Pier Luigi Nervi: da sistema a stile

by • 17 agosto 2009 • Reviews827

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Sergio Poretti, docente di Architettura tecnica presso l’Università di Roma Tor Vergata, da diversi anni si occupa di storia delle costruzioni proponendo indagini analitiche sui processi dell’ingegneria italiana del Novecento. Nella raccolta di saggi, scritti dal 1990 al 2008 e intitolata Modernismi italiani, egli ricostruisce il percorso, singolare per l’Italia, dalla costruzione tradizionale a quella moderna, dove l’intreccio tra architettura e ingegneria emerge come nodo centrale.
Poretti procede smascherando macchine strutturali sofisticatissime, ancora nascoste da paramenti eclettici negli anni dieci e venti, che parlano dell’indipendenza tra l’opera dell’architetto e quella dell’ingegnere. Se la struttura in cemento armato gioca un ruolo centrale nelle intenzioni dell’architettura degli anni trenta, al contempo saranno gli stessi architetti a indicare nella continuità con il passato uno dei temi principali della loro ricerca. Poretti mette a fuoco questo complesso, e talvolta contraddittorio, intreccio d’intenzioni e aspirazioni, tra architettura e struttura, attraverso alcune opere del Novecento italiano investigate a partire dai loro caratteri anatomici più minuti e osservate lungo tutto il proprio sviluppo costruttivo, a sua volta non sempre lineare. Al centro dell’indagine c’è il problema della tettonica, dove le strutture nascoste, la questione del rivestimento, il sistema architravato e quello intelaiato, i nuovi materiali, il cemento armato precompresso, le grandi xdcoperture, costituiscono gli elementi di una dialettica continua tra la maschera e il volto dell’edificio, mentre sullo sfondo si delinea il cronico ritardo tecnologico nazionale. Ma come si spiega, si chiede Poretti, «il paradosso della presenza in questo contesto di un’area privilegiata di sperimentazione avanzata, riguardante proprio le costruzioni più sofisticate» che producono opere come i ponti strallati di Riccardo Morandi o le grandi coperture minutamente corrugate di Pier Luigi Nervi? Su quest’ultimo si sono concentrate le due indagini di Claudio Greco e Tullia Iori, condotte sempre a Tor Vergata secondo un utile processo di ricerca coordinata, ormai raro nell’università italiana. Corredato da un apparato ricchissimo di illustrazioni e fondato su un’impegnativa ricerca d’archivio, il volume di Greco ricostruisce nel dettaglio le prime fasi della carriera di Nervi, dai primi progetti con Attilio Muggia negli anni dieci sino a quello per la copertura del salone B del palazzo delle Esposizioni di Torino (1948). Il nodo della ricerca è quello della messa a punto da parte di Nervi, già durante l’autarchia, di brevetti e sistemi costruttivi, quali il ferrocemento e la prefabbricazione strutturale, che gli consentiranno una gestione rapida ed economica di grandi cantieri. Si tratta proprio di quello che si può definire il «sistema Nervi», il cui enorme successo è consentito soprattutto dalla gestione del cantiere in prima persona, in qualità di titolare dell’impresa di costruzione Nervi & Nebbiosi, poi Nervi & Bartoli. Infine, il libro di Iori, già autrice insieme a Poretti del volume Pier Luigi Nervi. L’ambasciata italiana a Brasilia (Electa, Milano 2008), si configura come prodotto di più ampio consumo editoriale, caratterizzato da una ricca documentazione fotografica. Tuttavia, se da una parte il libro propone una panoramica sintetica dell’opera di Nervi, dall’altra ha il merito d’indicare (pur senza svilupparlo) un nodo critico cruciale: le problematiche per cui il «sistema Nervi» – un’impresa straordinariamente specializzata e insieme artigianale – incontra il successo delle realizzazioni internazionali, trasformandosi in uno «stile Nervi». A questo punto ciò che rimane sono le forme, i vocaboli del linguaggio: il pilastro a sezione variabile, il tavellone romboidale, ecc. Si tratta di un passaggio obbligato che, e da una parte contribuisce a consolidare la fama dell’ingegneria italiana nel mondo (si veda la mostra del 1964 al MoMA «20th Century Engineering», dove l’Italia è il paese più rappresentato dopo gli Usa), dall’altra porterà, dopo la morte di Nervi (cui seguirà a brevissima distanza quella del figlio Antonio), alla chiusura dello studio nel giro di pochi mesi.
 
Sergio Poretti, Modernismi italiani. Architettura e costruzione nel Novecento, Gangemi, Roma 2008, pp. 319, euro 32
 
Claudio Greco, Pier Luigi Nervi. Dai primi brevetti al Palazzo delle Esposizioni di Torino. 1917-1948, Quart, Lucerna 2008, pp. 303, euro 53,90
 
Tullia Iori, Pier Luigi Nervi, Motta, Milano 2009, pp. 119, euro 14,90


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