AAA, architettura alpina in cerca d’identità

by • 22 marzo 2017 • Mosaico, Professione e Formazione, Progetti2338

Gli esiti della Rassegna Architettura Arco Alpino 2016 vedono una salomonica spartizione dei riconoscimenti tra est e ovest e tra approcci differenti, se non radicalmente opposti

 

Esiste un’architettura alpina? Ovviamente no. Per coloro che, non soddisfatti della raffinata saggistica di settore da Bruno Reichlin a Antonio De Rossi (da non perdere i suoi due recenti volumi su La costruzione delle Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914) e Il Novecento e il modernismo alpino (1917-2017), Donzelli, 2014-2016), nutrissero ancora dubbi in proposito, gli esiti della Rassegna Architettura Arco Alpino, alla sua prima edizione, fugano ogni dubbio. 246 opere realizzate dal 2010 al 2016 (nei territori delle province italiane afferenti al comparto geografico della Convenzione delle Alpi), autocandidate da 149 studi professionali (per massimo tre interventi cadauno), sono già un significativo campione.

L’iniziativa, promossa dalla neonata associazione Architetti Arco Alpino (AAA), costituisce il contraltare italiano del Premio Constructive Alps, riguardante l’intero comprensorio alpino (giunto alla quarta edizione con la selezione dei finalisti e prossima proclamazione il 4 novembre) e si colloca nel solco di Neues Bauen in den Alpen, riconoscimento promosso da Sesto Cultura (Val Pusteria, Bolzano) tra il 1992 e il 1999.

Come rilevato anche dalla giuria (Bernardo Bader, Sebastiano Brandolini, Quintus Miller), impossibile ricondurre a unità il tutto, dati i differenti scenari fisici, politico-amministrativi, socio-economici, culturali. Ma soprattutto, scorrendo i progetti, si percepisce un sostanziale iato tra gli interventi che interpretano e fanno propri i peculiari e difficili contesti – geomorfologici, simbolici e antropici – di una cosiddetta montagnité (per citare ancora De Rossi con Roberto Dini in Architettura alpina contemporanea, Priuli & Verlucca 2012), e quelli che, magari di grande qualità, risultano invece “semplicemente” costruiti nello spazio geografico alpino. In altre parole, si possono talvolta riscontrare più caratteri di “alpinità” alle Cinque Terre che non a Trento o ad Aosta città.

Così, scorrendo la shortlist dei 22 selezionati (con nomi che a volte ricorrono troppo insistentemente, con due se non tutte e tre le candidature incluse), i progetti patinati (tendenzialmente da Sondrio in là, con gli altoatesini in testa; scuole, residenze, servizi), convivono accanto a quelli più “grezzi” e magari meno fotogenici (tendenzialmente da Sondrio in qua: recuperi di edifici e borgate). Con salomonica decisione, la giuria ha sancito tale doppio binario di lettura geografico-fenomenologica nel laureare i quattro vincitori: due a est, concentrati in Sudtirolo (con le residenze di feld72 che paiono piuttosto “stonate” rispetto al coro, e la fin troppo perfetta sistemazione della piazza dell’abbazia di Novacella); due a ovest, concentrati nel Cuneese (il paradigmatico recupero di Paraloup – foto di copertina – e l’intervento alla piccola scala – 9 mq; troppo piccola? – di StudioErrante).

 

Chi organizza la Rassegna 2016

L’associazione Architetti Arco Alpino (AAA), fondata il 20 maggio 2016 dagli Ordini degli Architetti PPC della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, Provincia di Belluno, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia di Cuneo, Province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola, Provincia di Sondrio, Provincia di Torino, Provincia Autonoma di Trento e Provincia di Udine (per un totale di circa 14.000 iscritti). AAA è presieduta da Alberto Winterle, già presidente dell’Ordine di Trento e attuale direttore di “Turris Babel”, rivista della Fondazione Architettura Alto Adige. L’associazione ha lo scopo di creare sinergie tra i partecipanti e di coordinare le iniziative legate alle tematiche culturali e professionali con rilevante caratterizzazione alpina, con la consapevolezza che le affinità delle caratteristiche geografiche delle Alpi hanno sempre determinato e determinano tutt’oggi problemi ed esigenze simili.

