Reintroduciamo i minimi tariffari

by • 17 febbraio 2017 • Forum, Professione e Formazione2334

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inerente una petizione alle Camere per la reintroduzione delle tariffe professionali e dei minimi tariffari

 

Gentile direttore,

desidero informare i lettori circa la petizione per la reintroduzione delle tariffe professionali e dei minimi tariffari. L’11 gennaio 2017 la petizione è stata segnalata al Governo, richiedendo al presidente del Consiglio Gentiloni e al ministro dell’economia Padoan “un intervento urgente […] a fronte di situazioni insostenibili, lesive della dignità dei professionisti e della loro qualità di vita, al punto che molti dichiarano di non riuscire a sostentarsi con il proprio mestiere a causa dell’assenza di argini ai ribassi e della «commercializzazione» delle professioni”.

È stato suggerito al Governo “di abolire la quota di iscrizione agli ordini professionali, ovvero che lo Stato si assuma” in tutto o in parte “l’onere del costo di gestione degli ordini, a fronte del calo dei livelli di reddito, e dei subentrati costi relativi all’assicurazione professionale. O in alternativa che vengano decretati a livello nazionale: a) l’ammontare della quota di iscrizione agli ordini professionali, b) i casi di esenzione del pagamento della quota, includendo i neo padri e le neomadri, ovvero chiunque abbia figli a carico, o non generi una determinata soglia di reddito, o versi in disoccupazione”.

È stata trasmessa la tragicità della situazione come emerge dai commenti di numerosi firmatari della petizione, i quali segnalano “gravi condizioni economiche personali a seguito delle riforme introdotte; lo svilimento del lavoro e la perdita di dignità, dovute ai continui ribassi ed alla commercializzazione delle professioni intellettuali regolamentate”. Si rileva che le condizioni di mercato generate dalle riforme intergovernative determinano sistematicamente situazioni forse incompatibili con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

In Olanda i contratti nazionali stabiliscono i livelli salariali degli architetti in base agli anni di esperienza. In Svezia, dove le tariffe sono state abolite, i livelli salariali sono definiti dai sindacati. In Svizzera le tariffe non sono state abolite, ma la Società degli ingegneri e degli architetti (SIA) ha elaborato una «carta degli onorari equi». In Gran Bretagna il Royal Institute of British Architects pubblica invece online una guida ai salari. Secondo differenti modalità, in questi paesi europei sono stati formulati limiti alla concorrenza, relativi al costo della forza lavoro; ovvero, sono stati sostenuti i livelli di reddito della classe media. È un fatto politico necessariamente disgiunto dalle logiche della competizione commerciale, e relativo alla tutela del benessere (Wohlstand) degli individui e della società.

Il livellamento verso il basso dei salari e dei redditi di un intero gruppo sociale, ovvero di una categoria di lavoratori altamente specializzati, è una scelta politica che ha dei precedenti storici ma è una misura estrema, che non è stata esplicitamente dichiarata nei programmi politici o discussa, bensì sdoganata dal dibattito sulla “competitività”.

Si auspica che il Parlamento possa approvare a breve la reintroduzione delle tariffe professionali e dei minimi tariffari”.

Cordiali saluti.

Massimo Torre – GENOVA

massimo.torre@gmx.de


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