Nel ventre di Parigi, sotto la canopia champagne

by • 20 luglio 2016 • Mosaico, Progetti1437

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Visita al discusso intervento, firmato Patrick Berger e Jacques Anziutti, che ha radicalmente rimodellato un luogo cruciale della capitale, in cerca d’identità da oltre 40 anni: dalla grande stazione multimodale sotterranea al velario che diventa nuova porta urbana

 

La Canopée des Halles e la stazione sotterranea di Chatelet les Halles

PARIGI. Progettata da Patrick Berger (cui si deve il disegno iniziale) e Jacques Anziutti, la Canopée inaugurata ad aprile insedia un nuovo monumento che occupa un luogo chiave nel cuore della capitale francese e risponde alle sfide poste dalla visione per il Grand Paris. L’ondulazione di questa immensa copertura di vetro e acciaio lascia passare l’aria e la luce ma anche l’asse urbano che collega, da est a ovest parallelamente alla Senna, il Centro Pompidou alla Borsa del commercio.

In realtà, la Canopée non è che la parte emersa della vasta opera sotterranea che copre. Tale “porta urbana a cui si accede da sotto” è il centro di gravità della metropoli e il crocevia delle linee di treni metropolitani (RER) che servono le periferie. Su 5 livelli di sottosuolo si sovrappongono la più grande stazione multimodale sotterranea urbana (Chatelet les Halles) e il centro commerciale del Forum des Halles. Frequentata da 800.000 persone al giorno, la struttura si sviluppa fino a 24 metri di profondità e su 500 metri di lunghezza verso la piazza Chatelet. Tra qualche mese, quando Berger e Anziutti termineranno la ristrutturazione della stazione sotterranea, l’architettura della Canopée acquisterà pienamente il suo senso. La prospettiva est-ovest, ch’essa ridisegna già attraverso un convincente inquadramento della sommità del Pompidou a est, sarà poi totalmente liberata dalle installazioni di cantiere che mascherano ancora la sua apertura a ovest verso la citata Borsa [sul cui destino cfr. il box al fondo; n.d.a.] e verso il giardino realizzato su disegno di David Mangin, cui donerà il respiro d’una spianata.

Dopo gli anni settanta e la sinistra demolizione dei padiglioni edificati su progetto di Victor Baltard nell’Ottocento come mercato all’ingrosso, per il quartiere delle Halles, tempi addietro soprannominato “il ventre di Parigi”, sono stati banditi numerosi concorsi. Tuttavia, il quartiere non ha mai davvero saputo ritrovare un’identità all’altezza della Parigi storica. Nel 1974, le riprese del western ironico di Marco Ferreri Non toccare la donna bianca ridicolizzò l’abisso scavato di fronte alla chiesa di Saint-Eustache. La costruzione della stazione RER e del centro commerciale Forum des Halles, con le sue vetrate a cascata su progetto degli architetti Claude Vasconi e Georges Pencreac’h (1979), insieme ad altre attrezzature permisero di richiudere il cretere. Gli “ombrelli”, progettati da Jean Willerval e oggi distrutti, vennero a sorvegliare il perimetro del Forum ch’essi di fatto seppellirono; il tutto, poi, fu circondato nei medesimi anni da immobili che non fecero che confermare l’apparenza eteroclita e disordinata di un sito cruciale.

Si misura così la difficoltà d’intervenire 40 anni più tardi. Tuttavia, la Canopée produce un effetto catartico. La sua monumentalità aperta restituisce respiro al quartiere. Il suo arco capta la forza degli assi e delle inquadrature ch’essa rivela sul paesaggio urbano, il cielo, la Borsa o la chiesa di Saint-Eustache. La piazza pubblica a più livelli che protegge ravviva le linee orizzontali, verticali e diagonali. Essa crea un effetto di soglia per i nuovi esercizi pubblici che accoglie e fluidifica i flussi dischiudendo la discesa verso gli spazi del Forum e la stazione.

