La Villa del Casale alla prova dei turisti

by • 11 dicembre 2012 • Città e Territorio698

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piazza armerina (enna). Guardando da lontano, rivive monumentale la villa suburbana con la nuova copertura (in legno con camera d’aria ventilata, rivestita in lamina di rame preossidato) che le restituisce la terza dimensione allusiva al volume originario (la Basilica, ad esempio, era del tutto sottodimensionata in altezza). Appressandosi, invece, quei paramenti murari fittizi (in realtà pannelli verticali alveolari intonacati) sembrano quasi privi di consistenza ponderale, «tesi velari» che scoprono scelte materiche e tecnologiche non altro asservite che alla funzione di protezione del sito. Archiviata ogni precedente soluzione di trasparenza, quella che ci si presenta è anche una villa più leggibile nei suoi spazi interni, grazie alla loro chiusura con pannelli, sopra murature di sacrificio, che inibiscono l’effetto di affollamento generato dalle visioni simultanee di gruppi assiepati di turisti. Più razionalmente si torna ad accedervi dall’ingresso originario, prima marginalizzato da un percorso che aveva inizio da terme e quadriportico. E poi, via scale e bruschi salti di quota al fine di consentire la visita, per la prima volta, anche ai disabili (e nei pannelli si aprono delle «finestre» di affaccio pure per i bambini). Infine, la regia luministica: quella artificiale, che rende possibile (anche questa inedita) una suggestiva visita notturna, con un’illuminazione «d’accento», per focalizzare cioè i punti chiave (e in agosto «Suoni e luci»), mentre di giorno la luce naturale proveniente dal peristilio (e dalle aperture del perimetro), allungandosi dalle soglie nelle stanze, garantisce un’atmosfera più «domestica», in cui sembra riaccendersi di vita l’antica villa romana.
Dalla nuova musealizzazione al restauro: esteso a 3.700 mq di superfici pavimentali musive e in opus sectile, oltre a intonaci dipinti inediti, elementi architettonici scultorei e fontane. Le lacune del tappeto musivo, in particolare, e solo nei casi in cui era possibile restituire l’unitarietà iconografica del disegno, sono state riconfigurate con malte incise e dipinte: tecnica per la prima volta impiegata sui mosaici. Ma il capitolo di questo straordinario sito non si esaurisce con l’inaugurazione il 4 luglio, dopo cinque anni di lavori (per le vicende del cantiere, cfr. «Il Giornale dell’Architettura», maggio 2011).  «Non ho mai visto tanti progetti approvati e finanziati come quelli per la Villa», ha commentato Giovanni Campeol, docente di Valutazione ambientale strategica all’Università Iuav di Venezia ed estensore del Piano di gestione Unesco (nel cui patrimonio è inserita dal 1997), presentato il 25 maggio a Palazzo Trigona: uno strumento che, allineando la villa agli standard Unesco, propone un modello di tutela attiva che integra conservazione del sito e valorizzazione culturale, sociale ed economica; presentato insieme al decreto di perimetrazione del Parco archeologico, passaggio decisivo in direzione dell’autonomia finanziaria che consentirà la sperimentazione di una nuova forma di gestione dei beni culturali. La villa nella sua nuova facies diventa, dunque, centro propulsore di una strategia integrata di molteplici iniziative di rilancio del territorio. In agenda c’è innanzitutto «un programma di completamento (13 milioni di fondi europei Po-Fesr 2007-2013 e Poin), che, fatta eccezione per copertura e passerelle di frigidario e palestra, restaurati e comunque fruibili dall’esterno, esula dal progetto di recupero conservativo», precisa Guido Meli, progettista, direttore dei lavori e del Parco archeologico, «prevedendo il collegamento tra parcheggio e nuovo ingresso, il completamento del recente scavo archeologico di un abitato medievale adiacente, la sistemazione del verde, l’area attrezzata di sosta, la nuova hall di accoglienza dei visitatori con rifunzionalizzazione del padiglione minissiano del triclinio e Antiquarium presso l’hotel Imperial». E poi, unico caso in Sicilia, i progetti finanziati (100.000 euro ciascuno) dal Mibac: «Accoglienza», «Mobilità» e «Il vino di Polifemo». Infine, è di poche settimane fa l’annuncio di un intervento di somma urgenza, finanziato dall’assessorato regionale ai Beni culturali, per una più completa indagine di due nuove aree archeologiche emerse: parte di un portico colonnato e un ambiente di circa 80 mq, con vasca absidata, pavimento a mosaico e pareti con intonaci dipinti, coevi alla villa. Non più isolata, dunque, ma «attorniata», commenta Meli, «da edifici di un certo pregio che farebbero pensare a un vasto e ricco insediamento abitativo».
Se la villa è il cuore del Parco, palazzo Trigona, nel centro storico del paese, ne è la porta. Sede della direzione dell’Ente che dal 2010 gestisce la villa, e dell’allestendo Museo del territorio, con gabinetto di restauro, sarà la «centrale» delle Zat, zone d’arte temporanea nel borgo, ospiterà mostre (a settembre i bronzi dell’italo-americano Roberto Santo) e nel 2013 la Biam, Biennale dell’arte del Mediterraneo. E, ancora, tra gli altri: progetti speciali, come «Abbracciamo un sorriso», un Centro permanente per la formazione alla conservazione del monumento, gemellaggio col sito di Bulla Regia (Tunisia); e, in attesa di approvazione, «Viator» con portale web e applicazione «Herculia» per inventarsi il proprio itinerario nel Parco, «Extra moenia» e «Itineraria in Villa». Da qui inizia la nuova stagione meliana, erede e non negazione di quella di Franco Minissi (come una sterile polemica ha voluto), di una tra le più prestigiose testimonianze monumentali di età antica nel Mediterraneo.

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