Cronaca di un concorso annunciato

by • 14 agosto 2016 • Forum, Professione e Formazione1330

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Riflessioni a margine della preselezione pubblica per l’organico del MiBACT, tra rischio ricorsi e domande da quiz di prima serata

 

ROMA. Il 27 luglio scorso si è svolta la preselezione per il concorso con il quale 130 architetti verranno inseriti nell’organico del MiBACT come “Funzionari Architetti da inquadrare nella III area del personale non dirigenziale, posizione economica F1”. I 2024 candidati (sui più di 3.000 iscritti) ospitati in un padiglione della nuova Fiera hanno affrontato le 80 domande a risposta multipla di diritto pubblico, beni culturali, storia dell’arte e inglese ricevendone quasi in tempo reale i risultati.

Ovviamente, come da prassi le polemiche sono sorte prima, all’atto di definire i requisiti necessari all’accesso alla preselezione. La concomitanza di laurea, dottorato (o un titolo postlaurea come un master o un diploma di specializzazione) e abilitazione professionale è sembrata una richiesta non proprio in linea con la normativa. Il CNAPPC, in una nota inviata al Ministero il 17 giugno, ha messo in evidenza le criticità che avrebbero minato una così “lodevole iniziativa”: il titolo post laurea e la contemporanea abilitazione alla professione avrebbero dovuto essere valutati come un valore aggiunto alla laurea e non un impedimento all’accesso alla prova. Inoltre il CNAPPC faceva notare come l’equipollenza per un titolo straniero fosse valida esclusivamente per la laurea e non per i titoli conseguiti successivamente, violando così le normative comunitarie. E consigliava al Ministero di operare, in autotutela, un cambiamento nei criteri di accesso così da evitare la tradizionale pioggia di ricorsi che caratterizza i concorsi italiani. Cosa che non sembra essere avvenuta.

Rimane il fatto che i quesiti presentati – il database completo è stato pubblicato una settimana prima dell’inizio delle prove di preselezione che hanno coinvolto anche antropologi, archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, restauratori, storici dell’arte e specialisti nella comunicazione (per 500 posti totali) – sembrano domande da quiz di prima serata, affrontabili più con la memoria che con la preparazione di una vita. Non appare chiaro, infatti, come il conoscere il nome dell’autore della statua di Lucio Dalla all’Expo di Milano, o l’anno in cui venne ceduta una ricca collezione di prime edizioni alla Città di Firenze, possa realmente dimostrare la preparazione del singolo, il suo percorso professionale e culturale attestato da una laurea, un dottorato e un’abilitazione, appunto.

Ovviamente è solo una preselezione, il concorso deve ancora iniziare. Ma chi bene inizia, diceva qualcuno, è a metà dell’opera.


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