Design Miami/Basel

by • 20 agosto 2009 • Design573

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I timori che la quarta edizione di Design Miami/Basel stentasse a decollare sembrano ormai infondati. Il trasferimento in una nuova sede, in fondo alla strada della fiera principale Art Basel, ha dato buoni frutti, con un significativo aumento del 25% rispetto allo scorso anno. E alcune gallerie hanno venduto molto. L’atmosfera era in netto contrasto con lo sconforto di Design Miami, tenutasi appena sei mesi fa e le cui scarse vendite riflettevano i venti gelidi della recessione. Il fondatore di Design Miami, Craig Robins, ha applaudito il trasferimento, il terzo nei quattro anni di vita della fiera. «Ora abbiamo una partnership più stabile con Art Basel», ha detto. «Il pubblico del design si sta ampliando, quindi abbiamo potenzialità di crescita persino in un’economia in calo». Detto questo, solo quattro gallerie americane hanno fatto il viaggio per l’edizione di Basilea 2009 rispetto alle dieci di un anno fa. È recente l’annuncio che dal 2012 la fiera farà tappa anche a Seoul nel Design Museum di Zaha Hadid. Il trionfo della fiera è stata la costellazione di designer contemporanei che lavorano in Olanda, molti dei quali formati alla Design Academy di Eindhoven. La stella più recente è Nacho Carbonell, che ha studiato lì ed è uno dei Designers of the Future della fiera, la cui intera collezione «Evolution» 2008-2009, in mostra presso la Galleria Rossana Orlandi di Milano, è stata acquistata da Brad Pitt per 84.000 euro. Pitt ha consolidato la sua reputazione di serio protagonista del design contemporaneo con una sfilza di acquisti della scuola olandese. Aveva inaugurato le sue acquisizioni ancor prima di mettere piede alla mostra comprando per 95.000 euro «Mini Capsule Hotel» dell’Atelier Van Lieshout, installato sul prato davanti all’ingresso dalla Carpenters Workshop Gallery di Londra. I designer olandesi hanno anche attirato l’attenzione dell’oligarca russo Roman Abramovich, che ha acquistato la struttura luminosa «Fragile Future 3.3» per 9.500 euro, l’opera interattiva è del duo Drift, Ralph Nauta e Lonneke Gordijn. Se gli olandesi hanno dominato le vendite contemporanee, il perno della fiera è stato offerto dai rivenditori parigini, che hanno esposto il design modernista francese classico. Durante la prima ora, Jacques Lacoste ha venduto un divano e delle poltrone «Ours Polaire» di Jean Royère (1957 circa) a un collezionista americano per 480.000 euro. Tra gli acquirenti del design francese classico c’è stato anche il collezionista britannico Frank Cohen, che ha comprato da Patrick Seguin un paio di lampioni in calcestruzzo, disegnati da Le Corbusier per la città indiana di Chandigarh nel 1952-1956, a 22.000 euro ciascuno. Sebbene la fiera abbia dedicato una mostra speciale a Newson, erano pochi gli esempi del suo lavoro esposti dai rivenditori. Anche Ron Arad e Zaha Hadid, due designer assai ricercati negli ultimi anni, erano difficili da reperire e alcuni del settore hanno lamentato la loro assenza. «I designer più importanti non ci sono», ha detto Loïc Bigot della Tools Galerie di Parigi, specializzata in design contemporaneo, che espone a Basilea per la prima volta. Secondo la rivenditrice di Colonia Gabrielle Ammann la recessione è stata particolarmente dura con le gallerie di design contemporaneo perché, a differenza di quelle che si occupano di arte contemporanea o di design classico, queste investono nei costi di produzione e sviluppo. Il successo complessivo dell’edizione di quest’anno è stato riassunto dai paragoni lusinghieri con il Salone del Mobile di Milano dell’acclamato designer olandese Maarten Baas, la cui installazione dal titolo «Real Time» ha entusiasmato i visitatori. «È assai diverso da Milano, che ha parecchio a che fare con chi è alla moda e chi non lo è. Qui c’è molta meno tensione e la gente può vedere la vera qualità».


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