Vienna, timidi affacci sulla Karlsplatz

by • 16 novembre 2016 • Città e Territorio, Mosaico772

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Gli esiti di due concorsi e le conseguenti polemiche confermano quanto sia problematico intervenire nel tessuto storico della città

 

VIENNA. Quella che secondo Otto Wagner non è una piazza bensì un Gegend, semplice area priva di specifica connotazione, è negli ultimi tempi al centro di alcune delle più accese discussioni in campo architettonico in città. Negli ultimi mesi infatti si sono succeduti ben due concorsi che andranno a modificare l’aspetto di quella Karlsplatz che, per quanto tuttora priva di un disegno omogeneo dalla sua costruzione nel 1899, è riuscita negli ultimi anni a conquistarsi una propria riconoscibilità come uno dei principali poli culturali cittadini, tanto da meritarsi l’appellativo di Kunstplatz, piazza dell’arte. Oltre alla sede centrale della Technische Universität, della Secessione poco lontana, della Künstlerhaus, della più recente Kunsthalle, realizzata da Adolf Krischanitz nel 2012, la piazza ospita anche il Museo della città di Vienna, realizzato tra il 1954 e il 1959 su progetto di Oswald Haerdtl, architetto già attivo tra le file della Wehrmacht oltre che autore del celebre Caffe Prückl sul Ring.

Proprio l’edificio del museo cittadino è l’oggetto di un recente concorso, conclusosi nel novembre dello scorso anno, che andrà finalmente a concretizzare le linee guida contenute in un masterplan generale redatto dallo studio berlinese Kuehn-Malvezzi. Il concorso, vinto da un raggruppamento comprendente lo studio Winkler + Ruck di Klagenfurt e Ferdinand Certov di Graz, conclude infatti un annoso iter che aveva valutato inizialmente anche ipotesi di spostamento degli spazi museali, lontano dal milieu culturale della Karlsplatz. Vincitori tra 274 proposte selezionate in due fasi, gli architetti premiati si sono imposti con una soluzione che lascia sostanzialmente inalterato l’esistente ingombro volumetrico, se non per la tettoia d’entrata, in favore di un ampliamento in altezza dell’edificio Haerdtl in cui concentrare i circa 5.000 mq per i nuovi spazi espositivi, oltre all’immancabile foyer con caffè annesso. A parte la struttura d’ingresso che sembra parzialmente richiamare l’esistente, la nuova addizione sembra fare dell’indifferenza e dell’alterità rispetto alla preesistenza il proprio punto di forza. Il monolitico volume dell’ampliamento, ispirato agli ormai tradizionali canoni di un minimalismo internazionale in campo museale, sembra infatti muoversi ambivalente tra il tentativo di lasciare intatto il profilo urbanistico della piazza e il dovere di connotarsi di una propria riconoscibilità autonoma.

Il medesimo approccio, indeciso tra pedissequa timidezza e minimalismo in facciata, si può leggere pochi metri accanto, nell’intervento che andrà ad ampliare la sede viennese della compagnia di assicurazione svizzera Zürich. Il progetto firmato dai viennesi Henke Schreieck, già autori del campus della Erste Bank presso la nuova stazione centrale, consiste nell’aggiunta di due livelli in altezza dell’edificio esistente, tentando però un approccio più propriamente mimetico rispetto al futuro vicino.

 

A pochissimi metri dal capolavoro barocco della Karlskirche firmata da Fischer von Erlach due progetti, simili per tema e leggermente differenti solo in quanto a leggibilità, confermano quanto sia problematico intervenire a Vienna nel tessuto storico della città. Polemiche, anche accese, e discussioni spesso ideologicamente sterili sulla qualità ma anche sull’opportunità di modificare o meno il profilo storico del primo distretto cittadino, da poco patrimonio Unesco, stanno occupando e occuperanno, nei due casi citati come nel progetto per una torre presso l’hotel Intercontinental, l’opinione pubblica tanto da rendere difficile, per la locale cultura architettonica, una riflessione articolata e critica sul significato urbano di certi interventi.

Probabilmente, una volta conclusi gli interventi, Karlsplatz apparirà ancora come un Gegend architettonicamente indefinito; saranno, ancora una volta, solo le pulsioni – la Nervenleben – della grande città a conferire quel carattere che l’architettura contemporanea spesso sembra incapace anche solo di ricercare.

 

Immagine di copertina: render del nuovo Museo della città di Vienna (© Winkler, Ruck, Certov)


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