La giuria

Bernardo Bader (Austria)
Sebastiano Brandolini (Italia)
Quintus Miller (Svizzera)

La mostra

È allestita contemporaneamente in 9 sedi distinte lungo l’arco alpino dal 17 marzo, giorno della premiazione (date di chiusura variabili).
Aosta: Sala espositiva Hôtel des États
Belluno: Sede Ordine Architetti
Bolzano: Museion
Cuneo: rifugio Paraloup (Rittana)
Novara-VCO: Palazzo San Francesco (Domodossola)
Sondrio: Castel Masegra
Torino: Casa Olimpia (Sestriere)
Trento: Chalet Fiat (Madonna di Campiglio)
Udine: Palazzo Morpurgo

Il catalogo

Rassegna 2016. Architetti Arco Alpino, numero monografico di “Turris Babel”, n.105, marzo 2017, euro 10

I 4 vincitori

Recupero della Borgata Paraloup (Rittana, Cuneo)
Progetto: architetti Dario Castellino, Valeria Cottino, Giovanni Barberis; prof. Daniele Regis
Committente: 
Fondazione Nuto Revelli Onlus 
Direzione lavori: Dario Castellino, Valeria Cottino
Collaboratori: M. Ravera
Strutture: 
ing. G. Gobino
Ulteriori tecnici coinvolti: 
ing. F. Gobino, ing. E. Gallo, 
per. ind. A. Olivero
Foto: Daniele Regis, Dario Castellino
Cronologia: 2006 – 2013
Superficie costruita: 700 mq 
Cubatura: 2.200 mc

Il progetto di recupero della borgata Paraloup in Valle Stura, simbolo della Resistenza e del patrimonio architettonico e paesistico in abbandono, è immagine tangibile delle relazioni tra valori naturali e antropici; configurato nel segno dell’identità del luogo, della sostenibilità dell’intervento, della qualità ambientale e sociale, della conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesistico, si basa sui principi fondamentali della conservazione e del restauro: la riconoscibilità, la reversibilità e il minimo intervento. Il metodo costruttivo lascia le rovine come lettura dei tessuti murari originali, trasformandole in contenitori per le scatole progettate. Queste, in legno di castagno, materiale autoctono a bassissimo impatto ambientale, hanno pareti e soffitti in pannelli con doppio strato di legno e interposto materiale isolante e coperture in lamiera. Le murature esistenti sono state consolidate e rese indipendenti. Una piattaforma in legno a sbalzo verso la pianura ospiterà un teatro all’aperto, un disegno che prosegue l’idea progettuale della Borgata, quello di preservare il valore spaziale e distributivo sia delle Baite che dei sentieri esistenti.

Capanno “Wood and the Dog” (Paesana, Cuneo)
Progetto: StudioErrante Architetture (Sarah Becchio, Paolo Borghino)
Committente: Ivana Martino
Direzione lavori: Paolo Borghino
Foto: StudioErrante Architetture
Concorso a inviti, primo premio
Cronologia: 2012-2013 
Superficie costruita: 9 mq

Il capanno, nonostante le sue dimensioni irrisorie include in sé una serie di funzioni che si esplicitano in altrettante soluzioni formali.
É legnaia per lo stoccaggio della legna da ardere per il sistema di riscaldamento dell’abitazione. Le fessure che caratterizzano l’involucro di legno garantiscono l’aerazione necessaria all’essiccazione del legname. É una zona di riparo e di interazione tra interno ed esterno del cortile, un baricentro che prende vita: la nicchia del lato sud è una seduta speciale per uomini e animali. É una zona di lavoro e servizio all’area esterna della casa. Il setto di cemento armato che definisce parte del prospetto est si ripiega all’interno a formare un piano di incasso per un lavandino capiente. É un dispositivo di delimitazione spaziale, una cortina di definizione tra qui e lì. Il muro della costruzione precedente, con la sua tessitura irregolare e combattuta è stato mantenuto, consolidato e lasciato a vista, a sostegno della nuova costruzione. I dettagli sono al minimo. Le definizioni letterali. Cemento armato per basamento, murature e cordoli. Legno per quasi tutto: lamellare per la struttura, di castagno carbonizzato per il rivestimento e la copertura, di castagno naturale per gli infissi. Compensato per gli inserti e la nicchia. Di bosco antico per il gradino. In fin dei conti sono un muro, una scatola con nicchia, una porta con finestra, due pivot e un gradino. Quasi nient’altro.

