
Un gioco di premonizioni ha fatto sì che la morte di Luis Moreno Mansilla, il 22 febbraio a Barcellona (dove il giorno prima aveva presentato un libro sull’architetto catalano Enric Miralles), si trovasse già serenamente descritta nella dedica della sua tesi di dottorato, «Apuntes de viaje al interior del tiempo»: «A mio nonno Luis, oculista, tra i cui apparati ottici sono cresciuto. Morì come vorremmo morire tutti, improvvisamente, nel sonno, la mattina in cui dovevo partire per Roma e cominciare questa tesi, che ora gli dedico». Nell’anno della pubblicazione dei suoi «Appunti di viaggio» (era il 2001), Mansilla inaugurava, inconsapevolmente, la terza e ultima fase decennale della sua breve carriera, iniziata vent’anni prima, già insieme all’amico Emilio Tuñon, nello studio del suo maestro Rafael Moneo, con il quale entrambi collaborarono fino al 1992, prendendo parte alla realizzazione, tra gli altri, del Museo d’arte romana di Merida, della stazione madrilena di Atocha e della Fondazione Joan Mirò di Maiorca.
...
(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)