Renzo Piano conquista il cuore di Malta (ma non ancora quello dei maltesi)

by • 22 giugno 2015 • Città e Territorio3833

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LA VALLETTA. La storia della capitale di Malta è indissolubilmente legata a quella dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni. Si considerino le stratificazioni lasciate nei secoli dai Fenici, dai Greci, dai Cartaginesi, dai Romani, dai Bizantini, dagli Arabi, si contino in totale 320 monumenti concentrati in 55 ettari e si comprenda quindi la sua ricchezza e unicità. Nel 1980 La Valletta è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La città è rimasta pressoché invariata dalla sua fondazione, e non si trovano sostanziali differenze tra la pianta di oggi e quella di un’incisione seicentesca: edificata e protetta da inespugnabili fortificazioni, la città storica è rimasta conclusa, e tutte le successive espansioni si sono registrate al di là delle mura.
Entro tale cornice, potrebbe non risultare esagerato affermare che il più grande cambiamento apportato è stato l’intervento firmato RPBW, riguardante l’area d’ingresso alla capitale e inaugurato il 4 maggio.
Valletta City Gate consta di quattro parti: il ripristino del ponte pedonale, la riqualificazione del fossato, il restauro di ciò che resta del Teatro dell’opera (bombardato durante la II Guerra mondiale) e infine la realizzazione ex novo della sede del Parlamento. Della porta – ricostruita negli anni 60 dall’architetto italiano Alziro Bergonzo dopo che quella ottocentesca era stata bombardata anch’essa durante la II Guerra mondiale – non rimane nulla: l’arco è stato demolito per dare spazio alla vista della trafficata Republic Street, mentre la sezione del ponte pedonale è stata ristretta a 8 m di larghezza al fine di accentuare la profondità del fossato (di cui è prevista la riqualificazione e trasformazione in passeggiata alberata, al momento in stand by per mancanza di fondi). Il recupero del teatro invece riprende il tema, già caro all’architetto genovese, del teatro-macchina, direttamente appoggiato sulle rovine del precedente ottocentesco, costruito nel corso della dominazione inglese.
La sede del Parlamento, il cui cantiere è stato avviato nel 2009, rappresenta il punto focale del progetto. Esso consta principalmente di due massicci blocchi, interamente in pietra maltese, concepiti come un unico elemento: al piano terra, scavato per dare spazio a un ampio ingresso caratterizzato da slanciate colonne; al piano superiore, segnato da uno stretto taglio sul fronte principale che si divarica sul retro, dove si trova una passerella di collegamento. Lo scavo al piano terra delimita una sorta di piazza riparata ma trasparente: gli ingressi ai due blocchi sono totalmente vetrati per assicurare sia la visibilità all’esterno delle iniziative culturali in programma, sia la vista sulla piazza alle spalle del Parlamento da Republic Street. Il blocco nord ospita la sede del Parlamento, mentre in quello a sud si trovano gli uffici del Primo ministro, del leader dell’Opposizione e degli altri membri del Parlamento.
A parte alcuni elementi strutturali e alcuni dettagli in acciaio e in legno (soprattutto all’interno), domina la pietra maltese, materiale locale dal colore caldo, presente in larga misura in tutte le aree storiche dell’arcipelago. Gli snodi tra preesistenza e nuova costruzione sono dichiarati dall’inserzione di lame di acciaio (come ad esempio lungo la cortina della fortificazione, in parte reintegrata dopo le modifiche apportate al ponte). Inoltre, sulle facciate del Parlamento l’uso della pietra è stato rivisitato, conferendole un valore tecnologico d’avanguardia: a simulare un’erosione del vento, le superfici sono fornite di brise soleil integrati, concepiti per favorire la ventilazione naturale. Questa volta, non tanto per il profilo (come già successo per il grattacielo recentemente costruito su progetto di Richard Rogers a Londra) ma quanto per tale curiosa texture, l’edificio è stato battezzato dall’artista maltese Kenneth Zammit Tabona “cheese grater”. La “grattugia” rivela tuttavia la strategia per il risparmio energetico: è infatti previsto che, grazie all’ausilio di 600 mq di pannelli fotovoltaici sistemati in copertura, l’edificio riesca a provvedere all’80% di energia per il riscaldamento in inverno e al 60% di energia per il raffrescamento in estate.
Piuttosto restii ad apprezzare il nuovo, i maltesi continuano ironicamente a bollare il Parlamento come la “grattugia più costosa della storia”: non a torto, considerando anche che i costi previsti si sono gonfiati in corso d’opera fino a sfiorare i 40 milioni di euro. Vedremo se l’opera, rispettosa del tessuto esistente e attenta a rispondere coerentemente alle necessità della capitale, saprà vincere i pregiudizi. Nel frattempo, un primo esito va registrato: il conferimento di un nuovo volto a una città congelata da sempre nella sua struttura.


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