
Una volta tanto il taxi sapeva dove portarmi. Non c’è da stupirsi: a guidarlo era una donna con una laurea in ingegneria arrivata da non molto dalla Siberia. Si dà il caso che, come poi ho saputo, fosse anche un’aspirante artista che passava il tempo libero a copiare le opere dei maestri esposte nel Bloch Building di Steven Holl, ampliamento del museo Nelson-Atkins, la mia destinazione. Mentre guidava a 110 km all’ora, mi ha mostrato il grosso del suo lavoro custodito nel portatile, nell’iPod e sugli album da disegno, battendo le mani per l’entusiasmo ogni volta che riconoscevo l’originale.Quel giorno il museo era chiuso, dandomi così la magnifica opportunità di fare una tranquilla visita di tre ore con il primo curatore, Steve Waterman. Pur non conoscendo il numero esatto dei visitatori, Waterman ha calcolato che il nuovo museo ne attira circa 100.000 l’anno in più rispetto ai 300.000 precedenti la costruzione dell’ampliamento.Negli ultimi cinque anni gli amministratori hanno dovuto affrontare una serie di paradossi e ambiguità che Holl potrebbe aver provocato involontariamente.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)