Francesco Garofalo (1956-2016)

by • 16 agosto 2016 • Professione e Formazione1473

Con un’istantanea, il fondatore del Giornale dell’Architettura ricorda l’impegno civile dell’amico e gli anni di battaglie comuni per un’università più democratica

 

Ricordare un amico scomparso troppo prematuramente si porta quasi sempre dietro la retorica da orazione funebre. Francesco Garofalo non lo merita. Nè merita un tentativo prematuro e confuso di mettere insieme aspetti di una personalità davvero sfaccettata. Merita però almeno un’istantanea certo da sviluppare.

A differenza di tanti, non solo architetti, della sua generazione e della generazione successiva, Francesco aveva un senso dell’impegno civile che gli ha consentito di gestire dal Padiglione italiano alla Biennale, l’unica volta che quella scelta fu esito di un concorso e non di una nomina (2008), il più complesso GEV (Gruppo di Esperti della Valutazione in seno all’ANVUR – Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca – l’unico che condivideva quasi al 50% valutazioni bibliometriche e a peer review), concorsi di architettura difficili, convegni internazionali delicati perché chiamati a restituire anche parte della sua biografia come quello su George Baird (2012). La sua  autentica passione civile Francesco la esercitava con convinzione, sapendo ascoltare, con un senso della mediazione che a volte sfiorava persino compromessi ben più famosi. Ma sapeva anche entrare dentro questioni politiche delicate, come nella scrittura di programmi elettorali per Roma.

In questa sua a volte persino nevrotica militanza, Francesco era soprattutto generoso e, a differenza di troppi architetti, non era autoreferenziale nella scrittura e ancor meno nella formazione di gruppi con cui lavorava. Ci mancherà la sua generosità e la sua ricerca di colloqui sempre diversi. Mi mancherà l’amico che mi ha accompagnato in quasi quindici anni di battaglie per un’università più democratica, più aperta al mondo, senza l’ossessione dell’internazionalizzazione, da cui peraltro proveniva, capace di esprimersi scrivendo, progettando, facendo mostre, orgogliosa dei suoi prodotti al punto di ritenere che persino un progetto di architettura potesse essere un prodotto scientifico e insieme dovesse essere valutato. Per intanto, se oggi l’università italiana ha intrapreso questa difficile strada dopo dieci e più anni di seminari, convegni, numeri di riviste e liti feroci, lo deve a lui.

Ciao amico caro


Tag


Pin It

One Response to Francesco Garofalo (1956-2016)

  1. […] del testo: uno sguardo curioso, appassionato, non retorico né dogmatico. L’ultimo libro di Francesco Garofalo (1956-2016) – dato alle stampe pochissimi giorni prima di morire, nello scorso agosto – non vuole […]