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Un ciclo di mostre e convegni sull’Informal Urbanism

Curato dalla British School at Rome, «Urban Landscapes. Indian Case Studies» indaga in più incontri le forme alternative di urbanizzazione

Una delle fotografie esposte nella mostra di domani ( Untitled, © D. Malhotra)

Apre le porte domani la prima mostra del ciclo «Urban Landscapes. Indian Case Studies» organizzato e ospitato dalla British School at Rome. Attraverso una serie di incontri che si protrarranno anche nel corso del 2013, un team internazionale e multidisciplinare di architetti, storici dell’arte, urbanisti, scrittori, antropologi e fotografi indaga un contesto caratterizzato da forme alternative di urbanizzazione e dalle ripercussioni di politiche pianificatorie top-down, proponendo strategie compensatorie e approfondendo un tema rilevante per il caso indiano: l’Informal Urbanism, un modo alternativo di produrre spazio urbano che vede la città come organismo impegnato in una constante evoluzione alimentata da auto-organizzazioni spontanee anziché da visioni statiche imposte.
«Transitions: three photographers in Dehli», la mostra che inaugura il ciclo, registra i cambiamenti nell’immagine di Delhi negli ultimi 60 anni tramite i lavori di tre rappresentanti di altrettante generazioni di fotografi indiani (Bharat Sikka, Dhruv Malhotra e Madan Mahatta), selezionati dallo storico dell’arte Deepak Ananth. Lo stesso titolo evidenzia una parola-chiave essenziale alla comprensione della vita della città in questo arco di tempo: transizione, trasformazione. Questa si radica nella storia di Delhi sin dai primi anni dopo la conquista dell’indipendenza (quando da metropoli coloniale rigidamente segnata dall’impronta architettonica di Edwin Lutyens si avvia a essere megalopoli globale), ma si manifesta in forma più esplicita dagli anni ‘90, nutrita dallo strutturale mutamento dell’economia (liberalizzazione dei mercati e apertura agli investimenti esteri) che accelera la percezione della discrasia fra il masterplanning inglese per la sede governativa nella capitale e il linguaggio architettonico del rimanente tessuto urbano, un ibrido fra elementi indigeni e contaminazioni internazionali. Continuando questo sviluppo, Delhi oggi si delinea come gigante conglomerato cittadino dalla periferia provvisoria in crescente espansione, un nuovo paesaggio urbano con confini fortemente permeabili.
Fra le altre mostre del ciclo organizzato dalla Britisch School at Rome vi è anche «Praxis», (dal 15/10), che affronta il tema dell’influenza sulla progettazione architettonica e della fusione tra città formale e informale con un’impostazione ontologica funzionale alla presentazione del metodo di lavoro dello Studio Mumbai, collettivo di artigiani qualificati e architetti i cui progetti si sviluppano con particolare attenzione verso i luoghi e il coinvolgimento fisico-emotivo degli individui interessati ottenendo risultati ingegnosi, nonostante un contesto spesso segnato da limitatezza a livello spaziale e di risorse. Nella mostra «Kinetic City», che inaugurerà nel febbraio 2013, invece, la presentazione del caso-studio di Mumbai avvia una discussione di più ampio respiro sul futuro della pianificazione urbana alla luce dell’interazione fra le due componenti delle città indiane, la «Static City» (dalla monumentale presenza architettonica concretizzata con l’uso di materiali permanenti) e la «Kinetic City». Quest’ultima viene interpretata come un’entità incomprensibile a livello bidimensionale (la cui rappresentazione planimetrica è cioè difficile) che si reinventa costantemente in un’ottica di dinamico sviluppo e, pertanto, dalla natura temporanea; benché realizzata con materiali di recupero, non è una «città dei poveri» ma una forma di urbanizzazione indigena mossa da logiche locali capace di portare numerosi apporti alla scena urbana, come l’espansione dei limiti spaziali tramite l’inclusione di usi prima impensabili in aree urbane dense e lo stimolo con cui anima la Static City, costringendola ad abbandonare l’utopica dimensione progettuale per coesistere e confrontarsi con scenari profondamente reali, mutevoli e terreni. Per ulteriori informazioni: www.bsrome.it

di Chiara B. Molinaro, edizione online, 10 maggio 2012


  • Una delle fotografie esposte nella mostra di domani ( Maidan, Kolkata © B.Sikka)

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