Nel 2007 Berger e Anziutti vinsero il concorso, bandito dalla Municipalità, che laureò la Canopée. In seguito, essi vinsero nel 2008 quello bandito da RATP e STIF (Régie autonome des transports parisiens e Syndicat des transports d’Ile-de-France) per la ristrutturazione della stazione sotterranea. Le due consultazioni avevano fatto seguito al concorso d’idee organizzato dalla Municipalità nel 2004 per l’intera area delle Halles, il quale fece scorrere fiumi d’inchiostro: tra gli altri, parteciparono Jean Nouvel e OMA. Alla fine, fu scelta la proposta di Mangin (studio SEURA) per il parco pubblico che ora fronteggia la Canopée. Il budget indicato dalla Società di economia mista Paris Seine raggiunge i 238 milioni per la parte fuori terra e i 918 milioni per l’intera operazione che rimodella il Forum, la stazione RER e l’accessibilità del sito.

 

Un progetto complesso, incrocio di questioni urbane e funzionali

Aver vinto, da parte di Berger e Anziutti, entrambi i concorsi, conferisce una reale coerenza ai due progetti entro un concetto architettonico che fa anche spazio alla nozione di opera d’arte per connettere, senza soluzione di continuità, il sotto e il sopra d’un sito dove le funzioni s’intersecano. Questo cantiere complesso si è svolto senza interrompere le funzioni, il che contribuisce a spiegare le scelte strutturali. Esso rimodella i percorsi e i flussi conciliando vincoli d’uso sovente contraddittori. Se la sicurezza del polo dei trasporti impone di far risalire il più direttamente e velocemente i viaggiatori verso l’esterno, l’attrattività del centro commerciale, proprietà di Unibail Rodamco, esige anche una deambulazione sui tre livelli scavati. Come ogni grande cantiere di tale genere, esso ha conosciuto i rischi, ritardi e sovracosti, legati soprattutto al ritrovamento di amianto.

 

Dal disegno su carta all’inserimento urbano

Per Berger «le forme curvilinee della Canopée derivano dalle energie naturali e urbane agenti sul sito: pioggia, vento, flussi di pedoni, memoria del luogo, dintorni». Il suo disegno riguarda il «paesaggio d’un sito» poiché «la geometria delle forze e poi il disegno del suo equilibrio hanno definito lo schema della Canopée». Disegnando a mano, egli si è ispirato all’emergenza delle forme della natura prima di passare alla modellazione numerica e al disegno geometrico.

Essendo troppo deboli le nozioni di ricucitura urbana e d’immaterialità di fronte alla confusione d’un quartiere dove occorreva porre ordine e ancorare un segnale che restasse nel tempo, il primo merito della Canopée riguarda la sua massa che instaura una monumentalità potente la quale coniuga il pesante e il leggero, coltivando un’estetica dello spessore. A nord e a sud si trovano le due ali di tre livelli abitati da 14.000 mq di attrezzature culturali e commerciali che liberano la prospettiva est-ovest. Esse sono unite dalla volta che culmina a 14 metri sul livello strada e copre la piazza centrale da 140 x 80 metri.

Presentando un’apertura di 96 metri a ovest, la risalita s’allarga verso il nuovo giardino, la chiesa di Saint-Eustache e la Borsa. Unitario su 2,5 ettari, l’involucro in vetro monocromo rinforza l’idea d’una porta urbana che assume rilievo, restituendo così al sito la sua parte di dignità. All’esterno, le vie confinanti sembrano come ridotte per la predominanza dell’oggetto che permette di ricomporre il disordine. Alcune tettoie vetrate punteggiano le facciate dei negozi e le entrate verso il centro commerciale.

 

Una struttura autoportante e 18.000 lastre di vetro

Al di là della sua estetica e della massa, il sistema costruttivo dei telai per le ali nord e sud consta d’una struttura di copertura in acciaio autoportante che risponde in modo sintetico alle esigenze inerenti il programma e l’infrastruttura del sottosuolo. Essendo stati esclusi tutti gli sforzi di trazione e di spinta orizzontale, la copertura non si appoggia che sui punti portanti dei telai che circondano lo spazio centrale e che sopraelevano i pilastri in cemento della struttura del sottosuolo. La struttura di copertura riunisce una trave cassone a U su cui poggiano 15 travi ricurve che regolano la geometria a doppia curvatura della superficie e il posizionamento delle 18.000 lastre vetrate che costituiscono il rivestimento. Il vetro, tinta champagne, presenta una spiccata materialità risultante dalle proprietà tecniche, fisiche e climatiche e dagli effetti plastici voluti dagli architetti.

