Sicilia

by • 12 marzo 2013 • Inchieste877

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Additato fino a qualche mese fa come «modello Giampilieri» (Alessandro Tumino, «La Gazzetta del Sud»), per determinazione d’attuazione e tempistica degna di qualsiasi altro paese europeo, il programma di messa in sicurezza del territorio devastato dall’’alluvione del primo ottobre 2009 da cinque mesi è al palo per un’assurda lungaggine burocratica. Tanto più intollerabile perché ci troviamo in una provincia, quella di Messina, col più alto numero di dissesti nell’’ambito di una regione, la Sicilia, a rischio idrogeologico per iI 70% e, soprattutto, perché quella di Giampilieri è la più tragica alluvione che l’Italia ricordi nell’’ultimo decennio, per devastazione del territorio e numero di morti, 37, oltre alle migliaia di sfollati.
E dire che le cose sembravano essere lì per prendere la piega giusta. Il 2 gennaio era stata firmata la nuova ordinanza della Protezione civile che ricostituiva, snellita, la Struttura commissariale regionale per quell’’area, ponendo al vertice non più il presidente della Regione, ma la stessa Protezione civile regionale. Dal 31 ottobre, infatti, c’era stato lo stop all’imponente task-force emergenziale approntata all’’indomani della tragedia, allorché la struttura che faceva da stazione appaltante aveva cessato di svolgere le proprie funzioni, con la conseguente impossibilità di utilizzare le somme in giacenza per completare il programma di messa in sicurezza del territorio, ormai all’’80%. A portarlo avanti, principale soggetto attuatore degli interventi, il Genio civile di Messina (progettista e stazione appaltante), con a capo l’ingegnere Gaetano Sciacca. Uno che non si sente in imbarazzo a pronunciare la parola «prevenzione», proponendo, ad esempio, di «convertire» la società Stretto di Messina, che si intende invece, dopo quarant’anni, liquidare con l’opera-ponte non più prioritaria per nessun governo, nazionale e regionale, «in un centro d’eccellenza per lo studio dell’area dello Stretto sul fronte dei fenomeni di natura idrogeologica, ma anche sismica, e che fornisca strumenti operativi utili a programmare misure idonee a mitigarne gli effetti». Dopo oltre due mesi, dunque, Sciacca si trova a dover fare i conti con la mancata operatività di quest’ultima ordinanza, sicché le gare d’appalto, seppur finanziate, restano non bandibili e fermi i cantieri già aperti, per non dire delle indennità attese dai commercianti e delle decine di nuclei familiari in difficoltà. Uno stop da imputarsi a un passaggio di consegne non «perfezionato» alla guida della Protezione civile regionale, che ha visto subentrare all’’ing. Pietro Lo Monaco il suo braccio destro ing. Calogero Foti, ancora in attesa di ricevere la notifica della sua nomina: ultima avversità di natura squisitamente burocratica, dopo quelle tecniche, ma anche di matrice politica, con l’ex sindaco di Messina Peppino Buzzanca (insieme ad altri 17, tra amministratori locali, geologi, progettisti e tecnici, rinviato a giudizio della Procura di Messina per omicidio colposo plurimo e disastro colposo) che «aveva ingaggiato una vera a propria battaglia col Genio civile», rivendicando il ruolo di attore della ricostruzione. Non si sa con quali maggiori garanzie, visti i pessimi risultati in altre zone alluvionate della Provincia quando è stata affidata alle amministrazioni comunali.
Una volta entrata in vigore, la nuova ordinanza prorogherà di altri 18 mesi i poteri speciali concessi alla Protezione civile regionale, consentendo di tradurre in gare e quindi in cantieri tutti quei progetti esecutivi già approvati e finanziati, tra cui, soprattutto, gli otto del Genio civile, da 22,5 milioni, che interessano anche gli altri villaggi segnati dall’’alluvione di tre anni fa: Altolia, Briga Superiore, Santa Margherita e Scaletta Zanclea. Solo 14 milioni serviranno a Giampilieri per la sistemazione del versante del vallone Puntale per la mitigazione del rischio idrogeologico incombente sull’’abitato, e per la realizzazione del collegamento tra il canale di gronda a monte del villaggio e quello fugatore in contrada Puntale, nel cuore dello scenario dell’alluvione del 2009. Sommando questi 22 milioni ai 40 per lavori già effettuati, in tutto ammontano a 62 milioni le somme assegnate al Genio civile «per l’intera zona di Giampilieri, tiene a sottolineare Sciacca, che abbraccia un’area di circa 50 Kmq». Resta, invece, sulla carta il progetto di «rigenerazione urbana» dell’architetto Marco Navarra (Università di Catania e Studio Nowa), uno dei consulenti esterni (da 158.499 euro) nominati dall’’ex governatore Lombardo.
