Calabria

by • 12 marzo 2013 • Inchieste692

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Con un territorio per il 90% a rischio idrogeologico, la Calabria negli ultimi 80 anni ha registrato 5.000 alluvioni e 11.000 frane, per cui lo Stato ha dovuto spendere oltre 2 miliardi annui di vecchie lire a cui si aggiunge un altro miliardo e mezzo complessivo per interventi minori. Il 22 febbraio è stato presentato a Roma un piano per la riduzione del rischio idrogeologico: 178 progetti immediatamente cantierabili, tra opere di contenimento delle frane, consolidamento degli argini e risagomatura degli alvei dei torrenti, per un totale di 126 milioni di euro. L’ultima alluvione è del 18 gennaio scorso con i cinque ettari del Parco archeologico di Sibari sommersi sotto milioni di metri cubi di acqua e fango dopo l’esondazione del Crati per mancata revisione degli argini. Il ministro per la Coesione territoriale uscente Fabrizio Barca ha dettato le linee guida dell’intervento: primo, verificare lo stato di legalità per accertare l’utilizzo improprio della golena; secondo, capire perché finora, pur con le risorse a disposizione, le autorità preposte non siano intervenute per il risanamento degli argini; terzo restituire l’area alle condizioni pre-esondazione; ultimo, realizzare quanto previsto per Sibari nel progetto Poli museali nel Mezzogiorno. Fondi stanziati 26 milioni. Barca ha stabilito inoltre che, dato il ritardo nell’uso dei 4 milioni già assegnati da tempo per la messa in sicurezza del Crati, entro il prossimo 14 aprile il commissario straordinario, Domenico Percolla, delegato per l’attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione Calabria, dovrà bandire inderogabilmente la gara per la progettazione preliminare dell’intervento.


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