 

Solo il tempo dirà…

Al momento dell’inaugurazione, come ogni monumento nuovo inserito in una città, la Canopée non è sfuggita alla sua tornata di critiche, tra cui quella inerente la cromia. La tinta champagne che si ritrova d’altronde in altre opere di Berger e Anziutti ben si sposa con la pietra della chiesa di Saint-Eustache e della Borsa. Essa può essere vista in svariate condizioni, sotto diverse prospettive e cieli più o meno ameni. Se le nuvole la rattristano, il sole illumina le strutture metalliche della facciate incurvate che indirizzano lo sguardo sull’asse est-ovest. Se si pensa al giallo delle boiseries delle finestre del castello di Versailles, scelto per confondersi con l’oro del sole al tramonto, la cosa è abbastanza ben vista.

La Canopée va ora consegnata agli oltraggi e agli sguardi del tempo. Essi diranno, in futuro, come vi resisterà. Il polo dei trasporti che i parigini percepivano come uno dei luoghi ansiogeni della capitale con la sua immensa sala di scambio, confuso come un flipper pronto ad andare in tilt, comincia ad assumere, anch’esso, un nuovo aspetto. I suoi percorsi sono rimodellati, allargati e resi più luminosi, il che facilita l’orientamento. Nuovi accessi verso l’esterno si sono ottenuti con la nuova uscita di piazza Margherita di Navarra, dove la luce naturale è captata e diffusa in profondità dai vetri inglobati nel guscio di copertura in Ductal, che emerge come un riferimento nella via.

 

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foto di copertina: Xavier Bélorgey

 

Per_approfondire

La collezione Pinault alla Borsa del commercio

bourse du commerce parisAppena inaugurata la Canopée, è stato l’industriale e collezionista d’arte contemporanea François Pinault ad annunciare l’intenzione d’investire i 13.000 mq della Borsa e i 4.000 mq di esposizioni, inventando per questo luogo una programmazione pluridisciplinare (arti plastiche, scenografia, musica, cinema, video). Trovando infine in Parigi un nuovo luogo dedicato alla sua collezione, undici anni dopo aver rinunciato al suo progetto dell’Ile Seguin a vantaggio di Palazzo Grassi (2006) e di Punta della Dogana (2009) a Venezia, conferirà anche lui un nuovo splendore al quartiere delle Halles. Il sito, trovandosi sulla diagonale museale che va dal Centro Pompidou al Louvre e al Museo d’Orsay, contribuisce anche alla metamorfosi della rue du Louvre, accanto al palazzo, dove si trova l’entrata principale della Borsa. Va aggiunto che essa sorge a pochi passi dalla mitica posta del Louvre, edificata nel XIX secolo dall’architetto Julien Guadet e attualmente ristrutturata da Dominique Perrault, che valorizza l’apertura sulla città di un monumento storico alla scala d’un isolato urbano.

Già artefice dei siti di Pinault nella Serenissima, l’architetto giapponese Tadao Ando realizzerà le nuove sistemazioni in associazione con l’architetto capo dei Monumenti storici Pierre-Antoine Gatier e con il giovane studio NeM. Il costo del progetto è valutato in 100 milioni. Sotto l’egida di Pinault, suo figlio François-Henri, presidente e direttore generale del colosso dell’abbigliamento Kering, responsabile della Financiére Pinault e presidente del consiglio d’amministrazione di Artemis presiederà il Consiglio d’amministrazione. Jean-Jacques Aillagon, ex ministro della Cultura e consigliere di Pinault per le sue attività artistiche e culturali, presiederà il consiglio d’orientamento. Martin Béthenod, già direttore delle istituzioni veneziane, assumerà in parallelo la direzione del nuovo polo la cui apertura è annunciata nel 2018.

Destinata finora a funzioni amministrative, la Borsa si caratterizza per la sua pianta circolare sormontata da una cupola classificata monumento storico, così come certi elementi decorativi. Inaugurata nel 1889, essa risulta dalla trasformazione operata dall’architetto Henri Blondel dell’antica Halle aux blés [borsa merci, delle farine e grano; n.d.t.], costruita un secolo prima.

Un accordo con la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha stabilito che la concessione dell’edificio implicherà da parte di Pinault il versamento di un onere e la presa in carico dei lavori di restauro, mentre al termine della concessione l’edificio tornerà in possesso della Città.


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