Ri_visitati. L’ex Mercato ortofrutticolo di Bergamo, terra di nessuno

by • 6 settembre 2016 • Città e Territorio, Mosaico1758

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Insieme alle rilevanti architetture limitrofe, il comparto presenta grandi potenzialità ma è in abbandono e manca un disegno degli spazi aperti che conferisca identità e assicuri le connessioni urbane

 

Il passato

Costruito nel 1913-16 su progetto di Ernesto Pirovano, il Mercato ortofrutticolo rappresenta a tutt’oggi un tema di notevole interesse per chi si occupa di rigenerazione dei tessuti urbani.

Si tratta di un complesso a pianta ellittica, costituito originariamente da sei corpi di fabbrica dei quali uno principale a due piani prospettante su via San Giorgio e gli altri cinque, porticati a un solo piano, composti da colonne semplici o binate in cemento, sormontate da coperture a terrazza: sotto i porticati avveniva la vendita quotidiana di frutta e verdura, mentre l’edificio principale ospitava gli uffici di controllo e i depositi merci.

Dismessa ormai da parecchi decenni l’attività mercatale, risale al 1970 la demolizione dei tre corpi di fabbrica porticati che sorgevano in posizione arretrata rispetto a via San Giorgio, circa metà della struttura complessiva. A partire dal 1975 l’edificio principale ha ospitato nei locali al primo piano la biblioteca rionale San Tomaso, mentre ora è quasi totalmente dismesso, così come i porticati sopravvissuti alle demolizioni, che manifestano un alto livello di degrado e abbandono.

Nelle immediate adiacenze dell’ex mercato sono stati edificati in tempi successivi due edifici di notevole qualità: quello a pianta curvilinea progettato dall’architetto Sergio Invernizzi a inizio anni 70, e la Biblioteca Tiraboschi, inaugurata nel 2004 su progetto di Mario Botta, entrambi con accesso dalla vicina via San Bernardino e da via Lattanzio Querena. Le due opere presentano caratteristiche stilistiche molto diverse tra loro. Invernizzi ripropone un linguaggio lecorbusieriano con un disegno attento ed equilibrato, definito soprattutto dal ritmo dei balconi e degli elementi in cemento a vista. Botta invece punta su un volume primario in mattoni rossi entro il quale sono ritagliate le aperture finestrate, declinate in maniera differente sulle quattro facciate: strette feritoie sui tre lati e una grande apertura a tutt’altezza verso l’interno rivolta all’ex mercato e al giardino piantumato, nei confronti dei quali l’intervento instaura quindi un dialogo diretto, in vista dei possibili ampliamenti del servizio bibliotecario con l’utilizzo dei volumi ora abbandonati.

Lungo via Baschenis, poco distante, sorge anche l’ex stazione di servizio carburanti, ora dismessa e in cattive condizioni di conservazione, opera giovanile dell’ingegner Giancarlo Eynard nel 1938: interessante esempio di razionalismo in un’area urbana che ha subito un profondo ridisegno a partire da inizio 900 con la demolizione delle Muraine (avvenuta nel 1901) e la realizzazione di un sistema di nuovi assi viari a servizio della città in espansione.

 

Il presente

Nel complesso, a distanza ravvicinata, troviamo quindi architetture molto diverse tra loro che, nonostante l’interesse singolo, non riescono a determinare un pezzo di città altrettanto interessante. La causa di questa carenza è duplice e consente di ragionare su temi importanti per la rigenerazione urbana, di cui in questo periodo si parla continuamente. C’è un problema di degrado e di svuotamento di alcuni immobili, in un indissociabile binomio: gli edifici inutilizzati iniziano rapidamente a degradarsi, secondo un processo che tende ad espandersi rapidamente. C’è inoltre un problema legato alla totale mancanza di un disegno armonico dello spazio aperto connettivo, che si presenta come sommatoria di frammenti residuali, mal connessi fra loro e senza alcuna relazione col contesto edificato circostante. Tra i pieni e i vuoti esiste un rapporto d’indifferenza se non addirittura di ostilità: la gran parte degli spazi aperti è occupata da parcheggi male organizzati e mal tenuti che riverberano la loro immagine di sciatteria anche verso gli edifici attestati. La presenza delle automobili parcheggiate contribuisce fortemente alla percezione di quest’area come luogo periferico, privo di un’identità e di una centralità pubblica: ciò vale sia per l’area adiacente allo spazio verde piantumato alle spalle dell’ex mercato, sia per l’area attorno all’ex distributore di via Baschenis, al momento vissuta più come un elemento spartitraffico che come piazza.

 

Il futuro

Dal punto di vista delle potenzialità progettuali, l’ex Mercato ortofrutticolo è contemporaneamente un tema puntiforme, riferibile al restauro e al riuso del manufatto in sè ma, ancor più, è un tema di riorganizzazione formale e funzionale degli spazi aperti dei quali il complesso fa parte insieme alle altre architetture.

È facile pensare a come cambierebbe la situazione se ad esempio si riorganizzasse lo spazio aperto del parcheggio pubblico interno abbellendolo, piantumandolo, migliorando la qualità dei muri che delimitano le proprietà private attestate, ristabilendo un sistema di permeabilità pedonale efficace nei confronti della biblioteca, del parco e dei volumi dell’ex mercato per i quali da tempo s’ipotizza l’ampliamento degli spazi bibliotecari, ma che potrebbero ospitare anche funzioni pubbliche complementari all’attività principale della biblioteca. Attualmente il parcheggio si presenta come terra di nessuno, isola di asfalto dalla geometria incerta; esso funziona come un cul de sac, accessibile soltanto da via Baschenis tramite una rampa dalla quale si entra in auto e si esce a piedi (o viceversa), essendo i passaggi pedonali verso la biblioteca bloccati da recinzioni provvisorie ed essendo lo spazio verde alberato prospiciente recintato e inaccessibile dal parcheggio stesso.

Ugualmente, sarebbe interessante ipotizzare l’installazione nell’ex distributore di benzina di un’attività attrattiva capace di conferire un nuovo ruolo al piccolo fabbricato, conservandone la testimonianza storica. Si è parlato di un bar, di una galleria espositiva: è comunque evidente che il presupposto di una possibile nuova attrattività anche per questo manufatto sia soprattutto da individuare nella ridefinizione degli spazi esterni che lo circondano e, in particolare, nell’eliminazione del parcheggio che attualmente occupa una porzione consistente del lotto triangolare su cui il piccolo edificio insiste.

 


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