La sesta sezione del Consiglio di Stato ha sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale dell’attuale sistema di accesso alle facoltà il cui numero programmato è regolato a livello nazionale dal Miur, Medicina e chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie e tutti i corsi direttamente finalizzati alla formazione di architetto (il cui esame di ammissione è fissato per giovedì 6 settembre). La questione nasce nel 2007 in seguito al ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna di un gruppo di partecipanti esclusi dalla graduatoria finale del test a Medicina e chirurgia dell’Università di Bologna, che, in seguito a pesanti polemiche, portò alla revisione di due quesiti (dalle risposte sbagliate o ambigue) e alla ripetizione del test a Catanzaro. Dopo la bocciatura, i ricorrenti si rivolsero al Consiglio di Stato che il 18 giugno ha depositato un’ordinanza (n. 3541) in cui, respingendo le richieste avanzate, ha tuttavia osservato come, a fronte di una prova unica nazionale, «l’ammissione non dipende dal merito del candidato, ma da fattori casuali e affatto aleatori legati al numero di posti disponibili e dal numero di concorrenti presso ciascun Ateneo, ossia fattori non ponderabili ex ante». Che, significando ad esempio punteggi minimi diversi per l’accesso agli stessi corsi, va contro la logica del concorso unico nazionale. Si andrà quindi verso un’unica prova nazionale e un’unica graduatoria? La palla passa adesso alla Corte Costituzionale.