Un’occasione per “riportare all’Ordine” la comunità territoriale degli architetti

by • 6 dicembre 2016 • Inchieste, Professione e Formazione339

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Anna Allesina, presidentessa dell’Ordine architetti Modena, traccia un bilancio positivo in una realtà di medie dimensioni molto attiva nella promozione dei corsi diversificati e il più possibile tarati sulle necessità del territorio. Fra gli obiettivi per il futuro, riuscire a coinvolgere maggiormente i giovani

 

Inutile ulteriore balzello o reale occasione per gli architetti italiani, la formazione continua è gestita per l’82,8% dagli Ordini professionali, grandi e di dimensioni medio-piccole. Per capire meglio approcci e criticità, ma anche cose che invece hanno funzionato, individuare correttivi e definire le direzioni future, abbiamo posto alcune domande a un Ordine di medie dimensioni, Modena.

Risponde per noi Anna Allesina, presidentessa dal 2013 e titolare dal 2001 insieme ad Andrea Sola dello studio Arké, specializzato negli interventi di recupero e restauro e progettazione biosostenibile.

 

Gli Ordini professionali e/o le loro Fondazioni gestiscono la maggior parte dell’offerta dei corsi per l’aggiornamento degli architetti. Per quanto riguarda l’Ordine di Modena il bilancio del primo triennio cosa può raccontare? Cosa dovrebbe cambiare in futuro?

Fin dall’ottobre 2013, subito dopo il suo insediamento, il nuovo Consiglio dell’Ordine modenese che presiedo stabilì che il tema della formazione obbligatoria, sancita per legge, non doveva diventare un business per enti di formazione più o meno qualificati ma un’effettiva opportunità per migliorare le competenze tecniche e professionali degli iscritti, cercando nel contempo di garantire, quanto più possibile, l’obiettivo di ridurre i costi a carico di ciascuno, pur garantendo nel contempo la qualità dell’offerta.

Premesso ciò, il Consiglio propose di rinnovare la già collaudata forma di partecipazione alle commissioni interne, chiedendo la disponibilità degli iscritti a contribuire all’elaborazione del programma formativo articolato per aree tematiche, in parte indicate dalle stesse Linee Guida, quali ad esempio “Architettura, urbanistica, paesaggio, design”, “Gestione della professione”, “Sostenibilità”, “Restauro e paesaggio”, “Normative, lavori pubblici e concorsi “, ecc.

Sicuramente un’occasione straordinaria di coinvolgimento e condivisione, ma anche una speranza di “riportare all’Ordine”, almeno in parte, la comunità territoriale degli architetti, con particolare attenzione nei confronti dei giovani iscritti.

Un’azione che doveva partire dal “basso”, seppur coordinata dai consiglieri delegati e dal presidente, al quale spettava, in particolare, anche il compito di attivare collaborazioni con altri enti (pubbliche amministrazioni, università ecc.) e altri Ordini professionali.

Purtroppo, dopo una partenza “alla grande”, la disponibilità dei colleghi si ridusse notevolmente, a fronte di un investimento di energie e tempo considerevole. Ma l’azione promossa dal Consiglio non s’interruppe: sia nell’organizzazione degli eventi formativi che in quella di verifica qualitativa delle proposte provenienti dall’esterno, grazie all’istituzione di un apposito gruppo di valutazione interno al consiglio stesso.

Un bilancio dunque sicuramente positivo relativamente alla quantità, qualità e diversificazione dell’offerta formativa, al quale però non è corrisposto un saldo totalmente positivo in merito all’acquisizione dei crediti minimi obbligatori da parte degli iscritti al termine del triennio formativo 2014-2016.

Credo pertanto che quel che dovrebbe cambiare nel futuro riguardi soprattutto la maggior consapevolezza da parte dei colleghi che la formazione e l’aggiornamento professionale non debbano essere intesi come un balzello normativo bensì una necessità imprescindibile a fronte delle continue trasformazioni di una professione che richiede approfondita conoscenza e competenza, requisiti indispensabili per sfidare un mercato sempre più competitivo e vasto. Ritengo che sia di estrema importanza, soprattutto per i giovani, riuscire ad offrire una buona formazione che consenta di accelerare l’acquisizione della pratica, intesa nella sua accezione di verifica immediata dei risultati applicativi.

 

Tra le mille e una possibilità oggi disponibili, tra corsi frontali, on line, in streaming, su moltissimi (forse troppi?) argomenti possibili, come avete scelto le tematiche dei vostri corsi? Di cosa hanno bisogno oggi gli architetti per aggiornarsi davvero?

L’Ordine di Modena ha privilegiato finora la formazione di tipo frontale, che sicuramente potrà essere integrata, nel prossimo triennio, con quella on line senza necessariamente porsi come alternativa. Una scelta che rimanda agli obiettivi che ho già descritto: cogliere l’occasione della formazione per ritrovarsi, conoscersi, fare squadra e nel contempo riuscire meglio a capire le esigenze ricorrenti e puntare a dare risposte, saper ascoltare…

Si è cercato inoltre di organizzare eventi nell’ambito della provincia, tenendo conto anche delle problematiche rilevate o ricorrenti nei diversi territori e ovviamente agevolare gli iscritti ivi residenti. A questo proposito voglio ricordare la particolare attenzione posta nei confronti della ricostruzione post sisma e alle tematiche tecniche e procedurali ad essa connessa, compresa quella della prevenzione.

