Così si fa paesaggio alpino

by • 14 giugno 2016 • Città e Territorio, Mosaico1142

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Bilancio della prima edizione del Premio internazionale triennale «Fare paesaggio»

 

TRENTO. Si è conclusa l’8 giugno scorso, con la premiazione presso il Castello del Buonconsiglio, la prima edizione del Premio internazionale triennale «Fare paesaggio». L’iniziativa è stata promossa da Osservatorio del Paesaggio – Provincia Autonoma di Trento, insieme a TSM (Trentino School of Management)/ STEP (Scuola per il governo del territorio e del paesaggio) e a Landscapefor, con l’intento di fare sintesi, rete e trasmissione di conoscenze fra buone pratiche nell’arco alpino. Lo spazio alpino è stato assunto quindi come minimo comun denominatore di una serie d’iniziative che concorrono al fare del paesaggio una potenziale risorsa autocentrata di sviluppo per un territorio tanto eterogeneo quanto accumunato da identità e problematiche comuni. In un certo senso, il premio ha il merito di riportare al centro il valore etico delle discipline del progetto, indagandone e valorizzandone le diverse sfaccettature, dal piano più fisico del costruire e più normativo della programmazione, fino a quello più immateriale della comunicazione, riconoscendovi l’importanza della consapevolezza di una costruzione corale, e non solo estetica, del paesaggio.

La stessa dimensione liquida del paesaggio, tanto chiara quanto sfuggente nelle sue molteplici declinazioni e nei suoi molteplici attori, ha portato il comitato organizzatore a suddividere il premio in tre categorie: Programmazione, pianificazione e iniziative gestionali; Segni nel paesaggio; Cultura, educazione e partecipazione. Dopo aver analizzato le ben 107 candidature presentate da enti, associazioni, liberi professionisti, singoli cittadini e collettivi, la giuria di esperti (Joan Nogué, Walter Angonese, Benedetta Castiglioni, Antonio De Rossi) ha assegnato per ciascuna categoria un premio, una menzione di elevata qualità paesaggistica, alcune menzioni di qualità paesaggistica e alcune segnalazioni di merito, per un totale di 25 menzioni (consultabili sul sito web), a riprova dell’elevato livello delle iniziative concorrenti, che saranno compendiate in una futura pubblicazione a cura del comitato organizzatore. A uno sguardo d’insieme delle svariate iniziative presentate, emergono molti temi trasversali: dalle istallazioni temporanee ai Piani territoriali di Comunità, dalle “Giornate del Paesaggio” agli scenari di gestione del patrimonio naturale Unesco. Tutte espressioni di un fare in divenire che s’interroga su strumenti disciplinari e limiti, magari con lingue diverse ma accumunate da un sentirsi parte di una grande famiglia e di un grande territorio, le Alpi.

 

Ostana (Cuneo): ritorno e sviluppo consapevoli

Per la categoria Programmazione, pianificazione e iniziative gestionali, il premio è andato al piccolo comune piemontese. A ritirare il premio ed a presentare l’ormai pluridecennale lavoro di riattivazione dell’insieme di borgate site in alta valle Po di fronte al Monviso (nella foto di copertina), il sindaco Giacomo Lombardo, accompagnato da una ventina di ostaneri partiti in pullman nel cuore della notte, fra cui il piccolo Davide, di 4 mesi (nato lassù a 1250 m di quota, a oltre 30 anni dall’ultimo caso, segno di un’inversione demografica rispetto al calo che ha visto gli abitanti passare da 1.187 nel 1921 a 79 nel 2001). Questa partecipazione del Comune, non solo come amministrazione ma come collettività, è una forte testimonianza fisica di come iniziative di recupero, non solo architettonico ma anche sociale, siano possibili attraverso la ferma accettazione e condivisione da parte delle comunità alpine. La vicenda di Ostana, tanto singolare quanto di grande interesse e ormai divenuta caso studio a livello internazionale, dimostra come piccole iniziative che riescono a trovare continuità nel tempo anche attraverso la riscoperta di un’identità culturale – nella fattispecie, quella occitana – possano innescare virtuose sinergie pubblico-private che concorrono a recuperare due valori centrali del paesaggio delle terre alte: l’abitare e la bellezza. In questa doppia accezione rientra il successo delle politiche locali di riattivazione, che hanno saputo guardare al paesaggio non come categoria estetica a priori ma ne hanno reinterpretato le ragioni sociali fondative che sono alla base di quello che nei paesi germanofoni è chiamato kulturlandshaft (paesaggio culturale), nel quale la presenza e l’operato dell’uomo sono condizioni necessarie per la sua valorizzazione.

