Trieste, il Porto vecchio ricomincia dall’advisor

by • 1 febbraio 2016 • Città e Territorio1956

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Ernst & Young elaborerà le linee guida per il Piano strategico di un comparto urbano strategico che ha visto abortire ogni progetto di trasformazione

 

TRIESTE. Lo scorso 26 gennaio il sindaco Roberto Cosolini ha annunciato il nome dell’advisor – vincitore d’un apposito bando di selezione – che redigerà le linee guida per la valorizzazione del Porto vecchio. Per un importo di 170.000 euro, somma al netto messa a disposizione dal Comune (100.000 euro) e dall’Autorità portuale (70.000 euro), la società Ernst & Young dovrà elaborare (e condividere con la cittadinanza) le linee guida per il Piano strategico attraverso cui gli operatori economici – al momento assenti – dovrebbero avviare il riuso di una porzione di città, storicamente considerata un vuoto urbano. L’intera operazione, che segna un punto di discontinuità nella vicenda triestina, è stata possibile grazie alla favorevole congiuntura politica in cui la piena collaborazione di Comune, Regione, Demanio marittimo, Autorità portuale (e in particolare del suo commissario straordinario Zeno D’Agostino) e la fattiva azione del prefetto Maria Adelaide Garufi – cosciente che l’unico modo per avviare un processo trasformativo fattibile si basava sullo spostamento del punto franco – hanno dato vita a un’international call a cui hanno risposto una dozzina di soggetti.

La sensazione generale, dopo anni di grandi progetti – basti pensare che negli ultimi vent’anni per il riuso dei 600.000 mq sul mare hanno presentato proposte Manuel de Solà-Morales, Stefano Boeri, Bradaschia-Cecchetto, Systematica e Norman Foster&Partners – è che sia arrivato il tempo d’una progettualità meno taumaturgica e più ancorata alla realtà, in cui la cittadinanza potrebbe avere un ruolo cosciente e consapevole. Così da evitare la ridda d’illazioni e supposizioni sorte dalle dichiarazioni spesso contraddittorie e poco chiare che la vecchia concessionaria Porto città (formata dalle imprese Maltauro e Rizzani De Eccher e ritiratasi due anni fa) e la precedente dirigenza dell’Autorità portuale rilasciavano ciclicamente sui quotidiani locali.

Due, però, sono le incognite principali che aleggiano sull’operazione Porto vecchio. Una è, come sempre nelle vicende italiane, tutta politica. Infatti, a primavera si svolgeranno le elezioni comunali e l’armonia che ha condotto in porto l’operazione potrebbe rompersi con l’elezione di un candidato diverso da Cosolini. C’è la consapevolezza che una discontinuità politica nell’amministrazione comunale potrebbe rimettere in discussione e ritardare il processo di trasformazione dell’area. Soprattutto perché il nuovo consiglio comunale avrebbe la facoltà di non recepire le linee guida dell’advisor.

L’altra è di natura squisitamente endogena. Trieste è una città in costante decremento demografico, dove si registra il primato italiano di over 65 e che fonda la propria economia principalmente sul terziario pubblico. Sarà capace di attrarre gli stakeholders internazionali per dare avvio alla riqualificazione e valorizzazione di un’area con una cubatura tripla rispetto al Borgo teresiano? E di rinunciare alle posizioni consolidate (e cristallizzate) per mettersi in gioco in un contesto realmente internazionale? Probabilmente alla scadenza dei centottanta giorni sapremo se la città e i cittadini saranno pronti per iniziare il rinnovamento di un porto nato già Vecchio all’epoca dell’Impero asburgico.


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