Lisbona, tutti MAAT per l’onda sul Tago

by • 10 ottobre 2016 • Mosaico, Progetti3233

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Inaugurato, in occasione dell’apertura della IV Triennale di Architettura, il Museo di Arte Architettura e Tecnologia su progetto di Amanda Levete (studio AL_A)

 

LISBONA. Una grande onda si alza lungo le rive del Tago, a metà strada tra il nucleo storico e l’area di Belém. Inaugurato il 5 ottobre, il nuovo museo MAAT – Museo di Arte Architettura e Tecnologia è firmato dall’architetta inglese Amanda Levete (studio AL_A) e proprietà della Fundação EDP (Energias de Portugal). Un progetto affidato con incarico diretto, e con la supervisione in loco dello studio Aires Mateus. Istituita nel 2004, EDP è una delle principali fondazioni private portoghesi e rappresenta uno dei principali investitori nazionali nel settore, avendo supportato nell’ultima decade più di 120 esposizioni ed eventi culturali. La Fondazione si occupa attivamente anche d’innovazione, scienza e tecnologia, nonché di progetti sociali: dal 2004 infatti è attivo il programma EDP Solidária che ha già contribuito con un fondo di 9 milioni a progetti sociali per l’infanzia, gli anziani, i disoccupati, i senza-tetto e le vittime di abusi e violenze.

 

L’intervento

Situato tra il fiume da un lato e la strada e la linea ferroviaria dall’altro, il MAAT s’inserisce all’interno di un progetto più ampio di riconversione del waterfront della città che aveva visto nel 1990 la costruzione del CCB Centro Cultural de Belem (Gregotti Associati International e Manuel Salgado) e il recente Museu dos Coches (Paulo Mendes da Rocha).

Il nuovo edificio-museo, con un investimento di 20 milioni e 7.400 mq, occupa un’area di 38.000 mq, in cui la Fondazione EDP propone un nuovo campus culturale di rilevanza internazionale, per dare “una visione contemporanea della Fondazione”, e con l’idea di collegare in senso interdisciplinare varie aree culturali, non solo artistiche ma anche architettoniche e sociali. Nelle parole di Miguel Coutinho, amministratore e direttore di EDP, l’intervento è rivolto a “una società innovatrice e cosmopolita”.

Il MAAT rappresenta una grande proposta culturale per Lisbona; un progetto che, incrociando arte, architettura e tecnologia, delinea uno spazio di pensiero critico e di dibattito. Con le sue linee fluide, il nuovo edificio è come una grande onda, una piega sinuosa che si “solleva” ad accogliere luce, colori e riflessi delle acque del Tago, grazie a un rivestimento di circa 15.000 piastrelle che richiamano la tradizione portoghese degli azulejos. Un edificio trattato come spazio pubblico, una sorta di nuova grande piazza che fiancheggia l’esistente Central Tejo, dal 2006 nota anche come “Museu da Electricidade”: uno dei più begli esempi di architettura industriale della prima metà del secolo XX, nonché uno dei musei più visitati del Paese (oltre 240.000 visitatori nel 2015). Pur lambendolo fisicamente attraverso il muro del perimetro esterno, il MAAT sembra non entrare in dialogo con l’edificio esistente. Ne sono testimonianza sia l’indifferenza con cui vi si affianca – accostandosi al muro in mattoni senza troppi ripensamenti -, sia il fatto che verso l’antica centrale si trovano spazi di servizio e non di connessione tra i due edifici. Tuttavia, non è chiaro se l’avere due edifici contigui ma nettamente distinti sia una decisione progettuale o una richiesta del committente. L’edificio domina la linea orizzontale, in un rapporto ibrido tra bordo e acqua, sviluppandosi su una lunghezza di 190 m e raggiungendo i 15 m nel punto più alto della copertura-terrazza.

La kunsthalle è disegnata per condurre il visitatore a camminarci intorno, all’interno, e sopra, dove la copertura calpestabile diventa grande terrazza panoramica, una stanza all’aperto che gode di viste sul fiume e sulla città, con lo sfondo del ponte 25 aprile. Il rapporto con il paesaggio del lungofiume è stato infatti uno degli elementi dominanti del progetto, dove insiste una continuità di piani tra la tipica pavimentazione portoghese, la pietra del nuovo edificio e la copertura.

