Sei vincitori per l’Aga Khan Award for Architecture

by • 18 ottobre 2016 • Professione e Formazione1471

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Il più importante riconoscimento per le architetture realizzate nel mondo Musulmano ha premiato per il triennio 2014-16 progetti realizzati in Bangladesh, Cina, Iran, Libano e Danimarca. Tra diverse scale e tipologie, due sono supergriffati e portano la firma di Bjarke Ingels e Zaha Hadid

 

Sono stati annunciati il 3 ottobre i vincitori del ciclo 2014-16 dell’Aga Khan Award for Architecture, il premio triennale destinato a progetti in grado di stabilire nuovi standard di eccellenza architettonica e urbana nei contesti in cui i Musulmani hanno una presenza significativa. Quest’anno la giuria, composta da Suad Amiry, Emre Arolat, Akeel Bilgrami, Luis Fernàndez-Galiano, Hameed Haroon, Lesley Lokko, Mohsen Mostafavi, Dominique Perrault e Hossein Rezai, ha valutato 348 progetti realizzati in 69 nazioni, attribuendo il premio a interventi che hanno catalizzato più ampie trasformazioni del contesto architettonico, urbano e sociale.

I sei progetti vincitori sono accomunati dall’essere fortemente radicati nella cultura locale e capaci d’integrare passato e presente in una visione progettuale unitaria.

I due i progetti premiati realizzati in Bangladesh nascono dal confronto con un riferimento importante per la cultura architettonica del Paese.

La moschea Bait Ur Rouf a Dacca, progettata da Marina Tabassum, “respira” attraverso muri porosi in mattoni che mantengono la sala di preghiera ventilata e fresca, favorendo l’illuminazione naturale. Un volume cilindrico di mediazione tra interno ed esterno risolve il problema del diverso orientamento tra lotto e qibla, facilitando la rotazione della sala di preghiera verso La Mecca, formando corti di luce sui lati e dimostrando come la lezione di Louis Kahn sia ancora viva nella cultura architettonica della capitale del Bangladesh.

 

Il Friendship Centre di Gaibandha di Kashef Chowdhury / Urbana è un centro comunitario ispirato alle rovine del monastero di Mahasthangahr, il più antico sito archeologico del Bangladesh. Il complesso è scavato nel suolo di una zona agricola soggetta a inondazioni e terremoti ed è recintato da un argine che lo isola dal contesto, riconquistando la quota esterna. Al suo interno vasche e corti regolano l’equilibrio bioclimatico dell’edificio che, con il suo “tetto verde”, diventa parte integrante del paesaggio circostante.

 

In Libano è stato premiato il progetto della recentemente scomparsa Zaha Hadid per l’Issam Fares Institute dell’American University di Beirut. L’edificio, che riduce il più possibile l’area di impronta sugli spazi verdi del campus, è radicale nella composizione ma rispettoso del contesto tradizionale: capace di dialogare con la vegetazione e con il paesaggio su cui si “affaccia”, di adattarsi alla topografia pur orientando lo sguardo verso il Mediterraneo, e di rimarcare la continuità con la cultura costruttiva libanese del XX secolo attraverso l’uso del calcestruzzo a vista.

 

La Hutong Children’s Library and Art Centre a Pechino di ZAO / standardarchitecture è una piccola biblioteca realizzata sotto il tetto di un da-za-yuan, un grande edificio a corte in cui in passato risiedevano più di una dozzina di famiglie. Il progetto di Zhang Ke non ha recuperato solo le strutture originarie dell’edificio, risalenti ad oltre 300 anni fa, ma ha anche saputo tenere conto delle tracce delle sue fasi più recenti di trasformazione, realizzando uno spazio d’arte in miniatura all’ombra di un grande albero al centro della corte, nel luogo in cui nel corso degli ultimi decenni erano state costruite le cucine delle abitazioni.

 

In Europa è stato premiato il Superkilen a Copenaghen di BIG – Bjarke Ingels Group, Topotek 1 e Superflex: una sequenza di spazi pubblici plurifunzionali, frutto di un vero processo partecipativo, volto a promuovere l’integrazione religiosa, linguistica e culturale. In un impianto lungo 750 metri e comprendente un “quadrato rosso” per lo sport, un “parco verde” per i bambini e un “mercato nero” alimentare e area pic-nic sono stati inseriti “oggetti”, scelti dagli abitanti del quartiere, che rappresentano le oltre 60 nazionalità presenti a livello locale.

 

L’ultimo progetto premiato è il Tabiat Pedestrian Bridge a Teheran di Leila Araghian e Alireza Behzadi / Diba Tensile Architecture, vero catalizzatore di ampi processi di rinnovamento urbano. Non si tratta solo di un ponte pedonale in acciaio lungo 270 metri e appoggiato su colonne ad albero il cui minimo ingombro ha permesso di non alterare la morfologia del sito; è una struttura spaziale complessa, organizzata su due o tre livelli abitabili la cui curvatura, collegando due parchi della ricca periferia settentrionale di Teheran, non blocca la vista sulle montagne Alborz e offre una varietà di prospettive verso la città. Nella più vera tradizione dei ponti Safavidi di Isfahan, più che un mero attraversamento il ponte è un luogo d’incontro, di svago o di riposo sia per gli abitanti della capitale iraniana che per i turisti.

 

I progetti sono tutti consultabili sul sito del premio e saranno pubblicati da Lars Müller Publishers a novembre in una monografia dal titolo Architecture and Plurality curata da Mohsen Mostafavi.

 

Immagine di copertina: Superkilen a Copenaghen di BIG – Bjarke Ingels Group, Topotek 1 e Superflex (© Aga Khan Trust for Culture / Kristian Skeie)

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