Recupero della piazza dell’abbazia di Novacella (Bolzano)
Progetto e direzione lavori:arch. Markus Scherer
Committente: 
Neustift Augustinian Monastery
Supervisione progetto: Urban von Klebelsberg
Collaboratori :
Adriana Mangiacotti, Heike Kirnbauer
Strutture e sicurezza: Giulio Lavoriero
Impresa: Oberegger
Impianti luce: Roland Fischnaller, Eurolicht
Pavimenti: Baldessari
Impianto elettrico: Unterthiener
Impianto riscaldamento-aerazione e impianti sanitari: Hermann Heiztechnik
Fabbro: Obergasser
Foto: Bruno Klomfar
Progettazione paesaggistica: 
Jörg Platter
Ultimazione lavori: 2010
Superficie costruita: 5.950 mq

L’area antistante al convento barocco dei Canonici Agostiniani, circondata da edifici di notevole valore storico e utilizzata in precedenza come parcheggio, doveva essere trasformata in una piazza e in una zona di ingresso per l’abbazia. Il progetto ha previsto una chiara articolazione in tre zone principali: 1. zona di arrivo – rallentamento 2. piazza – sosta 3. percorso verso l’abbazia. Il livello della piazza è rialzato di circa 1,5 metri rispetto alla quota originaria per creare una sorta di impluvium. L’intervento restituisce la corretta dimensione architettonica ai diversi edifici che danno forma alla piazza, riorganizzando in modo chiaro lo spazio pubblico. Uno dei criteri fondamentali del progetto era che la nuova piazza tra gli edifici fosse realizzata impiegando elementi il più semplici possibile e un materiale unitario di provenienza locale come il granito di Bressanone. La Richterhaus, l’Engelsburg o Cappella di San Michele e la Cantina dell’abbazia delimitano chiaramente lo spazio pubblico insieme ai tre percorsi principali. Le superfici a verde lungo il Muro dei Turchi sono state conservate e riqualificate in modo da garantire un utilizzo flessibile della piazza anche per feste ed eventi, senza dover inserire strutture permanenti che interferiscano con l’armonioso ensemble costituito dagli edifici storici.

Complesso residenziale ad Appiano (BZ)
Progetto e direzione lavori: feld72 architekten
Committente: 
Arche in KVW, Bolzano
Collaboratori: 
Nicol Bolletta, Soner Ertim, Marino Fei, Kathrin John, Rinor Kaba, Kaja Kos, Gerhard Mair, Edoardo Nobili
Strutture: 
Studio tecnico Obrist&Partner
Ulteriori tecnici coinvolti: 
Energytech
Foto: Hertha Hurnaus
Concorso a inviti, primo premio
Cronologia: 2014 - 2015
Superficie costruita: 1.237 mq 
Cubatura 8.966 mc

Gli alloggi sono raggruppati intorno a una corte a verde che ricorda il cosiddetto “Anger”, lo spazio collettivo a prato al centro dei borghi di campagna. I corpi di fabbrica dal disegno essenziale sono semplici nella forma e nell’aspetto. L’unico elemento di varietà è dato dalla disposizione delle aperture, con il ritmo delle facciate scandito dalle finestre a tutta altezza e dalle fasce marcapiano ben strutturate. I pannelli sandwich prefabbricati in cemento a vista, di una calda tonalità che richiama quella della terra, danno al complesso un carattere scultoreo.


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