Se, in ultimo, si fa riferimento all’’intera somma messa a disposizione del Genio civile insieme agli altri soggetti attuatori, Protezione civile-sezione di Messina, Provincia, Cas e Ferrovie, la cifra si aggira sui 120 milioni già spesi e a 55 da spendere. A fronte dei quali, sarebbero bastati 10 milioni nel 2007, quando un’altra alluvione accese il campanello d’allarme e Filippo Panarello, deputato regionale Pd, ne aveva allora fatto richiesta di finanziamento per la messa in sicurezza del costone.
D’altra parte stiamo parlando di un’intera provincia messa in ginocchio negli ultimi anni dalle colate di fango. Anche l’altro versante, quello tirrenico in contrada Saponara, che abbraccia anche Barcellona Pozzo di Gotto, Rometta, Santa Lucia del Mela, è stato colpito da alluvioni nel febbraio-marzo e il 22 novembre 2011: oltre alle vittime, un’economia in ginocchio. Mentre sui Nebrodi, San Fratello, paese d’origine della famiglia Craxi, stava per scomparire il 14 febbraio 2010, trascinato dalla frana della collina che lo sovrastava (la tristemente nota frana di San Valentino). Spesi 9 milioni per assistenza alla popolazione e oltre 50 per lavori di consolidamento e drenaggio. Dopo le demolizioni, culminate simbolicamente lo scorso 11 gennaio nell’abbattimento della grande cupola della Chiesa madre, oggi è diventato un paese-laboratorio di scienze geologiche, in cui sono state sperimentate soluzioni all’avanguardia. Sin dai giorni successivi alla frana è stato attivato il monitoraggio del territorio con georadar, spessimetri e inclinometri, a cui si sono affiancate nei mesi scorsi dieci innovative postazioni di controllo gps che segnalano a un grande server, due volte la settimana, le modifiche idrogeologiche del terreno. Caso unico quanto a spiegamento di mezzi tecnologici.
Dal 2009 sono in tutto cinque le ordinanze di Protezione civile che hanno interessato il messinese. La cifra riportata nel dossier Legambiente, da allora al 2011, è di quasi 241 milioni, a fronte di un danno quantificato di 550 milioni (il 44% del necessario). Con la penultima ordinanza del giugno 2012 erano stati destinati alle aree alluvionate del 2011 altri 48 milioni, di cui realmente disponibili però solo 11. Serviranno sostanzialmente a coprire i debiti, come i lavori realizzati nell’ora dell’emergenza o le strutture ricettive che hanno ospitato gli sfollati. La coperta è corta. La sola Barcellona attende 10 milioni per risarcire 140 ditte. E rischia di diventare ancora più corta: 15 milioni sono stati bloccati fino al 19 dicembre dal Tar di Palermo che ha accolto il ricorso del Comune di Agrigento, originario destinatario di quei fondi stornati da Lombardo. A ciò si aggiunga che anche per Saponara o Barcellona il 31 dicembre sono scaduti i poteri speciali per le emergenze e si spera in una proroga. Ma a differenza di Giampilieri e gli altri comuni ionici, a distanza di oltre un anno non è stato fatto nulla, nessun intervento strutturale. Il problema è che qui come soggetti attuatori delle opere sono stati individuati dall’aprile 2012 i sindaci, che non sono riusciti a consegnare ancora la progettazione esecutiva. E la fase della messa in sicurezza dei territori si è aperta solo a fine dicembre, grazie al forte impegno preso dalle prime ore dal suo insediamento dal presidente della Regione Rosario Crocetta, che ha dato finalmente il via libera al finanziamento dei primi interventi strutturali, quelli per Saponara (5 milioni), Rometta (3 milioni) e Barcellona (7 milioni). Ma i progetti, appunto, non sono pronti. Anche se il Genio civile, ci dice ancora Sciacca, «ha fornito ai Comuni una sorta di preliminare degli interventi da attuare, di cui però, in qualità di soggetti attuatori, possono non tenere conto».
Per rimborsare i comuni o per pianificare la ricostruzione, la lotta è sui fondi Fas, bloccati dall’Europa. «Anche a costo di sforare il patto stabilità», si è impegnato Crocetta, in linea con la proposta del ministro dell’Ambiente uscente Corrado Clini alla Commissione europea, di derogare al patto la spesa prevista per gli interventi di prevenzione e mitigazione. Crocetta intende inoltre presentare al Parlamento una proposta di legge che equipari (in termini di estensione di benefici e risarcimenti) le vittime dell’alluvione a quelle di mafia: «perché non c’è forse la mano della mafia nello scempio del territorio e nel dissesto idrogeologico?», ha detto.


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