Stirling Prize 2016: post-iconic architecture?

by • 26 ottobre 2016 • Mosaico, Professione e Formazione1203

Share
La Newport Street Gallery progettata da Caruso St. John per la collezione d’arte di Damien Hirst è, per il Royal Institute of British Architects, il migliore edificio del 2016. Ed è una scelta che non si può non condividere

 

Non mi aspettavo che una galleria d’arte vincesse lo Stirling Prize, se devo essere sincero. Dato che abbiamo vinto, mi fa piacere dire che le gallerie sono il posto dove si scoprono cose sul mondo. Cose che non si incontrano tutti i giorni: generano esperienze che non possono essere provate in nessun altro luogo. E noi siamo fortunati nel Regno Unito ad avere così tante gallerie con ingresso gratuito”. Le parole di Adam Caruso, nel corso della premiazione, sembrano sottolineare che quest’anno si tratta di uno Stirling Prize denso di significato.

 

Della Newport Street Gallery di Caruso St John a Vauxhall, quartiere a sud-ovest di Londra, Il Giornale dell’Architettura si era già occupato. Va inserita nell’interessante panorama della shortlist per lo Stirling Prize del 2016 che, come noto, è il più importante riconoscimento del Regno Unito per l’architettura. Interessante, si diceva, perché dà un segnale chiaro, indirizzato al recupero del patrimonio esistente, piuttosto che all’architettura come icona o scelta politica. Proprio per questo secondo motivo l’anno scorso avevamo criticato la scelta dell’istituto di Portland Place di premiare la Scuola di Brentwood per ragioni non del tutto convincenti e probabilmente più “politiche” che legate all’eccellenza architettonica.

Se vogliamo cercare un minimo comune denominatore di questa ultima edizione dello Stirling Prize, l’architettura per l’istruzione ha giocato un ruolo centrale nella shortlist proposta dai cinque giudici – Rachel Whiteread, Roisin Heneghan, Michael Hussey, Paul Monaghan e Patrick Schumacher. Tre edifici su sei, infatti, sono dedicati a funzioni educative: la Blavatnik School of Government ad Oxford (Herzog & de Meuron), il City of Glasgow College (Michael Laird & Reiach Architects) e la Weston Library (Oxford, WilkinsonEyre). Gli altri progetti finalisti, se si esclude la galleria di Caruso St John, sono un gruppo di 235 case a Trafalgar Place (Londra, dRMM) e la bucolico/modernista Outhouse nella foresta di Dean (Loyn & Co. Architects).

 

Il voto del pubblico, che affianca quello della critica, ha completamente sovvertito le valutazioni degli esperti. Il risultato è frutto di ben 36.000 votazioni: la preferenza del 31% dei votanti è andata alla Outhouse, mentre il fanalino di coda è rappresentato proprio dalla Newport Gallery, con solo il 6% del totale.

Forse il pubblico è stato meno sensibile al valore simbolico del riconoscimento: operazioni come quella cui abbiamo appena assistito – premiare una galleria d’arte frutto della conversione di fabbriche urbane più o meno dismesse – può essere un antidoto alla gentrification di città sempre più uguali. Città vittima di quello che correttamente The Architectural Review, la più titolata rivista Inglese per la professione, ha battezzato “Notopia”, la proliferazione di icone disconnesse che rendono le città del terzo millennio troppo simili e prive di identità.

Lo Stirling Prize, dunque, ha avuto quest’anno un valore importante: non possiamo che condividere il giudizio culturale della commissione, in disaccordo con la maggioranza dei Brits, un po’ come accaduto qualche mese fa con l’infelice risultato del referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

 

Immagine di copertina: Newport Street Gallery (© Hélène Binet)


Tag



Pin It

Comments are closed.