate

1947: ospita la prima mostra del periodo postbellico „Französische Malerei vom Impressionismus bis zur Gegenwart“

1948: torna ufficialmente nelle mani della città di Monaco di Baviera

Anni ’80: periodo critico in cui l’edificio inizia ad usurarsi

1993: ha il suo primo moderno direttore in Christoph Vitali – inizio di una nuova era

2011: diventa direttore il nigeriano Okwui Enwezor

2013: Chipperfield vince il concorso per il progetto di restauro e riattamento dell’edificio

2016: il quotidiano bavarese Süddeutsche Zeitung invita gli studenti di Architettura dell’Università Tecnica di Monaco a partecipare a un concorso di idee per la HdK

16.09.2016: David Chipperfield presenta il progetto “Renovate/Innovate”

2017: viene approvato il budget (circa 80 milioni) per il progetto di David Chipperfield.

2018: chiusura (prevista) dei lavori e inaugurazione.


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