La Mangiarotti collection di Agapecasa debutta in Australia

by • 5 novembre 2016 • Senza categoria843

Quattro showroom sono stati aperti a Sydney, Melbourne, Brisbane e Perth, con la collezione ispirata ai modelli del progettista milanese protagonista di esposizioni temporanee, eventi e fiere

 

A sei anni dalla sua creazione, la Mangiarotti Collection di Agapecasa conferma il proprio successo attraverso il debutto sul mercato australiano avvenuto la scorsa estate con la presentazione alla Denfair di Melbourne e l’apertura degli showroom a Sydney, Melbourne, Brisbane e Perth.

Una selezione di iconici pezzi della collezione, che conta 15 prodotti realizzati partendo da modelli progettati da Angelo Mangiarotti dai primi anni cinquanta in poi, è stata inoltre nell’ultimo anno la protagonista di esposizioni temporanee, eventi, fiere sia in territorio nazionale sia in quello europeo.

Tra queste: “Abitare Gonzaga 2016. Arte, design e spazi domestici a confronto con il passato” (giugno-settembre 2016) la mostra organizzata da Giampaolo Benedini in occasione di Mantova Capitale Italiana della Cultura nelle sale dell’Estivale a Palazzo Ducale; ABC Artweek Berlin (settembre 2016) in cui Andreas Murkudis Möbel + Architektur ha presentato i tavoli “Eccentrico” e “M”; Marmomacc Verona (settembre 2016) dove, nell’ambito dell’esposizione “50 years of living marble”, le creazioni di Mangiarotti sono state affiancate a quelle realizzate designer di fama internazionale come Mario Bellini, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Enzo Mari mentre per quasi tutto il mese di ottobre, i tavoli “Eros”, “Incas” ed “Eccentrico”, insieme alle sedute “Clizia” sono stati scelti tra i prodotti in esposizione a “La tettonica dell’assemblaggio”, la mostra monografica a Winterthur che l’Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera Italiana ha dedicato alla ricerca del maestro.

 

 

Le novità 2015 della Mangiarotti Collection

agnelomangiarottiAgapecasa continua l’esplorazione del vasto portfolio progetti di Angelo Mangiarotti (1921-2012), introducendo alcuni prodotti classici del design e aggiornati in pieno accordo con lo Studio Mangiarotti. Ritornano, con soluzioni originali, il tema degli elementi ad incastro con i profili leggeri e costanti del tavolo “Asolo”, le geometrie rigorose della libreria “Loico”, il tavolino “Schwob” disegnato in origine per l’arredamento della villa omonima del maestro Le Corbusier, l’inedita declinazione in marmo di “Cavalletto”. Tappe di un percorso senza tempo nella carriera di uno dei grandi protagonisti del design italiano del Novecento.

 

Asolo, 1981

Il tavolo Asolo indaga le qualità di resistenza della materia lapidea. Un piano con due “asole” nelle quali si innestano due lastre/montanti dello stesso spessore; il bloccaggio verticale del piano è determinato dalla forma trapezoidale dei montanti mentre l’inclinazione di questi aumenta la stabilità.

Schwob, 1959

Dietro a questo tavolo una situazione insolita per Mangiarotti che nel 1959 si dedica a ridisegnare gli interni di una villa in Svizzera progettata da Le Corbusier anni prima. Il tema è la flessibilità: i due manici laterali consentono di mettere in relazione tavoli e sedute (nati per una postura di tipo giapponese) secondo diversificate necessità. Struttura in acciaio, piano in marmo, legno o vetro a richiesta.

Cavalletto, 1953-55

Un sistema per l’arredamento interamente realizzato in marmo. Il modulo caratteristico è un elemento a cavalletto dalla particolare forma a “V” rovesciata proprio per questo sovrapponibile mediante un semplice giunto a gravità e che attraverso una particolare sezione perimetrale può accogliere, bloccandoli e trattenendoli a sé attraverso un vero e proprio incastro a “coda di rondine”, piani per librerie o contenitori chiusi.

Loico, 1987

Loico è un programma formato da elementi portanti cilindrici sovrapponibili e da ripiani che si fissano negli appositi incastri per realizzare librerie con misure modulari sia in altezza che in larghezza.

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Gli altri prodotti di Agapecasa Mangiarotti Collection

Tavoli

Compensato (1953-55)

I tavoli sono composti da sottili strati di compensato le cui curve rendono la struttura più rigida donandole forza e stabilità. Per contrasto il profilo affusolato delle gambe conferisce slancio e leggerezza. Questo sistema costruttivo, che originariamente doveva poter essere disassemblato per dare vita a sgabelli, panche e divani-letto, impressionò negli anni ’50 anche Alvar Aalto.

