Dopo le critiche, vediamo il progetto

by • 20 agosto 2009 • Città e Territorio539

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ALBIANOD’IVREA (TORINO). La rassegna stampa riguardante il discusso progetto Mediapolis che interesserà 600.000 mq all’intersezione tra l’autostrada Torino-Aosta e la bretella Ivrea-Santhià nel comune di Albiano d’Ivrea negli anni è stata caratterizzata in alcuni casi da una disinformazione che ha portato nel tempo a notizie talora nebulose, con il corollario di eclatanti titoli sui giornali.
Dopo l’approvazione regionale, è ormai inutile puntare il dito contro la scelta, non per forza condivisibile, del modello del parco divertimenti in quella determinata porzione di Canavese, già area di proprietà Olivetti e destinata a funzioni industriali. Il progetto, iniziato nel lontano 1998 con il nome «Millennium Canavese», è ormai una realtà con un’organizzazione alle spalle che ha già speso, a oggi, 8 milioni, e che dovrebbe portare in 24 mesi alla realizzazione in due fasi dell’intero intervento: primo obiettivo sarà l’apertura del parco a tema, cui dovrebbe seguire entro sei mesi al massimo la parte commerciale. È però sbagliato dire che le ruspe stanno per partire. Infatti, «Il project financing portato avanti da Unipol, che garantirà il 60% dell’investimento, è ancora al 70% del suo sviluppo, per cui i lavori non avranno inizio sino a che questo non sarà interamente definito», ci dice l’a.d. Sergio Poncellini. Il rimanente 40% proviene da gruppi privati e di questa percentuale la società Mediapolis è il maggiore investitore. Le polemiche sui 5,5 milioni di provenienza pubblica sono legati a un finanziamento statale del 20% destinato ad aree disagiate: «Il Canavese vi rientra, ce li siamo regolarmente aggiudicati e serviranno per le opere di messa in sicurezza idraulica». Nessuno scandalo apparente, dunque, così come il problema dell’esondabilità del fiume Dora, pietra dello scandalo in tante inchieste giornalistiche, è in realtà una questione ampiamente risolta se si analizza a livello territoriale e non la si banalizza a questione legata al solo sito dove sorgerà Mediapolis.
Alle critiche sull’impatto visivo dell’intervento nel contesto di tutto il territorio Poncellini risponde mostrandoci i foto inserimenti del progetto con una vista dal Castello di Masino (di proprietà del Fai) e dall’autostrada: estrema bravura nel produrre i rendering o effettiva capacità di mitigare le superfici costruite? I risultati sembrano convincenti e da soli potrebbero mettere a tacere tante osservazioni affrettate e talvolta faziose.
«Non esistono misteri», ci dice ancora Poncellini, «riguardo le destinazioni d’uso previste per i nuovi edifici del Parco: si tratta innanzitutto di un progetto in evoluzione perenne, si pensi che l’intero intervento è suddiviso in 40 sottoprogetti e che, allo stato attuale, vi sono 5 proposte diverse per la main attraction, il cuore pulsante di ogni parco a tema. Il fatto poi di tenere una certa riservatezza sull’intervento è una tecnica di marketing per proteggerlo, accrescendo così le attese».
Uno degli intenti di Mediapolis sarà quello di applicare un affitto per gli esercizi commerciali del 60% più basso rispetto a quelli correnti, con l’obiettivo è portare questa percentuale al 75%: ciò sarà possibile grazie al risparmio di energia dato dalla volontà di togliere impianti di climatizzazione nel 60% delle superfici commerciali. L’impatto psicologico che tale operazione implica è notevole e sebbene sia difficile farla accettare agli sviluppatori commerciali, «la crisi ci aiuterà in ciò», sostiene Poncellini.
In questi anni, Mediapolis ha vinto tutti e 35 i punti dei due ricorsi presentati contro: 21 al Tar e 14 al Consiglio di Stato, con buona pace del Fai e delle diverse associazioni ambientaliste. Viste le implicazioni sociali ed economiche, i tempi sono maturi per spostare il dibattito sulla qualità architettonica del progetto, sul miglioramento della compatibilità ambientale e sulle concrete opere di mitigazione.


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