 

Centro di sci nordico a Planica (Slovenia)

Nella categoria Segni nel paesaggio ha prevalso un lavoro dello sloveno studio AKKA, realizzato nelle Alpi Giulie. Il progetto, presentato da Ana Kučan, già cattedra d’onore Adalberto Libera 2015, riflette su un tema delicato per l’arco alpino, ovvero il ripensamento delle stazioni sportive invernali, anche in considerazione degli scenari di cambiamento climatico e di destagionalizzazione. Una gloriosa stazione del 1920 per lo sci nordico ha visto la riattivazione delle piste da fondo e dei trampolini per il salto, in un intervento unitario che ha investito attrezzature, servizi ed accessibilità al sito e ai parcheggi con un unico disegno, apprezzabile più per le modifiche alla topografia che per i volumi costruiti, ponendo attenzione all’effetto di ogni segno sulle diverse scale percettive del paesaggio. Un progetto attento alla morfologia del luogo, che cerca d’istituire una continuità con esso anziché proporre un gesto autoreferenziale o una semplificata sovrascrittura tecnica del territorio, come spesso avviene nelle stazioni invernali alpine. La poetica essenziale dei pochi segni e materiali utilizzati mostra la maturità di un processo partito da una competizione nel 2009 che ha visto collaborare tre studi di architettura e paesaggio per fare di Planica una delle più innovative, e meglio integrate con il paesaggio, stazioni per gli sport invernali nelle Alpi. L’approccio relazionale all’intervento, superando la concezione oggettuale per parti del comprensorio sciistico, si pone come veicolo stesso della coerenza progettuale verso il luogo e diviene un importante esempio per gli interventi che muovono dalla scala del paesaggio a quella del dettaglio.

 

Usage del territorio. Per una gestione sostenibile dei territori transfrontalieri

La categoria Cultura, educazione e partecipazione, forse la più innovativa proposta dal premio, ha celebrato un interessante studio italo-francese realizzato con fondi europei (FESRE-ALCOTRA 2007-2013, «Insieme oltre i confini») dall’Ordine degli architetti della Provincia di Cuneo in collaborazione con il Conseil d’Architecture, d’Urbanisme et de l’Environnement delle Hautes-Alpes (CAUE 05) di Gap (Francia). Lo studio, introdotto dal presidente dell’Ordine Claudio Bonicco e presentato dall’architetto Marco Barbieri, centra, nel racconto dei territori dell’infrastruttura viaria che connette le città di Cuneo e Gap attraverso il Colle dell’Agnello (2744 m, terzo valico stradale alpino per quota), l’importanza della comunicazione della componente più immateriale del paesaggio, fornendo un chiaro impianto metodologico alla lettura ed alla decodifica di uno dei temi più rilevanti del paesaggio alpino: il consumo di suolo. Il fenomeno è stato osservato da molteplici visuali: dall’infografica all’iconografia, fino alle interviste alla popolazione e agli amministratori italofrancesi, indagandone sia la dimensione quantitativa che qualitativa. «Usage» ha portato ad inquadrare il territorio nella giusta scala, individuandone le potenzialità inespresse e comprendendone le trasformazioni. Ciò ha permesso una maggiore consapevolezza delle comunità, favorendo la costruzione di un terreno d’incontro fra queste, gli amministratori e gli investitori, utile presupposto per attivare sinergie e azioni di rivitalizzazione, come avvenuto a Ostana.


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