All’interno, il cuore espositivo è costituito da una grande sala ovale di 1.200 mq, cui si accede attraverso una rampa continua che, curvandosi, passa da una quota più alta (l’ingresso) a una più bassa (quella espositiva) sempre in connessione visiva attraverso lo spazio vuoto, sviluppato in senso ellittico, in cui prevale il bianco delle superfici curve, e il “tentativo” di sospensione/annullamento del tetto intonacato di nero.

 

 

Il programma inaugurale

Per celebrarne l’apertura, la mostra sul tema Utopia/Dystopia. Part I: circa 1.000 mq sono occupati dall’opera Pynchon Park, in cui l’artista Dominique Gonzalez-Foerster, coniugando letteratura e media, disegna un parco per osservare i comportamenti umani, letteralmente “in gabbia”, rifacendosi, attraverso la letteratura di Thomas Pynchon, a epifanie drammatiche e scenario distopico a metà tra la satira e l’apocalittico pensiero di uno “zoo” umano. La seconda parte del tema, Utopia/Dystopia Part II, sarà attuata a marzo 2017, in coincidenza con il completamento del MAAT, sul tema dell’utopia partendo dagli anni settanta (Archigram, Yona Friedman, OMA, Aldo Rossi, Superstudio e altri).

All’interno del programma inaugurale del MAAT segnaliamo altre due interessanti esposizioni: nella Central Tejo una retrospettiva The World of Charles & Ray Eames sulla loro attività progettuale nel campo del design, organizzata in collaborazione con il Barbican Centre di Londra; e la IV Triennale di Architettura (fino all’11 dicembre) con il tema “The Form of Form” curata dagli architetti Diogo Seixas Lopes – purtroppo scomparso nel febbraio scorso – e André Tavares. A consolidare l’attività culturale della Fondazione Edp, il nuovo museo accoglierà esposizioni internazionali di artisti, architetti e designer, e sarà l’occasione anche per presentare la propria collezione d’arte, composta da migliaia di opere di 250 artisti.

 

La realizzazione, le perplessità

Il nuovo edificio del MAAT, da un lato elogiato quale nuovo landmark e dall’altro criticato per la sua quasi-estraneità al contesto portoghese, forse ben interpreta il volto della Fondazione o la sua aspirazione di novità. Se per l’architettura è vero che Dio è nei dettagli, sotto tale aspetto al momento l’edificio suscita una certa perplessità: la curva si dimostra un elemento facile da disegnare e assai difficile da dominare e realizzare. Sono infatti tutt’altro che risolti i punti di piega delle superfici ondulate, dove la curva incontra l’angolo, dove l’inclinazione del piano di facciata incontra la pietra, dove finisce il rivestimento ceramico. Altra occasione perduta, la risoluzione della copertura-terrazza che non riesce ad avvalersi dei passaggi di quota per delimitare lo spazio calpestabile ma ricorre banalmente ai parapetti di acciaio (e che i fotografi badano bene a non pubblicare).

 

Rimane il beneficio del dubbio che, a causa dei lavori eseguiti a tempo record, non sia stato possibile “ultimare” tutti i dettagli. Ciò testimoniato dal fatto che l’edificio è ancora in fase di costruzione: è infatti prevista per marzo 2017 l’apertura delle altre sale in completamento (la galleria centrale, la sala video, il ristorante e la libreria). Infine, sono attesi per giugno 2017 il parcheggio esterno e le sistemazioni paesaggistiche (progetto di Vladimir Djurovic Landscape Architecture), oltre al ponte pedonale di collegamento diretto con Belem.

Favorito dalla sua localizzazione straordinaria, il museo diventerà sicuramente un nuovo polo culturale e artistico della città. Solo il tempo (e il fiume) ne sapranno decretare un bilancio, tra gli scettici e i seguaci. Tuttavia, per il momento, a Lisbona non si parla che di MAAT.

 

Guarda il video dell’inaugurazione

 

Immagine di copertina: © Ilaria La Corte


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