Come valutare gli impatti di Expo

by • 18 novembre 2015 • Inchieste1920

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Prosegue la pubblicazione degli abstract del libro Expo dopo Expo. Progettare Milano oltre il 2015 (a cura del Master Architettura Paesaggio, acquistabile in forma e-book e cartacea al sito www.paesaggio.it)

 

Il dibattito sulla riuscita di Expo, sulle ricadute che ha avuto sulla vita urbana e sugli impatti che lascerà in eredità alla città è apparso finora eccessivamente schiacciato su una prospettiva a breve termine che alimenta polemiche di segno opposto, volte ad affermare d’emblée l’insindacabile successo dell’evento come momento propulsore di effervescenza urbana o, al contrario, decretarne l’irrilevanza in quanto manifestazione effimera senza rilevanti effetti sulla città. In verità bisognerebbe riconoscere che è ancora presto per stendere un giudizio ponderato sulla questione. Se negli anni passati ci si fosse meglio preparati all’analisi degli impatti del grande evento su Milano – ad esempio predisponendo con le Università un Osservatorio al quale affidare il compito di produrre analisi e dati indipendenti e autorevoli – il dibattito e la trasparenza sarebbero oggi certamente agevolati.

Troppo presto per un giudizio ponderato dunque, ma non per proporre alcuni elementi teorici e metodologici utili alla valutazione. Il punto di partenza, ampiamente riconosciuto in letteratura, è il rapporto tra città e globalizzazione e in particolare l’imporsi a livello globale di una crescente competizione urbana. La diffusione di grandi eventi urbani di diversa natura (sportiva, culturale, religiosa, commerciale…) risponde all’obiettivo di intercettare flussi internazionali di investimenti, persone, informazioni e dati. I grandi eventi sono come magneti che promettono di attrarre nuove risorse materiali e immateriali per lo sviluppo urbano. Se e come queste risorse sono effettivamente intercettate dalla città, “a quale prezzo” in termini di costi ed esternalità negative prodotte e, soprattutto, con quali effetti di medio e lungo termine (legacy) sulla società urbana, è materia oggetto di ricerca e dibattito. Non esiste infatti uno schema univoco e predittivo di come i grandi eventi agiscano a livello locale: dipende da come le dinamiche e le spinte comuni sottese alla globalizzazione e alla competizione urbana sono gestite e metabolizzate dalla città.
Se questo è il quadro teorico e di riferimento che dobbiamo avere in mente nel valutare gli impatti dei grandi eventi urbani, il passo successivo è domandarsi quali siano i campi principali da tenere sotto controllo nell’analisi. Schematizzando possiamo indicarne tre:
a) la dimensione socio-economica (che pone al centro le risorse materiali e la crescita economica nella città)
b) la dimensione socio-relazionale (con la valutazione delle risorse di tipo immateriale: relazionali, cognitive, culturali)
c) la dimensione urbanistica (relativa all’analisi degli impatti del grande evento sull’ambiente della città e sul funzionamento del sistema territoriale locale).
La valutazione degli impatti socio-economici non si può ridurre al numero di visitatori e alle entrate economiche conseguenti (dati che in ogni caso dovrebbero essere resi pubblici), o a stime più o meno credibili dell’effetto moltiplicativo del grande evento sull’economia urbana. L’analisi dovrebbe ovviamente guardare ai bilanci per così dire “interni” al grande evento ma non limitarsi a questo. Ad esempio dovrebbe guardare al rapporto tra risorse investite per l’evento in sé e per la realizzazione di infrastrutture ed amenities che rimarranno alla città, all’equilibrio tra investimenti da fonti pubbliche e da fonti private o ancora capire tra gli attori coinvolti chi si accolla i debiti e le eredità finanziarie passive. L’obiettivo insomma è una valutazione dei costi e dei ricavi non solo per i promotori dell’evento ma per la città (flussi attivati, produzione e consumo di beni pubblici, ricadute in termini di sviluppo e occupazione, sostenibilità nel tempo). Avendo bene in mente che gli impatti economici si distribuiscono su un sistema locale costituito da diversi settori, stakeholder e gruppi sociali, che hanno ricevuto dal grande evento costi e benefici differenziati. In questa analisi vanno ricompresi anche gli interessi illeciti, dato che i grandi eventi si sono purtroppo dimostrati occasioni di espansione dell’economia criminale e di pratiche di corruzione e illegalità dentro e fuori l’amministrazione pubblica.