Questa azione di estrema importanza e rilevanza, condotta dall’Ordine anche congiuntamente ad altri Ordini (Reggio Emilia, Ferrara, Bologna) facenti parte del “cratere”, ha consentito di avviare rapporti di collaborazione, ritenuti fondamentali, non solo con i Comuni interessati ma anche con la Regione Emilia-Romagna, la Soprintendenza e l’Anci. Enti ed istituzioni che hanno prestato la loro collaborazione nell’organizzazione di corsi e seminari tecnici, tutt’ora in corso. Nel contempo, soprattutto in relazione al tema della ricostruzione, si è cercato di costruire un rapporto collaborativo anche con gli altri Ordini professionali provinciali, in particolare quelli degli ingegneri e degli agronomi, per sviluppare al meglio tutte le tematiche trasversali e garantire particolare rilievo al concetto di interdisciplinarità.

L’offerta privata si è limitata a quella di aziende produttrici di sistemi e materiali, sia insediate all’interno della nostra provincia che provenienti da altre regioni, ma con un controllo da parte dell’Ordine che garantisse i contenuti tecnico-scientifici, al fine di evitare che la componente “commerciale” potesse prevalere… e di questo sono certa, anche grazie all’azione di verifica condotta da parte del gruppo di valutazione di cui ho accennato prima.

Credo comunque che un partenariato con le aziende sia importante: c’è maggiore attenzione da parte loro ad ascoltare le nostre esigenze, pur nel rispetto della loro visibilità, che giustamente deve essere salvaguardata. Mi riferisco in particolare al mondo dell’industria ceramica, che è una presenza forte nel territorio. Capita frequentemente che le richieste da loro poste si limitino, a fronte di un impegno economico anche rilevante, ad ospitare gli eventi presso le loro sale convegni, garanzia di una piena visibilità del brand aziendale da parte dei tecnici.

Il dialogo è stato avviato anche con il Comune di Modena, al quale l’Ordine sta proponendo con forza fin dal 2013 una seria riflessione sullo spazio pubblico, attraverso cicli di seminari, “Conversazioni sulla città”, aperti non solo agli iscritti ma alla cittadinanza, coinvolgendo personalità di rilievo internazionale, come Bernardo Secchi, Paola Viganò ed altri, ed affrontare il tema della qualità e centralità del progetto, elemento che dovrebbe essere posto alla base di ogni azione politica.

 

Modena è un Ordine di dimensioni medie. Secondo i dati del Cnappc, al termine di questo primo triennio di formazione obbligatoria gli Ordini medio-piccoli sono quelli con gli iscritti mediamente più aggiornati e rispettosi dell’obbligo rispetto agli Ordini grandi. Secondo lei perché? Qual è la situazione a Modena?

Sicuramente il lavoro del presidente e del consiglio di un Ordine professionale, anche a seguito dell’entrata in vigore dell’obbligo formativo, è molto impegnativo… Noi siamo circa 870 iscritti con tanti giovani, conosco bene la situazione dei grandi Ordini! Personalmente non manca occasione pubblica per ricordare quali sono oggi i nostri obblighi deontologici, dei quali la formazione è parte. Cerco di portare avanti un’azione democratica e aperta, facendo fronte spesso a posizioni fortemente critiche, non solo da parte dei più anziani in termini di iscrizione all’Ordine, ma anche dai giovani. Purtroppo, e mi dispiace dirlo, solo loro i maggiori assenti, spesso con la giustificazione dell’impossibilità di staccare dagli studi presso i quali lavorano. Ma nonostante l’offerta formativa tenga conto anche di queste problematiche, promuovendo convegni serali o di sabato, loro continuano a mancare.

Il nostro obiettivo, di cogliere l’occasione della formazione per fare squadra e confrontarsi, forse ha fallito proprio con chi dovrebbe sentirne maggiormente l’esigenza. Ricordo che quando rientrai a Modena dopo il periodo universitario a Venezia, insieme ad alcuni colleghi, con l’appoggio dell’Ordine appena costituito, demmo origine alla commissione cultura, che organizzò per anni convegni e cicli di conferenze di alto profilo, anche grazie al sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena: forti erano il desiderio e la necessità di continuare il percorso formativo post universitario.

Vorrei concludere evitando di entrare nel merito dei numeri e delle percentuali, ma evidenziando che si comincia a percepire una sorta di risveglio e, mentre l’azione che stiamo portando avanti a velocità costante ma sostenuta, sicuramente non avrà interruzioni fino a giugno, data di scadenza del nostro mandato, spero invece di poter rilevare nei prossimi mesi una forte accelerata da parte dei colleghi che ancora non hanno completato il percorso formativo e arrivare illesi al nuovo traguardo del 31 giugno.


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