M (1969)

Il tavolo è progettato interamente in marmo, con piedistallo lavorato al tornio e a sezione iperboloidale: l’ampia base si restringe pian piano, slanciando l’intera struttura, per riaprirsi poi in cima dove, grazie a un semplice gioco d’incastri, s’inserisce il piano circolare. É il primo esempio nell’opera di Mangiarotti nel quale l’architetto utilizza il marmo per realizzare arredamento per la casa.

Eros (1971)

Un intero set di tavoli in marmo che rappresenta la conclusione dello studio condotto sui mobili a incastro e privi di qualsiasi giuntura o serraggio. Il disegno strutturale dei tavoli “Eros” prevede degli incastri tra piano e gambe a totale sfruttamento della forza di gravità. Il piano si “aggancia” facilmente grazie alle sagomature presenti mentre è il peso del materiale a fissare ancor di più l’incastro migliorando la stabilità dell’intera struttura. Questo sistema è stato concepito in molte forme e dimensioni.

Incas (1978)

Nato dallo sviluppo del sistema “Eros”, “Incas” prevede la coniugazione della stessa idea strutturale su un materiale diverso, la pietra Extraforte (originariamente proposto in Pietra Serena con finiture sabbiate, ideale per gli esterni). I piani sono di pianta quadrangolare mentre le gambe, a forma di piramide tronca, hanno sezione trapezoidale in modo da poter scaricare il peso del piano solo sulle superfici inclinate, mentre quelle verticali non partecipano in nessun modo al supporto della struttura.

Eccentrico (1979)

Altro esempio di tavolo in marmo che contribuisce alla sperimentazione degl’incastri a gravità. Questa volta il piano è di forma ellittica e presenta un incastro asimmetrico con un piedistallo cilindrico inclinato che impedisce qualsiasi scivolamento verticale grazie ai principi di attrito ed eccentricità e sfrutta il proprio peso per spingere verso il basso e sigillare la giunzione che rimarrebbe altrimenti aperta.

More (1989)

Del progetto originale di Angelo Mangiarotti solo pochi dettagli sono stati aggiornati, usando le più recenti tecnologie in favore di una più precisa realizzazione. Si è mantenuta fede al concetto che vede il piano come componente strutturale più importante per la connessione agli elementi di supporto.

Quattrotto (1990)

Un tavolo quadrato, ideale per quattro persone, si trasforma e crea spazio per otto ospiti. Predisponendo triangoli di estensione ai lati del piano quadrato si raddoppia il numero di persone che possono sedersi, andando ad aumentare le dimensioni del tavolo di un terzo.

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Sedie

Club 44  (1957)

Il nome prende spunto dal progetto d’interni dell’omonimo club di La Chaux-de-Fonds, in Svizzera. Club 44 è stato modificato in parte grazie all’uso di macchinari CNC, reso necessario dalle richieste sempre più numerose.

Tre 3 (1978)

Una sedia comoda, realizzata con materiali tradizionali come legno e pelle e integrata da dettagli strutturali semplici ma raffinati. Uno sgabello con tre gambe rettangolari, due ai lati frontali e una in centro ma sul retro, unite tra loro da una solida struttura a forma di T, che dona la stessa stabilità di una sedia tradizionale con quattro gambe. Sulla gamba posteriore più alta è stato applicato un tessuto in pelle che scende morbido dando forma allo schienale e al sedile. Si tratta di una revisione di altri studi di sedie realizzati da figure eminenti del design nordico.

Clizia (1990)

Questa sedia è stata progettata con un piano a sbalzo sostenuto da un sostegno centrale. Una struttura attentamente misurata, la cui complessità porta alla mente certi studi condotti da Escher. L’estremo superiore del sedile coincide con il limite inferiore: un unico blocco di marmo tagliato con l’utilizzo di macchine a controllo numerico, compone le sezioni monolitiche delle sedie “Clizia”. Questo permette la realizzazione di due sedie, ottimizzando l’utilizzo del materiale e riducendo gli scarti al minimo.

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Scaffali ed elementi di arredamento modulari

Multiuse (1964)

Un sistema d’arredamento elegante e versatile elaborato negli anni dallo stesso artista, che lavorava all’idea di una struttura che potesse essere composta da montanti in legno e sezioni trasversali che integrano scaffalature orizzontali e verticali, inclusi i pannelli scorrevoli, fondamentali per la caratterizzazione funzionale del progetto. Il design che viene ora riproposto prevede una struttura nella quale i piani orizzontali continui sorreggono gli elementi verticali e integrano traverse di alluminio estruso, la cui particolare sezione è pensata per permettere ai pannelli frontali di scorrere. Il gioco di apertura e chiusura dei pannelli rappresenta la caratteristica stilistica distintiva di questo sistema.


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