A Siracusa, difendere la bellezza nelle aree Unesco costa 18.000 euro

by • 3 febbraio 2017 • Patrimonio1710

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Cercando «Azionisti per la Bellezza», Legambiente Sicilia si appella alla società civile. Il motivo? Coprire le spese legali conseguenti la condanna per aver difeso le Mura Dionigiane e il Castello Eurialo dalla costruzione di un centro commerciale nei pressi

 

SIRACUSA. Legambiente Sicilia cerca «Azionisti per la Bellezza». Un appello alla solidarietà della società civile in risposta alla condanna, senza precedenti, inflitta a un’associazione di volontariato, solo per aver cercato di difendere da un colossale tentativo speculativo un’area dai valori archeologici e paesaggistici unici: quella delle Mura Dionigiane e il Castello Eurialo, che le sono valsi pure il riconoscimento di Patrimonio Unesco. Oggi difendere la Bellezza a Siracusa costa 18.000 euro!

A tanto ammontano le spese processuali al cui pagamento è stata condannata Legambiente dalla Cassazione, che ha respinto «con una decisione che lascia sconcertati», commentano dall’associazione, l’impugnazione, in difesa delle casse del Comune (e quindi di tutti i siracusani), di una sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia (CGARS, massimo organo della giustizia amministrativa che svolge le funzioni del Consiglio di Stato nella Regione autonoma che ha potestà legislativa piena).

Il CGARS in procedimento parallelo contro la Regione ha disposto altra perizia a favore di altra società dello stesso Gruppo che quantifica altri 240 milioni a carico della Regione a causa di un parere negativo paesaggistico per un’altra gigantesca lottizzazione a ridosso del grande sistema di fortificazioni greche del IV secolo a.C. L’impugnazione rientrava nei diversi interventi in sede giudiziaria per annullare la concessione edilizia per la costruzione di un enorme centro commerciale in contrasto con il piano regolatore ed i vincoli archeologici; concessione rilasciata in virtù di un silenzio-assenso maturato in circostanze ancora da chiarire e su cui le Procure di Palermo e di Siracusa stanno indagando. Tutti interventi portati avanti dal Centro di Azione Giuridica: avvocati ed esperti che prestano il loro lavoro in favore dell’associazione e che in Sicilia hanno già contrastato la realizzazione di mega inceneritori, fatto sospendere i lavori di costruzione del MUOS (Mobile User Objective System), difeso le riserve naturali e i piani paesaggistici d’ambito.

La richiesta di risarcimento milionaria era stata avanzata dalla ditta AM Group, già proprietaria dell’ex Fiera del Sud oggi centro commerciale in via di definizione, alla quale l’allora soprintendente Concetta Ciurcina aveva negato la costruzione di 71 villette e due centri commerciali e turistico ricettivi sull’altopiano dell’Epipoli, immediatamente sottostante le Mura Dionigiane, perché sull’area il Piano paesaggistico del 2012 impone l’inedificabilità assoluta. In particolare, nel rispetto del monumento archeologico, il Pp prevede, nell’immediato intorno, usi «sostenibili per il paesaggio», propri di attività in cui siano predominanti le piante anziché i volumi edilizi.

Il sito, in ogni caso, dal 1959 è interessato da un vincolo archeologico che ammette la sola destinazione agricola, mentre dal 1989 è sottoposto a vincolo come area d’interesse archeologico (art.1 lettera m della legge Galasso) e, ancora, dall’aprile del 1999, risulta compreso all’interno della perimetrazione del vincolo paesaggistico imposto dalla Commissione provinciale Bellezze naturali denominato «Mura Dionigiane», a tutela del patrimonio del paesaggio archeologico della città.

