Schegge di futuro

by • 14 gennaio 2017 • Reviews1080

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Una serata alla Triennale di Milano, tra i disegni dell’intramontabile Gillo Dorfles e le archisculture di Francesco Somaini

 

MILANO. Accade in Triennale che in una sola sera si possa spaziare dalla visione “eterica” dell’ultra centenario Gillo Dofles (classe 1910) all’incontro con gli ultracorpi di Francesco Somaini atterrati a New York cinquant’anni fa.

“Vitriol” è un personaggio fantastico inventato dal medico triestino in un quadro del 2010 al quale seguono disegni dall’intrigante tratto eseguiti da Dorfles nelle ultime vacanze estive, a riprova che l’otium può essere sempre attivo anche in età avanzata. In verità il nome bizzarro viene da lontano: dall’acronimo alchemico di “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem” il cui senso è “Visita l’interno della terra, e rettificando con successive purificazioni, troverai la pietra nascosta che è la vera medicina”; definizione che ci riporta lontano nei secoli ed evoca l’ambiguità della figurazione di un corpo “eterico” che è diverso da quello fisico ma che “non è ancora la pura spiritualità”.

Sono momenti impagabili quando il direttore Andrea Cancellato ringrazia Dorfles rilevando che “ha più storia della Triennale” (sic) e Gillo ringrazia il curatore Luigi Sansone “per aver dato importanza a cose che non ce l’hanno” per poi gettarsi, infaticabile, a personalizzare autografi sui cataloghi.

 

Pochi minuti e ci si tuffa nell’impluvium, spesso luogo delle più preziose mostre dell’istituzione milanese, per riscoprire il rapporto di Francesco Somaini (1926-2005) con gli architetti e l’architettura. In verità è una vera e propria scoperta perché molti di questi materiali sono praticamente inediti, soprattutto per quanto riguarda i fotomontaggi in ambito newyorkese. L’artista persegue “l’integrazione delle arti” dagli anni sessanta e procede nei settanta eseguendo la serie di grande forza comunicativa delle Carnificazioni di un’architettura, come Sfinge di Manhattan (1974) e Colosso di New York (1976). Sono sculture da intendersi anche come “modelli di edifici enigmatici, frutto di un’originale ideazione formale che affonda le sue radici nell’antichità”. Ci troviamo di fronte a delle vere e proprie Archisculture che diventano protagoniste di fotomontaggi di forte impatto, dall’ambientazione utopica e dal fascino ineguagliabile, appunto perché databili e coerenti con le visioni del proprio tempo. Oggi si farebbero dei rendering, osserva Fulvio Irace, ma la forza comunicativa sarebbe di molto inferiore.

 

Si esce dalle due mostre con una prova in più che la visione del futuro ci viene dal passato.
“Vitriol, Disegni di Gillo Dorfles, 2016”
a cura di Aldo Colonetti e Luigi Sansone
dal 13 gennaio al 5 febbraio 2017

 

“Francesco Somaini, Uno scultore per la città, New York 1967-1976”
a cura di 
Enrico Crispolti e Luisa Somaini
. Organizzata da 
Archivio Francesco Somaini in collaborazione con la Triennale di Milano
dal 13 gennaio al 5 febbraio


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