La Biennale spagnola non è il monumento alle archistar

by • 7 luglio 2011 • Reviews394

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È un’architettura discreta, austera e periferica quella premiata all’undicesima edizione della Biennale spagnola di architettura e urbanistica (Beau), di cui sono stati resi noti i vincitori lo scorso aprile. A differenza delle edizioni precedenti, dove i laureati erano autori di opere emblematiche, come Juan Navarro Baldeweg con il Teatro del Canal a Madrid, e Rafael Moneo con la Illa Diagonal a Barcellona e poi con il Kursaal di San Sebastian solo per citarne alcuni, quest’anno la giuria si è schierata a favore di un’architettura di piccola scala, a testimonianza anche dell’andamento generale dell’edilizia negli ultimi due anni di crisi economica in Spagna.
Organizzata dal Governo spagnolo, la Beau ha come obiettivo il riconoscimento (simbolico) d’interventi architettonici e urbanistici realizzati nel paese sia da professionisti spagnoli che stranieri, così come quelle realizzate da spagnoli fuori della penisola. Con un totale di 734 progetti presentati, quest’anno è stato battuto il record di presenze. Tra i finalisti delle diverse categorie, i direttori di questa edizione, Félix Arranz e Joaquín Sabaté, insieme alla giuria composta tra gli altri da Lluis Clotet e Manuel Gallego, hanno conferito il premio di Architettura al complesso di 131 alloggi sociali a Mieres, nelle Asturie (Zigzag Arquitectura; nella foto), il premio alla ricerca ex aequo all’edificio Media Tic a Barcellona (Enric Ruíz Geli) e al Piano territoriale per l’edilizia popolare della Catalogna (diretto da Josep Maria Vilanova e Ricard Pie). Per la categoria di urbanistica, la palma va ai catalani Jornet, Llop e Pastor per il Piano di assetto territoriale di Montmeló. Il Premio al giovane progettista è andato a José María Sánchez Garcíados per il Centro di canottaggio ad Alange (Badajoz), per finire con il Premio per le residenze sociali ai 22 alloggi per giovani nel quartiere El Rastro a Vara del Rey, Madrid (Alberola, Díaz Mauriño e Martorelldos).
La giuria ha espresso tuttavia l’urgenza di rivedere le attuali basi del concorso, inadeguate a classificare un carico così rilevante ed eterogeneo di progetti, rendendo aleatoria la nomina di un vincitore tra la rosa di finalisti. Clotet, in una dichiarazione personale inclusa negli atti, ha motivato il rifiuto di votare i finalisti, per l’impossibilità di confrontare i candidati.


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