
Vienna. Il Mapungubwe Interpretation Centre (Sudafrica) di Peter Rich, la centrale elettrica del parco olimpico di Londra 2012 degli scozzesi Nord Architecture, la casa di riposo per anziani ad Alcácer do Sal (Portogallo) di Francisco e Manuel Aires Mateus, la trasformazione di una vecchia fornace a Čachtice (Repubblica Slovacca) nel proprio studio, ideata dallo slovacco Pavol Panák e la «Rabbit Hole», letteralmente «tana del coniglio», abitazione monofamiliare a Gaasbeek (Belgio) progettata da Bart Lens (Lens°Ass Architects). Sono i premi annunciati il 4 maggio durante la serata di gala organizzata nella suggestiva sala delle feste del palazzo del Comune di Vienna, conclusione dell’edizione 2012, la quinta, dei Wienerberger Brick Awards.
Promossi dalla multinazionale austriaca leader nella produzione di laterizi, ogni due anni premiano l’eccellenza fra le architetture mondiali che fanno dell’uso del laterizio uno dei principali elementi distintivi. Il lungo processo di selezione (è stato già avviato il prossimo, per il 2014), che in ogni edizione ha il suo punto di partenza in una rete di advisor locali (critici e giornalisti specializzati), per l’edizione 2012 ha portato alla fase finale 50 realizzazioni (pubblicate all’interno del libro Brick ‘12, edito da Callwey), poi valutate da una giuria composta da Plamen Bratkov (Bulgaria), Rudolf Finsterwalder (Germania, premiato nella precedente edizione con il suo Museo dell’architettura per la Fondazione dell’isola di Hombroich), Hrvoje Hrabak (Croazia), John Foldbjerg Lassen (Danimarca) e Zhang Lei (Cina). Provenienti da 28 paesi, la maggior parte è europea (con l’osservazione sulle troppo poche segnalazioni provenienti dal Regno Unito), con presenze da Australia, Brasile, Cina, India, Giappone, Ruanda e Sudafrica. Tra questi, cinque gli italiani: il pluripubblicato recupero di ex padiglioni industriali all’interno della Best Urban Practices Area all’Expo di Shanghai del cosentino Mario Occhiuto, il Museo Benozzo Gozzoli a Castelfiorentino (Firenze) del pistoiese Massimo Mariani, l’attento ripristino dell’ex fornace Morandi (Padova) del padovano Bruno Stocco, e il recupero di un edificio d’inizio Novecento nel centro storico di Milano di Filippo Taidelli (classe 1972), già premiato a ottobre come migliore recupero nella terza edizione della «Rassegna lombarda di architettura under 40. Nuove proposte di architettura» (nella giuria, anche Manuel Aires Mateus), e i vicentini Traverso-Vighy Architetti con il progetto per gli spazi commerciali dell'aeroporto di Palermo.
Fra le categorie in gara, cinque con un vincitore generale, si è imposta l’opera del sudafricano Rich. Conclusa nel 2009 (e subito premiata al secondo World Architecture Festival di Barcellona, cfr. «Il Giornale dell’Architettura» n. 79, dicembre 2009), è frutto della collaborazione con Michael Ramage (cui si deve il recupero della tecnica costruttiva locale che ha permesso di realizzare le volte di copertura dei piccoli padiglioni, elemento caratteristico sorretto da una struttura in mattoni e ricoperto da frammenti di pietra locale) e John Ochsendorf. Si è imposta anche come «Special solution with Brick» e accoglie i visitatori del parco nazionale di Mapungubwe, a cavallo tra Sudafrica, Botswana e Zimbabwe. Il «Residential Building», dei fratelli Aires Mateus, cela invece i suoi laterizi (con cui sono realizzate le doppie pareti con intercapedine che isolano la struttura) e viene premiato anche per il suo valore plastico e il rispetto della tradizione costruttiva locale. Dal bianco quasi abbagliante del Portogallo, il «Non-residential Building» porta al grigio, molto londinese, della monolitica centrale elettrica di Nord, che ben mostra i suoi mattoni, posati sulle sue facciate secondo differenti trame. Di piccole dimensioni, il «Residential Building», completato nel 2010, interviene su una casa abbandonata nella campagna belga rivestita di mattoni rossi recuperando un’abitazione e uno studio veterinario e realizza, attraverso i laterizi, l’elemento che, stringendosi verso l’interno, unisce due distinte parti del complesso. Di dimensioni ancora più piccole è infine il recupero premiato come «Conversion» che, nella sua indubbia originalità, riutilizza l’unico segno della volta a botte di un vecchio forno ricavando al suo interno gli spazi, minimi, di uno studio per il suo progettista nel fine settimana. L’appuntamento è fissato al 2014.