La parallela vicenda della lottizzazione, per la quale vi è già perizia, pur contestata, che quantifica in 240 milioni il risarcimento a carico della Regione Sicilia, nasce dalle previsioni del famigerato Piano regolatore generale, approvato nel 2007 con il consenso anche dell’allora soprintendente Mariella Muti, che si sostiene non abbia recepito tali vincoli, prevedendo la possibilità di edificare con enormi indici di cubatura. Il problema viene fuori durante le sedute di concertazione (23 febbraio 2011) con il Comune di Siracusa per l’approvazione del Pp, quando si rileva che la Soprintendenza ha giustamente imposto un livello di tutela 3 (inedificabilità secondo le prescrizioni del vincolo) sull’area in cui, invece, il Comune ha previsto l’edificabilità. I vincoli vengono, in quell’occasione, consegnati nella mani del dirigente del Settore pianificazione ed Edilizia privata del Comune (sindaco Visentin) di Siracusa. Quello che avviene quando viene fissata la successiva seduta del 1° marzo 2011 è tutto da accertare. Si credeva, infatti, che il dirigente comunale non avesse potuto parteciparvi per improvvisi e inderogabili impegni a Palermo, salvo scoprire dopo, che quello stesso pomeriggio si trovava presso lo studio del notaio Mauro Coltraro ad Augusta a firmare le convenzioni con AM Group. Forse andava di fretta il rappresentante del Comune, perché di lì a poco sarebbe stato adottato il Piano paesaggistico che ha imposto nell’area interessata il vincolo massimo di tutela? E in Soprintendenza qualcuno si è assunto l’onere di andare a rappresentare queste anomalie alla Procura della Repubblica? Sta di fatto che, in forza di questa duplice «amnesia» il Comune ha potuto stipulare due convenzioni col privato, che ora pretende di essere risarcito per le mancate edificazioni. La richiesta è stata presentata al CGARS dopo aver visto respinto il ricorso in primo grado dal Tar di Catania, il quale ha sposato integralmente la difesa della Soprintendenza. Quest’ultima ha potuto contare sull’intervento ad opponendum di Legambiente, che il 30 settembre 2015 aveva depositato una memoria difensiva in risposta alla quantificazione del risarcimento pari a 240 milioni (niente male per terreni agricoli e vincolati!) a favore del ricorrente redatta dal consulente-ingegnere individuato dal CGARS. Sì, perché per accertare la possibile risoluzione delle convenzioni e gli eventuali danni economici si è ritenuto che non potesse esserci perito migliore, per questioni di squisita attinenza paesaggistico-archeologica, di un ingegnere aerospaziale! E proprio la difesa ad adiuvandum della Pubblica amministrazione prestata dagli avvocati di Legambiente, «sembra essere l’unica preoccupazione di AM Group», osserva (nell’inchiesta sul «caso Siracusa» pubblicata da «Il Giornale dell’Arte»Corrado Giuliano, a capo degli avvocati del pool. Una presenza, invece, fondamentale, tenuto conto, spiegava ancora l’avvocato, della «grande debolezza interna dell’Amministrazione regionale anche a istruire i contenziosi siracusani e a reperire atti utili alla difesa, soprattutto se si pensa che l’Avvocato dello Stato (che in casi come questo l’Assessorato chiama in causa proprio per la carenza difensiva interna; n.d.r.) è sommerso da migliaia di contenziosi».

Per raccogliere i 18.000 euro a cui ammontano le spese processuali Legambiente ha, dunque, lanciato la raccolta fondi «Diciottomila Azioni per la Salvezza della Bellezza». All’avvio sono stati già raccolti 4.500 euro: tra i donatori Tommaso Montanari, Fabio Granata e Beatrice Basile, la soprintendente di Siracusa sospesa illegittimamente e poi reintegrata grazie a una sentenza della magistratura. Il 6 febbraio, inoltre, sarà lanciato un crowdfunding che rappresenterebbe una raccolta senza precedenti. Finora, infatti, le campagne di raccolta fondi «dal basso» online, nel campo del patrimonio, sono state in favore di restauri o acquisizioni di opere d’arte, insomma interventi materiali, non immateriali come questo.

«Quanto più vasta sarà la partecipazione all’iniziativa», spiega Giuliano, il quale sta predisponendo ricorso al Tribunale per i diritti dell’uomo, «tanto più forte diremo ai Distruttori di Bellezza e ai Ladri di Futuro che non possono agire indisturbati. Servirà a ricordargli che non intendiamo in alcun modo abbandonare il campo, rinunciare all’azione in tutte le sedi politiche e giudiziarie che per le associazioni ambientaliste e le ‘formazioni sociali” richiamate dall’Art. 2 della Costituzione, rappresenta un mezzo irrinunciabile per affermare gli interessi primari della collettività, della salute (art.32 della Costituzione), della cultura e del paesaggio (art.9 della Costituzione) e per i cittadini una garanzia democratica fondamentale».

 

Foto di copertina: Siracusa, Bastione e Pentapylon del Castello Eurialo (Foto Giovanni Dall’Orto)


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