La valutazione degli impatti sulla dimensione socio-relazionale della città introduce a un campo forse più sfuggente del precedente ma non per questo meno rilevante. Esempi di risorse immateriali sulle quali il mega evento può incidere sono ad esempio l’immagine con la quale la città è identificata a livello nazionale e sopratutto internazionale, la produzione di innovazione sociale e di nuove competenze cognitive e relazionali, il rafforzamento di un senso di appartenenza e orgoglio civico tra gli abitanti. Ancora, la creazione di nuove coalizioni tra gli attori locali (istituzioni pubbliche, attori economici, società civile) o l’elaborazione di nuove politiche urbane. Tutti elementi che influenzano in senso ampio le dinamiche sociali nella città (a partire dalle stesse relazioni economiche, si pensi ad esempio agli effetti di marketing territoriale) e, a date condizioni, anche la qualità della vita urbana. Nel valutare gli effetti in termini di legacy intangibili, l’osservatore deve però sforzarsi di individuare indicatori validi che aiutino a distinguere tra le retoriche elaborate durante l’evento allo scopo di mobilitare gli attori e le risorse immateriali effettivamente attivate e “lasciate in circolo” nel sistema urbano.
Ad esempio, sappiamo che molto è stato elaborato e proposto in questi mesi sui temi dell’accessibilità al cibo, della promozione dell’agricoltura urbana, dello sviluppo di una filiera sostenibile, della lotta allo spreco alimentare (per ricordare tre esempi: la Carta di Milano, la Food policy del Comune l’Accordo quadro di sviluppo territoriale “Milano Metropoli Rurale” siglato da Comune, Regione Lombardia, Città metropolitana e Distretti agricoli dell’area milanese). Occorrerà valutare come questi quadri d’azione e cognitivi indubbiamente nuovi – è la prima volta che la città si dota di strumenti su questo tema – si tradurranno in pratiche, progetti, politiche. In certi casi l’influenza di Expo potrebbe anche essere stata esclusivamente di tipo indiretto, contribuendo a creare le condizioni perché certi processi arrivassero a maturazione. In ogni caso, per valutare se siano stati introdotti effettivi elementi di innovazione bisognerà vedere se gli effetti di cambiamento rimangono efficaci nel tempo e/o sopravvivono a shock di sistema (ad esempio, al cambio di colore politico dell’amministrazione). Solo in questo caso potremo dire se l’esposizione è stata per la città un’opportunità per cambiare e innovare alcuni dei “software” che permettono il funzionamento del sistema alimentare milanese.
La dimensione urbanistica, infine, rimanda alla valutazione degli impatti del grande evento sull’ambiente della città, ovvero all’analisi delle dinamiche di rinnovo urbano messe in atto sul territorio. Quartieri, strutture, infrastrutture e servizi atterrano sul tessuto urbano per rispondere alle necessità funzionali della manifestazione e, una volta che questa è giunta alla sua conclusione, lasciano impatti e tracce di durabilità che incidono sul funzionamento futuro del sistema territoriale. E con questa consapevolezza che assume rilevanza un’analisi a doppio binario: da una parte la ricostruzione del percorso che ha portato all’individuazione del sito espositivo, delle scelte progettuali e di dotazione infrastrutturale, per valutarne l’adeguatezza, i benefici e le esternalità prodotte; dall’altra, valutare il destino post-evento di queste aree e realizzazioni, in termini di destinazione d’uso e di funzioni ospitate, in rapporto ai bisogni della città e alla loro sostenibilità sociale, economica e ambientale. Questione, questa, che nel caso di Milano sembra ancora lontana dall’essere definita.

 

Articoli precedenti:

Expo dopo Expo (di Antonio Angelillo)

Le aree dismesse faranno la Milano del futuro (di Sebastiano Brandolini)

João Nunes: per il post Expo pensiamo a funzioni temporanee (di Antonio Angelillo)

Vittorio Gregotti: l’area Expo come cuore multifunzionale di Milano Città metropolitana (di Antonio Angelillo)

Il dopo Expo doveva cominciare prima (di Luca Beltrami)


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