
Torino. Il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso presentato da 8Gallery (la vicina galleria commerciale all’interno del Lingotto recuperato su progetto di Renzo Piano) contro la «Variante 190», che prevedeva di intervenire sull’opera simbolo di Italia ’61, alienata dal Demanio alla società Pentagramma (partecipata Fintecna), trasformandola in un centro commerciale che sarebbe stato gestito dalla società olandese Corio.
Secondo il Tar infatti la variante al piano regolatore avrebbe dovuto essere sottoposta a Valutazione ambientale strategica ed essere approvata come variante strutturale, dal percorso più lungo, perché riferita a un’area dalle grandi dimensioni (le cui trasformazioni non possono non produrre significativi impatti ambientali né modifiche dei flussi di traffico di piccola portata). Contestate anche le dimensioni del centro commerciale che, dai 6.000 mq previsti dai parametri della zona, ne porterebbe 13.000 in cambio di «compensazioni» forzate (come l’utilizzo pubblico delle nuove vie e piazze, però interne al complesso).
Si aggiunge quindi un nuovo capitolo alla delicata vicenda di Palazzo del Lavoro. Dopo avere incassato i nulla osta di Comune e Soprintendenza (che, pur avendolo vincolato lo scorso anno, aveva dato il via libera al progetto di trasformazione) ma con la contrarietà del comitato di cittadini «Salviamo Italia ‘61» e l’intervento della famiglia Nervi che, inascoltata, aveva chiesto almeno la presenza di un tutor a garanzia della correttezza dell’intervento su un edificio dal riconosciuto valore, il Comune di Torino, che sembra abbia già ricevuto una consistente parte degli oneri di urbanizzazione di un cantiere che aspettava solo un rigetto per partire, presenterà infatti ricorso al Consiglio di Stato.