Musei: prima di progettare bisognerebbe programmare (con le idee chiare di ciò che si vuole)

by • 10 aprile 2015 • Patrimonio716

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L’’istituzione o il rinnovamento di un museo, in quanto attività programmabili, non dovrebbero essere operazioni frettolose e improvvisate

 

Il decimo rapporto Federculture del 2014 evidenzia che lo stanziamento annuale per il MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) ammonta oggi a circa lo 0,2% del bilancio statale ed è diminuito negli ultimi dieci anni del 27%, subendo una fortissima potatura: da oltre 2 miliardi di euro è passato a 1,5 miliardi. In termini assoluti il nostro fondo statale per la cultura è quasi equivalente a quello della Danimarca, paese con meno di un decimo della nostra popolazione.

Coerentemente con l’andamento nazionale, i problemi di bilancio delle amministrazioni locali hanno fatto sì che in pochi anni (2008-2011) le risorse per la cultura provenienti dagli enti territoriali siano diminuite di oltre 400 milioni.

Eppure, nonostante la forte perdita di attrattività del nostro paese, l’’escursionismo culturale conta ancora molto, circa il 35% del totale, nell’’industria turistica odierna, anche se è necessario rilevare che, esaminando solo gli oltre 400 siti culturali statali (musei, monumenti e aree archeologiche), ben 77, il 19%, in dodici mesi non hanno raggiunto i mille visitatori, equivalenti a meno di 3 ingressi al giorno e, tra questi, circa 50 non hanno realizzato né visitatori né introiti. Come ha opportunamente evidenziato Fabio Donato nel recente volume La crisi sprecata (Aracne, 2013), nonostante le pressanti sollecitazioni non si è rimediato operando le modifiche strutturali e i correttivi che situazioni radicalmente e definitivamente mutate richiederebbero.

Stante l’’estrema penuria di risorse, a maggior ragione dopo l’’avvento dell’’ultima crisi, all’’interno di una visione più generale, ogni intervento imporrebbe l’’esser valutato e soppesato appieno, focalizzando una visione impostata per passi successivi e coerenti, premiante nel lungo periodo. Eppure, nonostante autorevoli raccomandazioni – fra cui quella di ICOM (International Council Of Museums) del 2008 -, non importa a che costo, continua a persistere il fascino degli amministratori pubblici per eventi effimeri, i cosiddetti blockbuster, grazie alla loro attrattività e ai risultati immediati legati al forte impatto mediatico e di pubblico che suscitano. Scelte politiche di questo tipo depotenziano le istituzioni museali locali mortificandone l’’attività, talvolta anche paralizzandole temporaneamente o per lunghi periodi dal punto di vista tecnico, prosciugando vieppiù le esangui fonti di finanziamento.

L’’istituzione o il rinnovamento di un museo, in quanto attività programmabili, non dovrebbero essere operazioni frettolose e improvvisate: tuttavia nel nostro paese, in nome di presunte urgenze e indifferibilità, si sono realizzati e si continuano a realizzare troppi costosi pasticci. Molti errori potrebbero essere agevolmente evitati seguendo un flusso di procedure prestabilite e collaudate nel tempo, legando i finanziamenti a inderogabili attività di verifica, non insistendo troppo sui ribassi d’’asta in fase di gara.

Per esempio, senza inventarsi granché, basterebbe guardare oltralpe, in Francia: il Decreto 852 del 2 maggio 2002 (sostituito poi dall’’articolata appendice al Decreto 573 del 24 maggio 2011: cfr. libro IV, Musei) all’articolo 10 recitava: «L’’assegnazione di una sovvenzione statale per un progetto di costruzione, ampliamento o riqualificazione di un museo in Francia è soggetta ad approvazione avanti l’’autorità amministrativa competente a concedere la sovvenzione per il tramite di un progetto scientifico e culturale, un programma di conservazione e di presentazione delle collezioni, nonché di un programma architettonico. L’’autorità amministrativa è consultata prima dell’’inizio di ogni fase d’attuazione del progetto architettonico e museografico […]». La Direction des musées de France mette a disposizione degli strumenti di base, delle muséofiches, schemi semplici quanto preziosi (in corso di rielaborazione): sono tracce non scontate per far comprendere ai professionisti di settore come possano lavorare con metodo senza essere costretti da zero a reinventare la ruota. In particolare, e nuovamente ad esempio, limitandosi alle muséofiche 0, 1 e 2, vi sono nella prima un eloquente schema di preparazione di un progetto museale e nella seconda uno schema con raffigurati i vari passi necessari al suo sviluppo. Da tutto ciò appare evidente che, nonostante si sia abituati a pensare al contenitore del museo come elemento indispensabile di partenza, in realtà il progetto architettonico e tecnico che lo riguarda è rintracciabile solo fra le ultime fasi precedenti il cantiere nel disegno complessivo dell’’elaborazione del piano museale.

Anche solo traendo spunto da queste semplici indicazioni, si potrebbero facilmente evitare tante costose Treviso o Milano. Nel capoluogo lombardo l’inaugurazione del MUDEC, a 15 anni dal concorso che laureò David Chipperfield e dopo una spesa di 30 milioni di euro, tre sindaci, quattro assessori ai lavori pubblici, sei alla cultura, otto responsabili di procedimento (di cui uno recentemente arrestato) e molti anni d’’inutile paralisi, ha registrato negli ultimi tempi un’’accelerazione repentina dei lavori terminando con difetti inaccettabili tali da far dichiarare all’’architetto che ha provveduto a disconoscerlo: «Non ha né padre né madre [e] nessuno che l’’ha amato».


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